Politica

Danimarca torna a sinistra, crolla il partito anti-migranti. La Frederiksen primo ministro

Netta vittoria dei socialdemocratici in Danimarca, crollano invece i populisti xenofobi crollano, in controtendenza rispetto ad altri paesi europei, dopo l’exploit del 2015. E’ questo l’esito delle elezioni parlamentari nel paese scandinavo, con la 49enne leader socialdemocratica Mette Frederiksen che si appresta a diventare il primo ministro piu’ giovane nella storia del suo paese.

Con il 98% dei voti scrutinati, in Danimarca i socialdemocratici di Mette Frederiksen si confermano primo partito con il 26%, pur perdendo lo 0,3% rispetto alle elezioni del 2015. Ma, al contrario di quattro anni fa, questa volta potranno contare sul sostegno di altre forze di sinistra in crescita per raggiungere la maggioranza di 90 seggi su 179. Guadagna voti invece il Partito liberale del premier uscente Lars Loekke Rasmussen, che arriva al 23,4% (+3,9% rispetto al 2015), ma non gli alleati del blocco conservatore. In particolare, il partito dell’Alleanza liberale ottiene il 2,3%, con il leader e attuale ministro degli Esteri Anders Samuelsen che non entrera’ nel nuovo parlamento. I populisti xenofobi del Partito del popolo danese infine precipitano dal 21,1% all’8,8 (e da 37 a 16 seggi). Entra invece con 4 seggi in parlamento la Nuova Destra, fondata dall’architetto Pernille Vermund.

Entrambi gli schieramenti hanno appoggiato le dure misure sull’immigrazione ritenute necessarie per proteggere il sistema di welfare del Paese e facilitare l’integrazione degli immigrati e rifugiati già presenti sul territorio, ma che hanno portato ad un aumento dei reati motivati da discriminazione ed odio razziale. Una strategia che ha guadagnato ai socialdemocratici (nonché al governo uscente) le critiche di non poche ong ma che ha convinto molti elettori dell’estrema destra del Dpp – il cui consenso si è dimezzato alle ultime europee rispetto al voto del 2014 – a cambiare bandiera; d’altro canto, Frederiksen si è impegnata ad aumentare la spesa pubblica per il welfare dello 0,8% nei prossimi cinque anni, il che metterebbe fine ad un decennio di tagli. Dunque, la sinistra torna al potere in Danimarca dopo quattro anni, promettendo di mantenere la linea dura sull’immigrazione.

Sul fronte opposto si conferma il crollo del principale partito populista, che ha bissato la brutta performance delle recenti europee. Il Danish People’s Party, che aveva sostenuto il governo liberale di minoranza, ha piu’ che dimezzato i consensi, passando in appena 4 anni dal 21% delle scorse legislative al 9,8%. Oltre alla Nuova destra, l’altro partito ancora piu’ a destra e con forti connotazioni anti-migranti, Hard Line, dell’avvocato 38enne Rasmus Paludan che vorrebbe tutti i musulmani fuori dal paese, ottiene ancora meno del 2%. In Danimarca sui 5,6 milioni di abitanti uno su dieci e’ nato all’estero, ma per il 30% della popolazione la questione e’ in cima alle preoccupazioni (il 9% in piu’ rispetto alla media europea).

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