È morto Mario D’Acquisto, l’uomo che resse la Sicilia dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella
La scomparsa a Palermo, a 95 anni, di un avvocato palermitano che guidò la Regione nei due anni più cupi della guerra di mafia: Schifani lo ricorda come “protagonista di una stagione importante”.
Mario D'Acquisto
E’ morto a Palermo Mario D’Acquisto. Aveva 95 anni, un cursus honorum da Prima Repubblica e la memoria di chi aveva attraversato la stagione più sanguinosa della politica siciliana senza mai abbandonare il campo. Avvocato e giornalista di formazione, nato il 12 gennaio 1931, fu chiamato a presiedere la Regione Siciliana il 1° maggio 1980, quattro mesi dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella per mano della mafia.
Mantenne quella carica fino al 22 dicembre 1982. Deputato nazionale per tre legislature, vicepresidente della Camera dei deputati, sottosegretario in due governi della Repubblica: una parabola istituzionale che si chiude oggi con discrezione, come si conviene a chi ha servito un’epoca ormai consegnata agli archivi.
Gli anni del mandato regionale
Quando D’Acquisto assunse la presidenza della Regione, la Sicilia era sotto assedio. Nel giro di poco più di due anni, la mafia abbatté il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, il procuratore Gaetano Costa, il segretario regionale del Pci Pio La Torre e il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa insieme alla moglie. Era la stagione in cui Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato, e lo Stato faticava a capire la portata di quella sfida.
D’Acquisto governò in quel contesto, esponente della corrente andreottiana, vicino a Salvo Lima, inserito fino al midollo nelle reti di potere democristiane che intrecciavano politica, economia e, secondo le successive inchieste giudiziarie, anche connivenze con gli ambienti mafiosi.
Prima della presidenza regionale, D’Acquisto aveva percorso l’intera scala del cursus honorum locale: eletto all’Assemblea regionale siciliana nel 1963, vi rimase per cinque legislature, ricoprendo gli incarichi di assessore al Lavoro, ai Lavori pubblici e al Bilancio. Dal maggio 1969 al giugno 1974 fu sindaco di Mezzojuso, piccolo comune del Palermitano. Una carriera costruita mattone su mattone, nei collegi e nelle sezioni, secondo le regole non scritte del sistema dc.
Il salto a Roma e le inchieste
Nel 1983, concluso il mandato regionale, D’Acquisto approdò a Montecitorio, eletto nella lista della Democrazia Cristiana. Sarà rieletto per altre due legislature. Nel 1987 ricoprì l’incarico di sottosegretario al Bilancio nel governo Goria; dall’aprile 1988 al luglio 1989 fu sottosegretario alla Giustizia nel governo De Mita. Dal 1989 al 1990 presiedette prima la commissione Bilancio, poi la commissione Finanze della Camera.
Il culmine istituzionale arrivò con la vicepresidenza di Montecitorio, carica che tenne dal 1992 al 1993, negli stessi mesi in cui l’inchiesta Mani Pulite stava demolendo il sistema politico che lo aveva formato.
Non uscì indenne da quella stagione. Giovanni Falcone lo indagò per i suoi rapporti con gli esattori Salvo, i cugini Nino e Ignazio che per anni avevano gestito la riscossione delle tasse in Sicilia con metodi e connessioni che le procure avrebbero poi ricostruito come organici al sistema mafioso. D’Acquisto fu assolto nel 2000. Un epilogo giudiziario che chiuse i conti con quella fase, senza però cancellare il contesto in cui quella carriera si era sviluppata.
L’ultimo incarico e il cordoglio istituzionale
Dopo la fine della Prima Repubblica e lo scioglimento della Dc, D’Acquisto non si ritirò dalla vita pubblica. Durante il secondo governo Berlusconi fu nominato presidente di Italia Lavoro Sicilia, incarico che mantenne fino al giugno 2009. Un profilo capace di attraversare stagioni diverse, adattandosi ai mutamenti del sistema senza perdere il filo della propria collocazione istituzionale.
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha espresso cordoglio con una nota ufficiale. “Con la morte di Mario D’Acquisto, la Sicilia perde un protagonista di una stagione importante della propria vita istituzionale”, ha dichiarato Schifani, sottolineando che D’Acquisto “ha servito la Sicilia e il Parlamento nazionale ricoprendo ruoli di grande responsabilità.” Le condoglianze, ha precisato il governatore, sono rivolte “a nome mio personale e del governo regionale” ai familiari e ai cari del defunto.
