L’ultimo miracolo del Senatur: tra il rigore del Colle e la commozione leghista, Bossi unisce l’Italia divisa
Matteo Salvini e Umberto Bossi
Nella Festa del Papà, Umberto Bossi ha “cambiato dimensione”, come ha scritto l’ex ministro Gianfranco Rotondi: “con un discreto e silenzioso transito dalla cronaca alla storia.” Fondatore della Lega Nord, ministro, senatore a vita, sopravvissuto a se stesso e ai propri successori, Bossi lascia un vuoto che il cordoglio bipartisan di queste ore — dal Quirinale all’opposizione di sinistra, dal centrodestra storico agli avversari di sempre — misura con precisione inusuale. Con lui si chiude l’ultimo capitolo di quella stagione in cui l’Italia di Tangentopoli seppellì la Prima Repubblica e ne costruì, faticosamente, un’altra.
Il Quirinale e il lutto della politica
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato tra i primi a farsi vivo. “L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico”, ha dichiarato il Capo dello Stato, riconoscendo in Bossi il protagonista di “una lunga stagione politica” e manifestando vicinanza alla famiglia. Un giudizio netto, privo di reticenze, che ha dato il tono a tutto il pomeriggio.
Matteo Salvini, che a Bossi deve la propria formazione politica, ha scelto il registro personale, affidando a X un messaggio di rara intensità emotiva: “Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita.” Ha poi aggiunto: “Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio.” Il portavoce del segretario leghista ha quindi comunicato la sospensione di tutti gli appuntamenti in programma per il giorno successivo.
Il riconoscimento trasversale degli avversari
Più significativo, forse, è stato il tono delle dichiarazioni provenienti dall’opposizione. Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, ha definito Bossi “sincero avversario, combattente”, riconoscendo che la Lega aveva portato “il tema dell’autonomia nel dibattito politico” con una forza che nessun partito tradizionale era riuscito a eguagliare. La segretaria Elly Schlein si è limitata a esprimere “le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia”, senza enfasi retoriche. Carlo Calenda, leader di Azione, ha parlato di “un politico che ha attraversato a lungo la storia del nostro Paese”.
Il cordoglio non si è fermato al centrosinistra. Giangaleandro Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, ha ricordato Bossi come “uno dei protagonisti del passaggio dalla prima alla seconda Repubblica” e cofondatore del centrodestra. Il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha evocato il patto con Berlusconi — “costruito su valori comuni” — che aveva reso possibile la Casa delle Libertà. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come Bossi avesse “trasformato le istanze profonde di un partito nato con un forte tratto antisistema in una forza di governo pienamente inserita nella principale coalizione nazionale.”
Il visionario che inventò il Nord
Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha usato la parola “visionario”: Bossi aveva “saputo dare forza, dignità e rappresentanza a una parte di Paese, portando al centro del dibattito temi come il federalismo e la centralità dei territori.” Un giudizio condiviso, nelle sue linee essenziali, anche dal ministro Francesco Lollobrigida, che ha parlato di una figura capace di “segnare il dibattito pubblico e la vita istituzionale.”
Rotondi, con il gusto narrativo che lo distingue, ha ricordato una scena privata: Bossi sfidava chiunque al braccio di ferro, “anche i più giovani, vinceva sempre e poi scandiva il motto da lui reso celebre: ‘mai mullà’.” Quella frase — mai arrendersi — era al tempo stesso stile di vita e programma politico. L’ha ripetuta per decenni dai palchi del Nord, con quella voce roca che non ammetteva sfumature. E in qualche modo, stando alle parole di chi lo ha conosciuto, l’ha incarnata fino all’ultimo.
Restano, dopo le dichiarazioni di circostanza e quelle sincere — e non è sempre facile distinguerle —, un partito trasformato rispetto all’originale, un’agenda politica che ha assorbito molte delle sue intuizioni, e una domanda di rappresentanza territoriale che Bossi fu il primo a intercettare con efficacia. “Ha lasciato un segno che resterà per sempre”, ha scritto Lupi. Nella politica italiana, poche affermazioni del genere reggono all’esame del tempo. Questa, almeno in parte, è fondata.
