Cronaca

Emendamento salva-agenzie, “re dei giochi” cercò sponda politica

“Vi e’ da dire che l’imprenditore Bacchi non avendo aderito alle due precedenti sanatorie, i cui termini sono scaduti nel gennaio 2015 e nel febbraio del 2016, e per fare fronte all’intensificarsi dei controlli e dei numerosi sequestri che lo stavano colpendo, ha provato, attraverso canali politici, a fare inserire un emendamento che riaprisse i termini della sanatoria, puntando ad ottenere altresi’ una forte riduzione del corrispettivo che sarebbe stato necessario pagare per sanare ogni singola agenzia di scommesse”. Il riferimento del Gip Antonella Consiglio, nella corposa ordinanza dell’inchiesta “Game over”, e’ ai tentativi di forte pressing che il re dei giochi e delle scommesse Benedetto Bacchi, arrestato stanotte dai poliziotti della Squadra Mobile e dello Sco, voleva mettere in atto per ottenere un “salvataggio” di tipo politico con l’introduzione di un emendamento utile a “salvare” i 700 punti di raccolta scommesse abusivi sparsi su tutto il territorio nazionale. Uno dei soggetti con cui Bacchi “era in contatto era Devis Zangara “ritenuto il tramite tra Bacchi e alcuni soggetti che avrebbero dovuto agevolare l’imprenditore per l’approvazione di un emendamento – si legge – finalizzato alla riapertura dei termini della sanatoria per la regolarizzazione fiscale dei centri di gioco e scommesse”. Tra i politici con cui Bacchi si incontro’ – assieme a Zangara nel 2016 – c’e’ l’ex deputato regionale Ncd Pietro Alongi, mentre Zangara discuteva dello stesso argomento con Alberto Firenze (Pd). L’emendamento fu presentato ma non passo’ perche’ ritenuto inammissibile.

LA CRONACA

Duro colpo all’impero del gioco d’azzardo di Cosa nostra. Eseguiti 31 arresti e scoperta una fitta rete di centri scommesse, estesa in varie regioni del Paese, al servizio della mafia, capaci di generare profitti per oltre un milione di euro al mese. L’operazione “Game over” che ha fatto scattare il vasto blitz della Polizia di Stato, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha visto impegnati piu’ di 200 uomini del Servizio centrale operativo e della Squadra mobile di Palermo. Contestati i reati di associazione mafiosa, riciclaggio, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse e alla truffa ai danni dello Stato, nonche’ smercio di stupefacenti.

LO SCENARIO

L’influente ex boss Vito Galatolo era stato chiaro: il re delle scommesse e i giochi online Benedetto Bacchi, arrestato oggi nell’operazione “Game over” dalla polizia di Stato, “si prese tutta Palermo…, metteva tutto quello che voleva a Resuttana, alla Noce, a Pagliarelli, a Palermo Centro….”. Grazie alla sua capacita’ di stringere accordi particolarmente vantaggiosi con Cosa nostra, era riuscito a creare un modello aziendale, tanto efficiente quanto illegale, forte di piu’ di settecento agenzie di scommesse in tutto il territorio nazionale e con tentativi di proiezioni internazionali finanche in Costa d’Avorio tramite l’interessamento di Giuseppe Gelardi (non indagato in questo procedimento), mafioso di Partinico catturato in Costa D’Avorio dove aveva vissuto parte della sua latitanza. L’imprenditore partinicese aveva strutturato una rete commerciale basata su differenti livelli di responsabilita’ e, conseguentemente, proporzionali percentuali di distribuzione degli utili. La base era rappresentata dai singoli centri scommesse che erano coordinati dai vari agenti di zona (personal jokers) che, a loro volta, rispondevano del loro operato ai masters territoriali i quali, in ultimo, si relazionavano con i proprietari del sito. L’organizzazione, inoltre, beneficiava dell’importante contributo di diverse figure professionali (consulenti tecnici, commercialisti, esperti di legislazione comunitaria). Il meccanismo operava in aperta violazione della normativa di settore che prevede l’obbligo, per l’esercizio dell’attivita’ di raccolta delle scommesse on line, di munirsi di concessione da parte del’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane e della licenza rilasciata del questore. La capillarita’ delle distribuzione delle agenzie, almeno 700 in tutta Italia, e il livello di efficienza raggiunto nel volgere di pochi mesi hanno consentito a Bacchi di realizzare profitti netti quantificati nell’ordine del milione di euro mensili.

