Effetto serra, il metano 25 volte più potente di CO2

“Il gas naturale convenzionale e’ il maggiore inquinatore del clima a causa del grande effetto climalterante prodotto dal metano liberato nell’atmosfera dalle fuoriuscite dalle reti di trasporto e distribuzione, oltre che dai siti di estrazione (particolarmente intense nel caso dei pozzi di fratturazione, fracking)”. Cosi’ QualEnergia (www.qualenergia.it), il portale dell’energia sostenibile, in un articolo citando l’analisi di Robert Howarth, del Dipartimento di Ecologia e biologia evolutiva alla Cornell University, appena pubblicato su ‘Energy Science & Engineering’, analisi “che amplia e conferma i dati presentati su ‘Nature’ tre anni prima”. Scondo lo studio, “ben il 44% dell’effetto serra aggiunto a quello naturale dalla prima rivoluzione industriale a oggi e’ dovuto direttamente al gas metano”. Il metano, infatti, e’ un gas a effetto serra 25 volte piu’ potente dell’anidride carbonica, mentre il suo tempo medio di residenza in atmosfera non supera i 30 anni. Oltre alla sua trasformazione in anidride carbonica per mezzo della reazione con l’ossigeno atmosferico, occorre quindi considerare le emissioni dirette di metano, sia naturali che di origine tecnologica. Secondo Howarth, “qualsiasi contributo ulteriore ai gas serra puo’ essere estremamente pericoloso – anche nel breve termine di uno o due decenni – per cui ha molto piu’ senso considerare l’effetto serra del metano durante i suoi 20 o 30 anni di residenza in atmosfera, piuttosto che su scala secolare”. m Limitandosi quindi ai prossimi 20 anni, lo studio rileva che “sono soprattutto gli usi piu’ comuni del metano – per il riscaldamento domestico, la produzione di calore nell’industria, l’alimentazione dei veicoli e, infine, per la generazione termoelettrica – i principali responsabili della trasformazione di questo gas nel principale agente climalterante. Proprio per le distanze di trasporto, l’obsolescenza delle reti e le conseguenti perdite”.

Fin dagli anni 80 del secolo scorso, prosegue QualEnergia, il gas naturale e’ stato considerato la fonte energetica piu’ pulita tra tutti gli idrocarburi. Con un solo atomo di carbonio e quattro di idrogeno, il metano (CH4) veniva considerato “il migliore candidato a far da ‘ponte’ tra l’era dell’energia ad alta intensita’ di carbonio e l’economia a basso tenore di carbonio, in prospettiva dominata dalle fonti rinnovabili, cioe’ acqua, vento, sole, geotermia e biomasse, con l’idrogeno come vettore ad alta densita’”. La gran parte della politica energetica nazionale ed europea, quindi, “oltre alla corsa ad ostacoli delle fonti rinnovabili, e’ stata centrata negli ultimi 25 anni sull’accesso piu’ sicuro e conveniente al gas naturale”. Pero’, tra il 2011 e il 2012, “insieme alle crescenti evidenze dell’approssimarsi del punto di non ritorno del riscaldamento globale”, la comunita’ scientifica “ha iniziato a interrogarsi sul reale beneficio climatico apportato dal gas naturale rispetto agli altri combustibili fossili”. Pero’, rileva la testata specializzata, pesano le dispersioni di gas dalla rete. Ad esempio, “le emissioni dirette di metano a Firenze rappresentavano quasi il 10% del contributo cittadino all’aumento dell’effetto serra; in larga parte (per l’86%) dovute a fuoriuscite dalla rete di distribuzione urbana”. Le perdite lungo le molte migliaia di km di reti del gas che si snodano fino alle piu’ piccole comunita’, anche molto lontane dai gasdotti principali, pero’, “sono drasticamente maggiori, e spiegano i risultati dei calcoli di Howarth”.

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