APERTURA

Decreto armamenti a Kiev, Palazzo Chigi blinda il provvedimento con il voto di fiducia contro i tre deputati di Vannacci

La questione del sostegno militare all’Ucraina torna a scuotere la maggioranza di centrodestra. Non per un cambio di linea del governo Meloni, che resta saldamente ancorato alla postura atlantista, ma per l’irruzione di una variabile nuova: i tre deputati di Futuro Nazionale, la formazione appena costituita attorno alla figura dell’ex generale Roberto Vannacci. Emanuele Pozzolo, Rossano Rosso ed Edoardo Ziello hanno depositato un emendamento soppressivo del decreto legge che autorizza l’invio di armi a Kiev. Una mossa che punta dichiaratamente a far emergere i malumori mai del tutto sopiti nella Lega, dove da mesi circola un disagio crescente sulla linea di sostegno incondizionato al governo ucraino.

La risposta di Palazzo Chigi è stata rapida: fiducia. Oggi l’aula della Camera voterà. Il decreto, in prima lettura, ha raccolto appena quattordici emendamenti delle opposizioni oltre a quello dei vannacciani. I tempi di conversione non sono stretti: la scadenza cade ai primi giorni di marzo, il Senato disporrebbe di un mese intero per esaminare un testo di soli tre articoli. Eppure il governo ha deciso di accelerare. Il motivo è politico, non procedurale. Si tratta di impedire che l’iniziativa dei tre transfughi si trasformi in un test sulla tenuta della maggioranza. E di soffocare sul nascere l’esordio parlamentare di Futuro Nazionale, che si presenta come una destra alla destra della coalizione.

La strategia di Futuro Nazionale

I tre vannacciani hanno messo il dito nella piaga con una dichiarazione che suona come una provocazione: “Vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli italiani e soprattutto quanti assenti ci saranno tra le file della Lega, che da mesi dice di non voler più inviare aiuti a Zelensky ma poi, nei fatti, si smentisce clamorosamente e vota sempre a favore. Edoardo Ziello, non appena filtrate le indiscrezioni sulla fiducia, ha rivendicato la “prima vittoria di Futuro Nazionale con Vannacci, sostenendo che Salvini “scappa per paura del voto. Poi ha precisato che restano comunque sul tavolo “i nostri tre ordini del giorno che contengono lo stesso impegno e il voto finale del decreto stesso.

La scommessa è chiara: contare su una fronda leghista che finora si è manifestata in forme oblique. Durante il voto sulla risoluzione a sostegno del decreto si erano contati sette parlamentari della Lega assenti, tra cui Domenico Furgiuele, quello stesso deputato che aveva ospitato la conferenza stampa sulla remigrazione poi annullata. Futuro Nazionale spera che questi “malpancisti possano sottrarsi agli ordini di scuderia. Ma la rottura conclamata tra Salvini e Vannacci rende difficile immaginare defezioni aperte. Proprio oggi, da Trieste, il leader leghista ha ribadito che con l’ex generale si tratta di un “capitolo chiuso, non può essere un alleato della coalizione.

Le opposizioni all’attacco: maggioranza paralizzata

Sul ricorso alla fiducia le opposizioni vanno a testa bassa. Il democratico Peppe Provenzano denuncia una maggioranza “divisa, “sempre più commissariata dalla Lega, che a sua volta appare sotto lo scacco di Vannacci. Secondo Provenzano, “la verità è che in politica estera, su questioni delicate, la maggioranza non c’è più e il governo appare paralizzato dalle proprie contraddizioni. Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, parla della “ennesima fiducia usata dal governo come una forzatura per impedire il confronto parlamentare e per coprire una profonda spaccatura.

Il Movimento Cinque Stelle tiene a marcare le distanze dai vannacciani e si smarca da eventuali “strumentalizzazioni di chi mira a un “restyling della propria immagine su Kiev e pacifismo dopo quattro anni di legislatura passati a votare la linea Meloni. Riccardo Magi, di Più Europa, definisce Vannacci “soldatino di Putin e la fiducia “il segnale che la maggioranza non è compatta sul sostegno a Kiev e che le sirene vannacciane sono più forti di quelle meloniane. Poi allarga lo sguardo al campo largo: “Spiace che oltre all’emendamento filo-russo dei vannacciani ci siano anche quelli di forze di opposizione.

Le fratture trasversali e le provocazioni di Calenda

Ed è proprio sulle divisioni trasversali che si concentra l’affondo di Carlo Calenda, che ironizza: “Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento Cinque Stelle e Vannacci votano contro gli aiuti all’Ucraina. Continuerete a fingervi morti Partito Democratico, Italia Viva e altri associati del campo largo? Il ventuno febbraio io parto per l’Ucraina per onorare chi combatte da quattro anni per la libertà. Se non avete judo o pilates, cari amici Matteo Renzi, Elly Schlein e compagnia, potreste aggiungervi. La provocazione di Calenda evidenzia una contraddizione del fronte progressista: mentre il Partito Democratico sostiene l’invio di armi, una parte consistente del campo largo si oppone. Una frattura che rende difficile immaginare una coalizione coesa su uno dei temi cruciali della politica internazionale.

Il voto di domani dirà se il governo Meloni è riuscito a sterilizzare la mossa dei vannacciani. Ma la questione Ucraina continuerà a rappresentare un nervo scoperto per la maggioranza, dove la Lega oscilla tra disciplina di coalizione e pressioni della propria base. E per le opposizioni, incapaci di trovare una linea comune su Kiev.

Pubblicato da
Eleonora Fabbri