Cultura e Spettacolo

Effetto Ucraina, la guerra arriva pure sui palcoscenici

Cambio in corso per la protagonista del “Roberto Devereux” di Donizetti al Teatro Massimo dal 20 marzo. Yolanda Auyanet sostituisce Maria Agresta nel ruolo di Elisabetta. La soprano italiana infatti è stata invitata a prolungare le recite previste a La Scala come protagonista nell’ “Adriana Lecouvreur” di Cilea, in scena sino al 19 marzo, e non potrà quindi prendere parte alle prove, meno che meno alla Prima del “Devereux”. Cambi dell’ultimo minuto abbastanza comuni nel mondo dell’opera e dello spettacolo se non fosse che questo ha alle sue spalle la rinuncia, da parte della soprano russa Anna Netrebko non solo all’ingaggio in Scala nella Adriana – avrebbe dovuto interscambiarsi con la Agresta appunto dal 9 sino al 19 marzo – ma a tutti i suoi impegni operistici e concertistici nelle maggiori sale europee e oltreoceano. Scelta difficile per l’interprete, stella in questi anni delle prime scaligere – l’ultima nel Macbeth – e del Metropolitan, ma che ha ritenuto necessaria dato il clima che al momento si respira, anche sulle tavole di un palcoscenico, a causa del conflitto Ucraina-Russia. Clima che ha coinvolto non solo lei, ma anche quegli artisti russi che pur deplorando la guerra in generale e invocando la pace, non si sono schierati apertamente contro il Governo Russo.

Anna Netrebko in un post condiviso con il marito, il tenore Yusif Eyvazov che invece si esibirà alla Scala al fianco di Maria Agresta, e pubblicato sui social, aveva infatti asserito che non si poteva costringere un artista ad andare contro la propria nazione, perché un artista in quanto tale non fa politica. Vedendo però che le reazioni al suo annuncio non sono state quelle che si aspettava, ecco arrivare in poche ore l’annuncio del ritiro dagli eventi programmati in questo anno. Immediata anche la risposta delle case d’opera, da New York a Berlino a Milano a Zurigo, che hanno confermato la sua assenza dai cartelloni e il rammarico di quanti non aspettavano altro che ascoltarla. Come i palermitani, pronti ad accogliere Maria Agresta, ma ora pronti ad applaudire Yolanda Auyanet, già peraltro ascoltata in una Norma alcuni anni fa. a questione però solleva e ha sollevato in questi giorni caotici, con notizie su notizie, smentite e annunci, una serie di domande forse retoriche, o forse no. E’ giusto chiedere ad un artista una opinione politica? Manifestare apertamente le proprie idee politiche? Il fatto che un artista di un qualsiasi paese abbia presenziato a manifestazioni, eventi dove erano presenti Capi di Stato – amati e non – o che ricopra nel proprio paese un ruolo istituzionale e quindi indissolubilmente legato al Governo di turno, deve questo ricadere negativamente sulla sua Arte?

Si è sempre detto che l’Arte salverà il mondo. La musica è Arte. L’Opera è Arte. L’Arte dovrebbe Unire, non Dividere. Nei giorni scorsi si sono visti artisti Ucraini e Russi abbracciarsi, essere cosi testimoni di come l’Arte può andare oltre le bandiere, oltre i confini, oltre le nazioni. Eppure La Scala, il Metropolitan, la Carnegie Hall sono state le prime a rinunciare agli spettacoli che vedevano protagonisti interpreti russi. Primi tra tutti gli appuntamenti con il direttore d’orchestra Valery Gergeiev, russo, deus ex machina del Marinsky di San Pietroburgo, legato inevitabilmente al Governo. Gergeiev, mentore e scopritore di Anna Netrebko, che in questi giorni avrebbe dovuto dirigere alla Scala La Dama di Picche di Tchaikovsky, e al quale il sindaco Sala di Milano all’indomani dell’attacco all’Ucraina aveva chiesto di schierarsi contro il governo russo.

La risposta non è arrivata – non almeno quella attesa, Gergeiev sempre dai social ha condannato la guerra in generale senza però scendere contro la propria nazione – e il maestro è stato sostituito. Il pubblico in questi giorni segue febbrilmente non solo le vicende della guerra, ma anche quelle dei palcoscenici mondiali, da un alto attendendo nuove “epurazioni” – brutto usare questo termine, brutto farlo oggi nel 2022, brutto pensare che possano esserci – dall’altro sperando che il mondo impazzito si fermi e che queste settimane si cancellino, tornando alla normalità. Ma a quale normalità? E, soprattutto, a che prezzo? In attesa di una risposta – che non si può dare, non adesso – si cercherà di “ammazzare il tempo”, come diceva Montale, continuando ad andare a Teatro, apparentemente dimenticando – alcuni lo faranno, altri no – il motivo dietro queste sostituzioni dell’ultimo minuto, godendo di un attimo di Bellezza che purtroppo non salverà il mondo.

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