Energia, dopo 30 anni di silenzio l’Europa torna al nucleare. Italia: entro 2050 installata capacità 16 GW

La presidente della Commissione impegna duecento milioni per accelerare gli SMR entro il 2030, in risposta alla dipendenza energetica che le tensioni geopolitiche nel Golfo hanno reso insostenibile, mentre Polonia, Francia e Italia aggiornano i propri piani di capacità installata.

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L’Europa ha rotto un tabù. Al Summit mondiale sul nucleare di Parigi, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un piano da duecento milioni di euro per sostenere gli investimenti privati nelle tecnologie nucleari di nuova generazione. L’obiettivo è rendere operativi i piccoli reattori modulari — i cosiddetti SMR — entro il 2030. Una data ravvicinata, un impegno finanziario preciso e un messaggio politico inequivocabile. “La corsa alla tecnologia nucleare è iniziata”, ha dichiarato von der Leyen alla platea parigina. “L’Europa ha tutto ciò che serve per essere leader.”

L’annuncio non è arrivato isolato. A poche ore di distanza, la Commissione ha pubblicato il pacchetto energia, un insieme di misure che affiancano lo sviluppo dei micro-reattori negli Stati membri con interventi strutturali sul mercato: rafforzamento delle reti, tutela dei consumatori, maggiore apertura alla concorrenza tra fornitori.

Il “Citizens Energy Package” e le bollette

Il cuore del pacchetto sul versante civile si chiama “Citizens Energy Package”. Bruxelles propone cambi di fornitore più rapidi, riduzione di tasse e oneri sulle bollette elettriche, strumenti nuovi contro la povertà energetica. L’attenzione ai consumatori vulnerabili è esplicita. L’obiettivo dichiarato è duplice: abbassare i costi e aumentare la trasparenza dei contratti, consentendo al tempo stesso ai cittadini di produrre e condividere energia pulita in proprio.

Il contesto geopolitico pesa. Le tensioni nell’area del Golfo hanno riportato al centro del dibattito la fragilità europea rispetto alle importazioni di combustibili fossili. La volatilità dei prezzi ha accelerato la riflessione su fonti alternative e su una maggiore autonomia strategica. Il nucleare, in questo quadro, non è più soltanto una scelta tecnica: è una risposta politica.

La mappa europea del nucleare

In Europa sono attivi circa cento reattori. La Francia ne è il pilastro: produce da sola circa il 45% dell’energia nucleare del continente e ha in programma nuovi investimenti per ulteriori impianti. Polonia e Belgio rappresentano i due estremi del dibattito in corso.

Varsavia ha pianificato centocinquanta miliardi di euro entro il 2040 per la propria transizione energetica, con un’accelerazione attesa tra il 2025 e il 2026. La prima centrale nucleare polacca — tre reattori AP1000 a Lubiatowo‑Kopalino — è già in costruzione, con entrata in funzione prevista nel 2033. Sul tavolo anche lo sviluppo di SMR. Bruxelles, al contrario, aveva programmato la dismissione dei suoi sette reattori — che coprono il 40% del fabbisogno nazionale — ma ha poi prorogato la vita operativa di alcuni impianti fino al 2045, piegando la pianificazione alle esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti.

Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria e Romania restano orientate al nucleare e stanno pianificando nuovi reattori o l’estensione di quelli esistenti. In Finlandia, Olkiluoto 3 è il reattore EPR da 1.600 MW più potente d’Europa. Svezia, Slovenia e Paesi Bassi operano centrali nucleari e valutano nuove costruzioni o l’adozione degli SMR.

L’Italia torna a sedersi al tavolo

Il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, era presente a Parigi. Il suo intervento ha segnalato una discontinuità rispetto alla posizione italiana degli ultimi decenni. “Nel 2023 abbiamo istituito la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile”, ha dichiarato, “che ha riunito le migliori competenze tecnico‑scientifiche del Paese, consentendo di integrare per la prima volta lo scenario nucleare nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.”

I numeri indicati dal ministro sono concreti: entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%. Un paese che un referendum aveva allontanato dall’atomo si riaffaccia, con cautela ma con cifre ufficiali, al dibattito europeo. La direzione è tracciata. La velocità, ancora da negoziare.