E’ evidente che tali risultati non sarebbero mai stati raggiunti senza il decisivo intervento dell’organizzazione mafiosa che imponeva alle agenzie operanti nei territori di rispettiva influenza di giocare sul sito di proprieta’ di Bacchi. Questi, a fronte di tale “sponsorizzazione”, versava nelle casse di cosa nostra somme variabili tra i 300.000 e gli 800.000 euro l’anno. Insomma, il rapporto tra imprenditore e organizzazione mafiosa si era evoluto dal tradizionale modello vittima-estortore a un piu’ redditizio e meno rischioso rapporto societario. Durante le indagini, sono stati documentati incontri e contatti, diretti o indiretti, tra Bacchi e numerosi esponenti di assoluto rilievo nel panorama mafioso palermitano. Tra questi, spiccano i nomi di Francesco Nania, socio di Bacchi e, per un determinato periodo, anello di collegamento tra questi e le cosche mafiose palermitane; Fabio Chiovaro (non indagato in questo procedimento), reggente del mandamento della Noce; Sebastiano Vinciguerra (arrestato oggi), di Brancaccio, incaricato fino al 2014 della riscossione e successiva distribuzione alle altre famiglie delle somme dovute da Bacchi; Girolamo Biondino (non indagato in questo procedimento), reggente di San Lorenzo; Giovanni Cacciatore e Fricano (non indagati in questo procedimento), di Resuttana; Alessandro Alessi (non indagato), di Pagliarelli; Alessandro D’Ambrogio (non indagato), di Porta Nuova; Giovanni Nicoletti (arrestato), di Cruillas ed altri. Il sistema ha generato un enorme flusso di denaro contante che, ben presto, ha posto Bacchi nelle possibilita’ (o, necessita’) di trovare nuovi canali dinvestimento che gli consentissero di “ripulire” il denaro e farlo rientrare nel tessuto economico legale.

Da qui, l’investimento occulto per circa 750.000 euro nell’azienda edile Cev srl di Devis Zangara (arresti domiciliari per riciclaggio), societa’ impegnata nella costruzione di importanti edifici in area palermitana tra cui i supermercati Lidl di Partinico e di viale Regione siciliana a Palermo. Costruzione, quest’ultima, effettuata in societa’ con la Si.Co.Sedi Alfredo Cannone (arresti domiciliari per riciclaggio) che era stata finanziata per circa 950.000 euro dallo stesso Bacchi. Numerosi gli affari: l’acquisto per interposta persona del terreno, del valore di un milione di euro, a Partinico su cui e’ stato costruito il Lidl; l’acquisto della villa dell’ex calciatore del Palermo, Giovanni Tedesco, per 500.000 euro subito rimessa in vendita a 1.300.000 euro. E Bacchi aveva manifestato interessi per investimenti di rilevante valore nelle piu’ disparate categorie economiche, dall’acquisto della testata giornalistica on line Live Sicilia, all’import-export di petrolio fino alla progettazione di una futuristica batteria solare a ciclo continuo inesauribile. Da sottolineare, infine, la sua disponibilita’ a partecipare alla sanatoria per le sue 700 agenzie che, ove approvata, avrebbe previsto il pagamento di 10.000 euro per ogni punto gioco per un totale, quindi, di 7 milioni di euro. Gran parte della disponibilita’ economica di Bacchi era dissimulata mediante una rete di societa’, anche di diritto maltese, strutturate in modo da occultarne la reale proprieta’ e create grazie alla complicita’ di consulenti e professionisti (Rappa, Grigoli, Cusumano, tutti arrestati per riciclaggio).

Segui ilfogliettone.it su facebook
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it
Condividi
Pubblicato da