E Matteo per blindarsi regala poltrone

di Carlantonio Solimene

Ci siamo. Il rinnovo biennale degli uffici di presidenza delle Commissioni alla Camera, previsto inizialmente per lo scorso 8 luglio e rinviato al 21, è ormai imminente. E, con esso, la possibilità per Matteo Renzi di distribuire un discreto numero di poltrone per blindare i numeri di una maggioranza che, specie a Palazzo Madama, è sempre più zoppicante. In realtà il premier avrebbe preferito positicipare ancora l’ora delle scelte, sperando di tenere con il fiato sospeso quante più forze politiche possibile, ma il pressing del MoVimento 5 Stelle e della Presidente di Montecitorio Laura Boldrini ha reso improbabili ulteriori delazioni. La questione è nota: quando furono assegnate le commissioni – in epoca governo Letta – Forza Italia era in maggioranza e così potè accaparrarsi la guida di cinque commissioni, alcune di fondamentale importanza: Affari Costituzionali (presieduta da Francesco Paolo Sisto), Cultura, Scienza e Istruzione (Giancarlo Galan), Finanze (Daniele Capezzone), Difesa (Elio Vito) e Lavori Pubblici, l’unica di Palazzo Madama, presieduta da Altero Matteoli. Difficilmente questi posti resteranno gli azzurri, anche perché avere in mano le commissioni è fondamentale per accelerare l’iter dei provvedimenti di governo. E così, per le quattro presidenze che si libereranno alla Camera è già partito il totonomi. Due toccheranno sicuramente al Pd, e in pole position ci sono alcuni renziani che finora non hanno ricoperto ruolo di rilievo. Tutti gli indizi porterebbero a Matteo Richetti e a Emanuele Fiano. Le altre due poltrone, invece, dovrebbero andare ad Area Popolare e Scelta Civica, ma per capire chi le occuperà bisogna affrontare il discorso di quel mini rimpasto di governo più volte annunciato e finora sempre rinviato e degli «incastri» che comporterà. Ncd, in particolare, si aspetta due poltrone. La prima, quella di sottosegretario dovrebbe essere appannaggio di Antonio Gentile, che sarebbe sponsorizzatissimo dall’ex ministro Maurizio Lupi. Gentile, dimessosi da quel ruolo a inizio 2014, proprio ieri ha visto risolversi la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto il figlio Andrea, la cui posizione nell’inchiesta sulle consulenze d’oro all’Asp è stata archiviata. Così l’esponente calabrese ora dovrebbe essere “ricompensato”. Un ritorno di Gentile al governo, però, potrebbe bloccare l’ascesa di Dorina Bianchi, calabrese d’adozione, al ministero degli Affari Regionali. Un’infornata di due corregionali farebbe storcere il naso alle altre “aree” del partito alfaniano. Lo stesso partito che starebbe facendo pressione con Renzi affinché il “prescelto” dal premier sia Gaetano Quagliariello. Peccato che Matteo, dell’ex “saggio” di Napolitano che in più casi si è scagliato contro le politiche di governo, non vuol proprio sentir parlare. E così la questione è finora rimasta bloccata. Meno nebulosa la situazione di Scelta Civica, in cui domina la suggestione di vedere Valentina Vezzali ministro dello Sport. Il partito creato (e abbandonato) da Mario Monti, infatti, aspetta da tempo un risarcimento. Da quando, cioè, il suo unico ministro, Stefania Giannini, ha traslocato nel Pd. Ieri tutti attendevano con ansia i risultati dei mondiali di scherma per scoprire il futuro agonistico della Vezzali. La mancata qualificazione alle Olimpiadi determinata dalla sconfitta agli ottavi dovrebbe accellerarne la nomina al dicastero dello Sport, nel recente passato occupato da un’altra gloria dello sport, Josefa Idem. Avere la Vezzali al governo, inoltre, significherebbe sponsorizzare nel migliore dei modi la candidatura di Roma per i Giochi del 2014. Lei, però, nelle dichiarazioni del dopogara ha fatto sapere di non aver perso ancora la speranza di qualificarsi alle prossime Olimpiadi di Rio, nel 2016. Non è detto, però, che i due impegni – quello sportivo e quello di governo – non siano conciliabili.

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