Politica

Russia alle urne, il candidato Putin verso la quarta presidenza

Si fa prima a dire chi non ha scritto un libro su di lui. La fama di Vladimir Putin è talmente debordante che la biografia dell’attuale leader russo – e unico candidato credibile, domenica, ad altri sei anni al Cremlino – è stata scritta e riscritta, più e più volte. E se l’editoria russa, ma anche quella internazionale, punta spesso su di lui, vuol dire che il nome del già tre volte presidente russo è diventato ormai un brand, molto vendibile. E in effetti Putin – nome in codice “Plavun” ai tempi dell’accademia dei Servizi segreti sovietici – continua ad essere una garanzia in questo senso. Non passa giorno infatti che il capo di stato da Mosca non generi una notizia internazionale. Oggi ad esempio nuove polemiche sulla reale entità della sua ricchezza, sulla quale si dibatte da Twitter alla tv americana. È insomma un must della politica, sia per chi lo ama che per chi lo odia. Magliette, cioccolate, la vodka Putinka rappresentano alcune delle declinazioni di come il marchio sia flessibile e vendibile. Tanto da essere diventato un facile sostituto della matrjoska come souvenir da Mosca. Ma al netto di una carriera politica che ha trasformato “Zagadka Putina” (Quel Rebus di Putin, dal noto saggio del 2000 dello scrittore Roy Medvedev) in “Putin, ora parlo io” (di Huber Seipel, il giornalista tedesco che ha seguito il leader per anni e poi ha raccolto le sue interviste in un saggio del 2017), il capo di stato ha saputo mettere a segno colpi da maestro. Non solo in politica internazionale. Ed è proprio lo storico Medvedev – noto per aver bloccato alla fine degli anni Sessanta la riabilitazione del “magnifico georgiano” con il suo Let History Judge (Lo Stalinismo, ed. Mondadori) – che spiega ad Askanews uno degli ultimi successi di Putin, a parte i soliti argomenti che mandano in visibilio il russo medio: la Crimea e i missili.

“L’agricoltura è un settore dove il ritorno arriva dopo un anno o anche dopo due. Ed è stato un successo per Putin. Un successo che neppure Putin si aspettava. La nostra agricoltura che anche in periodo sovietico rappresentava una pagina complicata, che non potevano risollevare nè Stalin, nè Krusciov. Nè Breznev e neppure Gorbaciov. Negli ultimi anni ha iniziato a svilupparsi. E ora noi mandiamo fuori dal paese, con l’export, il grano, lo zucchero, e tutto è accaduto negli ultimi tre-quattro anni. E non è solo questo. Nessuno si aspettava che si sarebbe sviluppata neppure la metallurgia. E invece…”. Sotto la guida di Putin, va tuttavia notato, la Russia ha ottenuto un punteggio scarso nell’Indice di corruzione di Transparency International e ha subito una retrocessione democratica secondo l’indice Freedom House. Gli esperti non considerano più la Russia una democrazia. Durante la sua carriera, Putin però ha ottenuto ottimi crediti e approvazione interna (per lo più superiori al 70%) e ha ricevuto ampia attenzione internazionale come uno dei leader più potenti del mondo. Le organizzazioni per i diritti umani e gli attivisti lo hanno accusato di violazioni dei diritti umani e di repressione del dissenso o dell’opposizione civile, nonché di aver ordinato assassini ai suoi oppositori e critici; ma lui ha negato le accuse di autoritarismo e violazioni dei diritti umani. Funzionari del governo degli Stati Uniti lo hanno accusato di condurre un programma di interferenza a sostegno di Donald Trump durante le elezioni presidenziali americane del 2016. Ma sinora nulla è stato provato.

Nato nel 1952 a Leningrado (l`attuale San Pietroburgo), Putin, come tutti sanno, da giovane ha lavorato per i servizi di intelligence sovietici all`estero, con un periodo di servizio a Dresda nella Germania orientale. E da questo soprattutto deriva il mistero che ancora oggi avvolge la sua figura, già ampiamente spiegata e raccontata. “Devo essere come mi vuole il mio popolo” ha detto nel corso di una delle prime interviste a Seipel. Agli inizi degli anni Novanta fu nominato consigliere del sindaco di San Pietroburgo per gli Affari Internazionali e dal 1991 fu a capo della direzione del Comitato per le relazioni esterne della città, con il compito di promuovere i rapporti internazionali e attirare gli investimenti stranieri. Quindi, alla fine del decennio, dal 25 luglio 1998, fu a capo dell`Fsb, i servizi di sicurezza federali. Infine, divenne Primo ministro della Russia nell`agosto del 1999 e, nel giro di pochi mesi, presidente a inizio 2000. Immediatamente dopo le dimissioni del primo presidente della Federazione russa, Boris Eltsin, annunciate nel brindisi di Capodanno e per il nuovo millennio. Da allora Putin è sempre rimasto in sella, con una piccola pausa di quattro anni, quando dopo due mandatti non consecutivi dovette cedere il testimone all’attuale premier Dmitry Medvedev. E non sembra troppo desideroso di cambiare epoca e neppure vita. A chi gli domanda in quale periodo della storia vorrebbe vivere?, lui risponde: “Adesso, perché in passato tutti i miei antenati erano servi della gleba, e io invece oggi faccio il presidente”.

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