In Spagna vince la sinistra, ultradestra in Parlamento. Rebus maggioranza

29 aprile 2019

Il partito socialista spagnolo di Pedro Sanchez vince le elezioni politiche, ma inizia il rebus delle alleanze, perché i 123 seggi conquistati con il il 28,7% dei voti non bastano al premier uscente per governare. E non bastano neanche i 42 seggi dell’alleato Podemos. Sicuramente per governare Sanchez avrà bisogno anche del sostegno degli indipendentisti catalani e dei baschi. Seconda notizia della giornata elettorale spagnola, oltre alla tenuta del fronte europeista, è l’ingresso, per la prima volta, dell’ultradestra di Vox, che non sfonda, ma ottiene il 10,3% con 24 seggi. Crollo, invece, dei Popolari (PP), che scendono da 137 a 66 seggi, quasi raggiunti da Ciudadanos (C’s) con 57 seggi.

“Il partito socialista ha vinto. E con esso il futuro ha vinto e il passato ha perso”, ha detto Sanchez rivendicando il successo, anche personale, con un incremento delle preferenze per il suo partito dal 23% del 2016. Lontana, però, è la soglia di 176 seggi che garantirà la maggioranza in Parlamento. “Abbiamo mandato un messaggio chiaro all’Europa e al resto del mondo. Si può vincere l’autoritarismo e l’involuzione – ha aggiunto Sanchez – Formeremo un governo pro europeo”. Di seguito le possibili opzioni individuate da El Pais e dai principali quotidiani spagnoli.

PSOE-CIUDADANOS La somma dei 123 deputati socialisti di Pedro Sanchez e dei 57 di Ciudadanos darebbe una larga maggioranza al governo con 180 seggi, quattro sopra la maggioranza assoluta. Tuttavia, ad oggi questa opzione non è sul tavolo. Il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, ha dichiarato durante la campagna elettorale che non si sarebbe mai alleato con il candidato socialista: una posizione che condanna il partito a un ruolo di opposizione. Gli stessi attivisti del Psoe sarebbero contrari all’idea: “Con Rivera, no! Con Rivera, no!” hanno urlato durante la festa per la vittoria elettorale a Ferraz. “Penso che sia abbastanza chiaro, vero?” ha commentato Sanchez, sorridendo.

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PSOE SENZA INDIPENDENTISTI La somma del PSOE (123) più Podemos (42), Compromis (1), Partito nazionalista basco (6), Coalizione delle Canarie-PNC (2) e Partito regionalista della Cantabria (1) darebbe 175 seggi. Anche così a Pedro Sánchez mancherebbe un seggio per raggiungere la soglia della maggioranza assoluta: il leader socialista dunque avrebbe bisogno almeno di un’astensione per poter essere investito come primo ministro.

PSOE CON GLI INDIPENDENTISTI La somma di PSOE (123), Podemos (42), PNV (6), CCA-PNC (2), Compromis (1), ERC (15), JxCat (7) e EH Bildu (4) darebbe 199 seggi. Ma questa opzione di governo è praticamente esclusa, dato che il premier potrebbe governare come una minoranza. Tuttavia, l’intesa potrebbe servire ad essere investito come nuovo capo del governo al primo giro di consultazioni.

PSOE-PODEMOS Un’alleanza tra PSOE e Podemos lascerebbe i due partiti lontani dalla maggioranza assoluta, con 165 parlamentari in totale, 11 in meno dei 176 necessari. Pertanto, per ottenere l’investitura, ci sarebbe la necessità del sostegno di altri partiti.

PP-CIUDADANOS-NA-VOX Dopo il crollo del Partito Popolare, anche l’intervento dell’ultradestra di Vox non aiuterebbe molto a raggiungere una maggioranza. La formazione guidata da Santiago Abascalha ottenuto 24 seggi, ma insieme a PP, Ciudadanos e Navarra Suma si raggiungerebbe un totale di 149 parlamentari, 27 in meno della soglia di maggioranza assoluta.

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LA DESTRA SENZA VOX L’alleanza tra PP e Ciudadanos, senza l’ultradestra di Vox, è molto lontana dalla maggioranza. I 66 seggi dei popolari e il 57 dei cittadini fanno in totale 123 seggi, gli stessi del Psoe. Nemmeno i due parlamentari di Navarra Suma farebbero tornare i conti, aumentando il numero complessivo a 125.

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