Politica

Emilia Romagna, voto disgiunto decisivo per elezioni 26 gennaio

Il sistema elettorale e la possibilità del voto disgiunto potrebbero avere un ruolo decisivo per le elezioni del 26 gennaio in Emilia-Romagna. In sostanza il voto dato ai singoli candidati presidenti potrà ribaltare l’equilibrio dei voti dati ai partiti. Ed è proprio su questo che i due favoriti – Stefano Bonaccini (Pd) per il centrosinistra e Lucia Borgonzoni (Lega) per il centrodestra – stanno concentrando gli sforzi per l’ultima settimana di campagna elettorale.

Come si voterà in Emilia Romagna? Gli elettori (3,5 milioni) sono chiamati alle urne con la nuova legge elettorale, modificata il 23 luglio 2014, la stessa utilizzata il 23 novembre 2014, giorno in cui Bonaccini cominciò il suo primo mandato in viale Aldo Moro. Come previsto ci sarà l’elezione diretta del governatore, quindi nella nottata tra domenica 26 e lunedì 27 gennaio si saprà il vincitore, ovvero il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari. Ciascun elettore potrà: votare a favore solo di una lista tracciando un segno sul contrassegno (in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Giunta regionale a essa collegato); votare solo per un candidato alla carica di presidente della giunta regionale tracciando un segno sul relativo rettangolo; votare per un candidato alla carica di presidente della giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste a esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste.

Il voto disgiunto. Ogni elettore, però, potrà votare disgiuntamente per un candidato alla carica di presidente della giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle altre liste a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. E’ questo il cosiddetto voto disgiunto che potrebbe ribaltare il risultato e spiazzare ogni sondaggio. “In effetti le caratteristiche del sistema elettorale e la possibilità del voto disgiunto potrebbero avere in questo caso un ruolo decisivo”, ha spiegato Salvatore Vassallo, professore ordinario di Scienza politica all’università di Bologna. Ad esempio, un elettore del partito ‘X’ potrebbe scegliere di barrare sulla scheda elettorale il proprio simbolo di riferimento (come segnale di appartenenza politica) ma al tempo stesso indicare il nome del candidato presidente espresso dal partito ‘Y’, finendo così per favorire la vittoria dello schieramento avversario. Infatti, nel sistema elettorale per le regionali disegnato da Tatarella, lievemente ritoccato in Emilia-Romagna nel 2014, il voto al candidato presidente – come ha ricordato il professore – è l’elemento determinante. “La legge elettorale assegna ai partiti collegati con il candidato presidente che ha preso più voti almeno 27 dei 40 seggi di cui si compone il consiglio regionale. In pratica, il voto ai candidati può ribaltare l’equilibrio dei voti dati ai partiti”.

Le liste e i candidati. Per il Consiglio regionale ogni elettore può esprimere nelle righe della scheda al massimo due preferenze, scrivendo il cognome (o il cognome e nome) del candidato o dei due candidati compresi nella stessa lista. Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza. In linea di massima 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore. Sono sette gli aspiranti governatori che si sfideranno il prossimo 26 gennaio. Oltre a Bonaccini (che si è presentato col sostegno di Partito Democratico, Europa Verde, +Europa, Volt, Emilia Romagna Coraggiosa, e della lista Bonaccini Presidente) e Borgonzoni (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Cambiamo-Il Popolo della Famiglia, Borgonzoni Presidente, Giovani per l’Ambiente), si sono presentati Simone Benini (individuato dal Movimento 5 Stelle attraverso il voto sulla piattaforma Rousseau), Stefano Battaglia del Movimento 3V, Laura Bergamini del Partito Comunista, Marta Collot di Potere al Popolo e Stefano Lugli di L’Altra Emilia-Romagna.

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