Dalla pila di pneumatici al gradino più alto: la favola di Kimi Antonelli

f1 mercedes

Con il successo nel Gran Premio di Cina 2026, Andrea Kimi Antonelli entra nella leggenda: è il quarantaquattresimo trionfo di un italiano nel Mondiale di Formula 1, il primo dopo quasi vent’anni, ottenuto da un diciannovenne che era entrato nella categoria solo l’anno prima con la Mercedes e che aveva già accumulato una serie di primati di precocità destinati a ridefinire i parametri del talento nelle monoposto.

Un nome, una storia di famiglia

Nato a Bologna il 25 agosto 2006, Andrea Kimi Antonelli cresce immerso nell’universo dei motori per nascita e per vocazione. Il padre Marco è ex pilota e fondatore del team Antonelli Motorsport; il figlio comincia con i kart, accumula titoli internazionali tra il 2018 e il 2021, poi brucia le tappe nelle monoposto con una progressione che lascia poco spazio al caso. Nel 2022 domina sia il campionato italiano di Formula 4 sia l’ADAC Formula 4, vincendo 22 gare su 35. L’anno successivo conquista il titolo nella Formula Regional European Championship e in quella mediorientale. Il percorso è lineare, quasi metodico.

Il secondo nome, Kimi, suscita da sempre la domanda ovvia: è un omaggio al campione finlandese Räikkönen? La risposta è no, o almeno non direttamente. Fu Enrico Bertaggia, amico storico di papà Marco, a suggerire quel nome per ragioni puramente fonetiche: suonava bene accanto ad Andrea e Antonelli, conferiva un tocco internazionale. Col tempo Antonelli ha imparato ad apprezzare il paragone con l'”Iceman”, ammirando quel carattere glaciale che all’ex ferrarista valse una reputazione prima ancora dei titoli. Oggi “Kimi” è il suo identificativo professionale principale nel paddock.

Il bambino clandestino di Hockenheim

Il primo contatto di Kimi con il mondo della Formula 1 avviene nel 2014, a sette anni, con uno stratagemma degno di un romanzo d’avventura. Il padre Marco lo porta all’Hockenheimring per una gara di Porsche Supercup. I minori non possono accedere alle zone riservate, ma il problema viene aggirato con una soluzione tanto ingegnosa quanto improbabile: il bambino viene nascosto all’interno di una pila di pneumatici su un carrello, coperto da un ombrello per sfuggire ai controlli della sicurezza. Quel viaggio segreto nella pit lane accende la scintilla. Dodici anni dopo, Antonelli entra dal portone principale.

Il salto nella massima serie avviene nel 2025, dopo che la Mercedes lo aveva inserito nel proprio programma giovani già nel 2019. La stagione di debutto si chiude al settimo posto nel Mondiale con 150 punti: uno dei migliori risultati per un esordiente degli ultimi anni. In Cina, nel 2026, arriva la pole position, il giro veloce e la vittoria. Tre primati di precocità in un solo weekend. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, commenta sui social: “Una vittoria meritata che lo consacra tra i grandi del nostro sport.”

Quarantaquattro vittorie e un digiuno lungo vent’anni

La vittoria di Antonelli a Shanghai porta a 44 il totale dei successi italiani nella storia del Mondiale e rende sedici il numero di piloti del Bel Paese ad aver vinto almeno una gara. Ma il dato che pesa di più è un altro: l’ultimo a riuscirci era stato Giancarlo Fisichella, il 2 aprile 2006, sul circuito di Sepang, al volante di una Renault. Venti anni di silenzio, interrotti da un ragazzo che non era ancora nato quando Fisichella tagliò quel traguardo.

Antonelli diventa inoltre il 116° vincitore diverso nella storia della Formula 1. Si aggiunge a un elenco che comprende nomi entrati nell’immaginario collettivo del motorsport mondiale: Piero Taruffi, Luigi Fagioli, Luigi Musso, Giancarlo Baghetti — che nel 1961 vinse il Gran Premio di Francia all’esordio assoluto — Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti (ultimo italiano a trionfare a Monza, nel 1966), Vittorio Brambilla, Alessandro Nannini, Jarno Trulli.

Ascari, Farina e la tradizione del titolo

Tra i piloti italiani più vincenti nella storia del Mondiale, Alberto Ascari rimane inavvicinabile: 13 vittorie, due titoli iridati nel 1952 e nel 1953 con la Ferrari. Seguono Riccardo Patrese con sei affermazioni — e il record italiano di Gran Premi disputati — Giuseppe Farina e Michele Alboreto con cinque ciascuno.

Farina fu il primo campione del mondo nella storia della Formula 1, nel 1950; Alboreto fu l’ultimo italiano a vincere con la Ferrari, nel 1985. Fisichella chiuse la sua carriera con tre successi, Elio De Angelis con due. Solo Ascari e Farina hanno conquistato il titolo mondiale. Sono, ancora oggi, l’alfa e l’omega di una tradizione che Antonelli ha il compito — e forse la statura — di riaprire.