Energia, l’Europa brucia 22 miliardi in 44 giorni di guerra iraniana. E ora Bruxelles corre ai ripari

Von der Leyen illustra la doppia risposta della Commissione UE alla crisi energetica scatenata dalla chiusura dello stretto di Hormuz: interventi temporanei mirati ai gruppi vulnerabili nel breve periodo, e una strategia strutturale su elettrificazione, piccoli reattori atomici e revisione dell’Ets entro l’estate.

Ursula Von der Leyenok

Ursula von der Leyen

Quarantaquattro giorni di conflitto intorno allo stretto di Hormuz sono costati all’Unione europea 22 miliardi di euro in più sulla bolletta energetica. È la cifra con cui Ursula von der Leyen ha aperto il punto stampa in cui ha delineato la risposta di Bruxelles alla crisi, articolata su due livelli: misure di emergenza per l’immediato e una revisione strutturale del sistema energetico europeo nel medio-lungo periodo. Il pacchetto sarà presentato ai capi di Stato e di governo al Consiglio informale di Cipro la settimana prossima, preceduto da una comunicazione della Commissione mercoledì 22 aprile.

Il messaggio politico di Von der Leyen è netto: “Anche se le ostilità cessassero immediatamente”, la crisi “persisterà per un certo tempo”. Tradotto: non si tratta di un’emergenza congiunturale destinata ad esaurirsi con il cessate il fuoco, ma di uno stress test che rivela la fragilità strutturale della dipendenza europea dai combustibili fossili importati.

Le misure urgenti: coordinamento, aiuti di Stato e domanda

Sul fronte immediato, Bruxelles punta su tre assi. Primo, il coordinamento tra gli Stati membri sulla gestione delle scorte di gas e petrolio e sulle misure anti-rincaro, che dovranno essere “mirate ai gruppi vulnerabili, rapide, immediate e temporanee”. Secondo, un quadro temporaneo che allenti le regole sugli aiuti di Stato, consentendo ai governi nazionali margini di intervento più ampi senza incorrere nelle consuete restrizioni comunitarie sulla concorrenza.

 

 

Il terzo asse è il più delicato e, al momento, il meno definito: la riduzione della domanda. Von der Leyen ha evitato di entrare nei dettagli, assicurando che si rispetterà “la libertà di scelta dei consumatori” e indicando come leve l’efficienza energetica degli edifici e il rinnovo degli impianti industriali. Misure che, però, difficilmente producono effetti nell’arco di settimane. L’ipotesi di provvedimenti più coercitivi sul consumo — razionamenti o tetti diretti — rimane sullo sfondo, politicamente impraticabile nel breve termine ma non del tutto esclusa se la crisi dovesse prolungarsi.

Il contesto aggravante è noto: la chiusura di Hormuz si sovrappone alla progressiva riduzione degli approvvigionamenti dalla Russia, oggetto di pacchetti sanzionatori successivi alla guerra in Ucraina. Le filiere più esposte nell’immediato sono quelle del kerosene e del diesel.

La strategia strutturale: Ets, rinnovabili, nucleare ed elettrificazione

Sul versante delle riforme di sistema, la Commissione si muove su più fronti contemporaneamente. Sulla revisione del mercato dei permessi Ets, Von der Leyen ha ribadito la posizione ufficiale di Bruxelles: la componente Ets è “la parte più piccola” del costo dell’energia. Ciononostante, la Commissione intende consultare gli Stati membri su una revisione dei riferimenti Ets “usando tutte le flessibilità che il testo legale consente”, con una revisione completa del sistema già a luglio.

La lettura politica è duplice: da un lato, la Commissione difende il meccanismo di carbon pricing dai tentativi di smantellamento che si moltiplicano nei governi nazionali; dall’altro, concede uno spazio di manovra che segnala la consapevolezza che il sistema necessita di aggiustamenti in un contesto di prezzi energetici eccezionalmente alti.

La vera posta in gioco, però, è la struttura del mix energetico europeo. “La realtà amara per il nostro continente è che l’energia fossile resterà l’opzione più costosa negli anni a venire”, ha detto Von der Leyen. La risposta di Bruxelles punta su rinnovabili e nucleare, con una preferenza esplicita per i “mini” reattori atomici rispetto alle grandi centrali convenzionali. La logica è quella dell’indipendenza produttiva: energia generata dentro i confini dell’Unione, sottratta alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle crisi geopolitiche.

A completare il quadro, Von der Leyen ha annunciato che prima dell’estate la Commissione presenterà una strategia sull’elettrificazione del sistema energetico e dei trasporti, con “un nuovo obiettivo ambizioso” e un piano per rimuovere gli ostacoli regolamentari che ancora frenano gli investimenti nel settore.