Dalla guerra nel Golfo alle bollette europee: von der Leyen al vertice con un piano in quattro punti

La presidente della Commissione europea ha scritto ai capi di governo dei ventisette Stati membri prima del Consiglio di Bruxelles del 19 e 20 marzo, tracciando una risposta alle turbative causate dal conflitto tra Usa, Israele e Iran e delineando una revisione complessiva della struttura dei costi dell’energia elettrica.

Ursula Von der Leyenok

Ursula von der Leyen

Il conflitto in Medio Oriente ha trasformato un problema cronico in emergenza acuta. Ursula von der Leyen ha scritto ai capi di governo dei ventisette Stati membri in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 19 e 20 marzo, con un obiettivo dichiarato: affrontare il caro energia, fattore che erode la competitività industriale dell’Unione.

La crisi, già strutturale, si è aggravata con l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz. La lettera è insieme un piano d’azione immediato e una visione di lungo periodo. Il disaccoppiamento tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas — misura da tempo invocata da Mario Draghi — viene definitivamente archiviato.

La fotografia dell’emergenza energetica

“La questione più urgente, sia dal punto di vista della competitività che dell’indipendenza, è quella energetica, in particolare riguardo al petrolio e al gas”, scrive von der Leyen nell’incipit della lettera. I progressi compiuti dall’Ue dal 2021 nella diversificazione delle forniture e nell’espansione delle rinnovabili sono reali: la quota di energie pulite nel mix elettrico è salita dal 36% nel 2021 al 48% nel 2025, e “insieme al nucleare, oltre il 70% della nostra elettricità è ora prodotta da fonti a basse emissioni di carbonio”. Tuttavia, i trasporti e altri settori restano dipendenti dai combustibili fossili importati.

Il conto del conflitto è già tangibile. Dall’inizio delle ostilità, l’Europa ha speso sei miliardi di euro aggiuntivi in importazioni di combustibili fossili. Von der Leyen non usa mezze misure: “Un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas dalla regione del Golfo potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra economia”. Per attenuare l’urto immediato, è già in corso il più grande rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio mai realizzato, sotto il coordinamento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, in attesa della riapertura dello Stretto.

Il nodo del Merit Order: nessun ripensamento

Sul meccanismo che fissa il prezzo all’ingrosso dell’elettricità — il cosiddetto Merit Order, che lega il prezzo di mercato al costo dell’ultima unità prodotta, quasi sempre una centrale a gas — la presidente della Commissione non lascia spazio a interpretazioni. Il sistema marginale offre “chiari vantaggi complessivi”, scrive, citando il parere degli esperti. E aggiunge che nelle ultime settimane “da molti di voi, così come da un’ampia gamma di portatori d’interesse, è venuta una messa in guardia contro la modifica di questo modello fondamentale”.

È una ritirata rispetto all’apertura fatta il 12 febbraio al vertice informale nel castello belga di Alden Biesen, quando von der Leyen aveva lasciato intendere che il disaccoppiamento tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas sarebbe stato tra le opzioni sul tavolo del Consiglio europeo. Non lo sarà. Draghi aveva proposto quella misura quando era ancora presidente del Consiglio italiano; era rimasta inascoltata allora, e resta tale ora.

Von der Leyen riconosce che l’attuale sistema “crea notevoli difficoltà in alcuni Stati membri, soprattutto nei periodi in cui i prezzi del gas sono elevati”. La risposta però non passa dalla revisione dell’architettura di mercato, bensì da strumenti complementari: i contratti a lungo termine di tipo Power Purchase Agreement (Ppa), che disaccoppiano i prezzi industriali dalla volatilità del mercato all’ingrosso, e i contratti per differenza (Cfd) bidirezionali, già previsti dalla riforma del mercato elettrico del dicembre 2023. In questi ultimi, Stato e fornitore concordano un prezzo di esercizio: quando il mercato scende sotto quella soglia, il pubblico copre la differenza; quando sale, è il fornitore a restituirla.

Quattro leve per ridurre i costi strutturali

La strategia della Commissione si articola su quattro componenti. La prima è il costo di produzione dell’elettricità, che “da solo rappresenta più della metà del prezzo” pagato dai consumatori. Ridurlo richiede di accelerare gli investimenti nelle energie pulite per limitare le ore in cui è il gas a fissare il prezzo marginale. La seconda è l’integrazione delle reti: le strozzature tra mercati nazionali impediscono alla capacità rinnovabile disponibile di raggiungere i consumatori. Von der Leyen chiede di dare priorità al negoziato sul “Pacchetto Reti”, in particolare sulle procedure di autorizzazione.

La terza leva riguarda la fiscalità. In molti paesi europei, l’elettricità è tassata fino a quindici volte più del gas — un’anomalia che penalizza proprio le imprese che stanno effettuando la transizione verso l’elettrificazione. Von der Leyen apre esplicitamente a interventi legislativi per ridurre la pressione fiscale sulle bollette e riequilibrare il trattamento tra fonti. La quarta componente è il mercato del carbonio.

Il sistema Ets: difeso, ma corretto

La presidente della Commissione risponde con nettezza alle pressioni — italiane e non solo — per una sospensione temporanea del sistema europeo di scambio delle quote di emissione. “Dalla sua introduzione nel 2005, l’Europa ha ridotto il consumo di gas di 100 miliardi di metri cubi, contribuendo a proteggere i consumatori dai prezzi elevati”. Il sistema, rivendica, è basato sul mercato, neutrale dal punto di vista tecnologico e garantisce certezza agli investitori di lungo periodo.

Sono però previsti aggiustamenti. La Commissione adotterà a breve i nuovi “benchmark” dell’Ets, “tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall’industria”. Verrà inoltre rafforzata la Riserva di Stabilità del Mercato — il meccanismo che consente alla Commissione di ritirare o immettere quote per smorzare la volatilità — con l’obiettivo di mantenere i prezzi “sotto controllo nel breve termine”.

Restano disponibili, come strumenti nazionali, i tetti al prezzo dell’elettricità generata da centrali a gas e la redistribuzione dei ricavi “inframarginali” — gli extra-profitti che rinnovabili e nucleare incassano quando il loro output viene venduto al prezzo del gas. Misure già utilizzate da diversi paesi durante la crisi del 2022. La Commissione si riserva di valutarle “caso per caso”, a condizione che non distorcano il mercato interno né indeboliscano i segnali di investimento nel pulito.

In chiusura, von der Leyen annuncia uno “strumento ponte rapido” in attesa dell’istituzione della Banca per la Decarbonizzazione Industriale: sarà finanziato con i proventi delle quote Ets e avrà “particolare attenzione agli Stati membri a basso reddito”. Una concessione alla periferia europea, in un documento che — su tutto il resto — lascia poco spazio alla negoziazione.