Nefertiti, una delle mogli di Akhenaton, padre di Tutankhamon, potrebbe essere sepolta in un complesso nascosto dietro le pareti della KV62. È l’ipotesi formulata nel 2015 dall’egittologo Nicholas Reeves, che un nuovo studio sostiene con indagini geofisiche: ora la decisione spetta al Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, chiamato a dire se autorizzare le perforazioni.
Se arriverà il via libera, mini-robot dotati di telecamere potrebbero essere calati nelle presunte camere già a novembre, ha rivelato a Nature George Ballard, coautore della ricerca. Gli ambienti si troverebbero a pochi metri dalla sepoltura nota. Non sono ancora stati resi noti i tempi con cui il Consiglio intende pronunciarsi.
Le conclusioni del gruppo sono state pubblicate negli Occasional Papers of the Amarna Royal Tombs Project. I risultati sono riportati su Nature da Jo Marchant. A guidare la ricerca è Mamdouh Eldamaty, archeologo dell’Università Ain Shams del Cairo ed ex ministro delle antichità, secondo cui la scoperta, se confermata, potrebbe collocarsi “tra le più rivoluzionarie dell’archeologia moderna”.
Gli studiosi hanno incrociato i dati geofisici con l’architettura della tomba, il terreno circostante e gli affreschi parietali. Secondo il gruppo gli indizi convergono su un “complesso nascosto” di corridoi e stanze, precedente alla sepoltura del giovane faraone.
Il corridoio a nord della sepoltura
Ballard, che ha analizzato i dati, sostiene che il georadar indichi un corridoio largo circa due metri, pieno di detriti, che si allontana dalla camera funeraria verso nord. La microgravimetria, basata su oltre 1.200 misurazioni su un’area di circa 35 metri quadrati, avrebbe inoltre individuato anomalie a bassa densità con angoli retti, parallele alla parete settentrionale. Alcune potrebbero corrispondere a strutture artificiali.
Il segnale più osservato è denominato “anomaly 7”: una zona prevalentemente a bassa densità che racchiude un’area approssimativamente quadrata ad alta densità. Ballard ipotizza una camera contenente oggetti, ma riconosce che il segnale si trova ai limiti della capacità di rilevamento della tecnica.
Una stanza a ovest, forse intatta
Un’ulteriore possibile stanza sarebbe stata individuata a ovest della camera funeraria, anche se il segnale è complicato dalla presenza di un’altra tomba nelle vicinanze. Se le anomalie corrispondessero davvero a camere, queste non risulterebbero collegate ad altri ingressi e potrebbero non essere state visitate fin dall’antichità.
Il gruppo ha combinato tecniche mai associate in questo modo nel sito. La microgravimetria, usata per la prima volta nell’area, rileva variazioni di densità del sottosuolo attraverso minuscole differenze nel campo gravitazionale terrestre, senza intervenire sulle strutture. A questa si aggiungono il georadar, impiegato dall’interno della tomba, e i precedenti rilievi di tomografia a resistività elettrica, che misura le variazioni di resistività attraverso i materiali.
L’intuizione di Reeves nel 2015
Reeves, egittologo britannico indipendente, da anni attivo nella Valle dei Re, ipotizzò che la KV62 fosse in origine una sepoltura reale più grande, poi adattata e ridimensionata per accogliere Tutankhamon. La tomba risale al XIV secolo a.C. ed è stata riportata alla luce nel 1922.
Il punto di partenza fu un’anomalia dimensionale: la KV62 è molto piccola per un sovrano. Osservando crepe e linee sospette sulla parete nord della camera funeraria, insieme ad antichi ritocchi sui dipinti murali, Reeves concluse che quella parete fosse un diaframma artificiale, espediente usato spesso dai costruttori di tombe egizie per mascherare l’accesso ad altri ambienti.
Le cautele degli specialisti
I risultati sono considerati interessanti, ma non costituiscono una prova definitiva dell’esistenza delle camere. Christopher Gaffney, specialista di georadar dell’Università di Bradford, li giudica affascinanti ma insufficienti per trarre conclusioni certe. Il geofisico Peter Styles, dell’Università di Keele, ritiene plausibile la presenza di ambienti, ma chiede ulteriori dati.
La verifica diretta dipende ora dalle autorità egiziane: se autorizzata, prevederebbe piccoli fori attraverso i quali introdurre dispositivi dotati di telecamere.
Il nodo della parentela
Molti studiosi ritengono che Nefertiti abbia regnato, seppur brevemente, come faraone a pieno titolo. La sua mummia e la sua tomba non sono ancora state individuate con precisione, e non ci sono prove per affermare che fosse la madre di Tutankhamon.
In via del tutto speculativa, i dati porterebbero a ipotizzare che Nefertiti sia stata sepolta in un complesso di grandi dimensioni, di cui una piccola parte sarebbe stata riadattata per Tutankhamon, morto dopo un regno molto breve e sepolto in gran fretta.

