Raggiunta intesa a Lussemburgo: nuovo capitolo nel Pnrr piano RepowerUe

Raggiunta intesa a Lussemburgo: nuovo capitolo nel Pnrr piano RepowerUe
4 ottobre 2022

 Il Consiglio Ecofin riunito oggi a Lussemburgo ha raggiunto un accordo politico sul testo della proposta “RePowerEU”, che la Commissione europea aveva presentato nel magio scorso, come prima risposta alla crisi energetica causata dall’invasione russa dell’Ucraina. Con questo accordo, il Consiglio Ue è ora pronto a iniziare il negoziato a tre (“trilogo”) con la Commissione e il Parlamento europeo per arrivare al testo definitivo del pacchetto.

La proposta mira ad aggiungere un nuovo capitolo ‘REPowerEU’ ai piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) degli Stati membri dell’Ue nell’ambito del “NextGenerationEU”, al fine di finanziare investimenti chiave e riforme che aiuteranno a raggiungere gli obiettivi della indipendenza energetica dalle fonti fossili russe, e più in generale della transizione energetica verde. Per il gas, in particolare, l’obiettivo è quello di fare a meno di due terzi delle importazioni dalla Russia entro un anno, e di sbarazzarsi dell’ultimo terzo entro il 2026-27.

Il pacchetto prevede nuovi obiettivi più ambiziosi per le rinnovabili (dal 40% al 45%)e per l’efficienza energetica (Dal 9% al 13%) da raggiungere entro il 2030, un’iniziativa per accelerare notevolmente i processi di autorizzazione per l’installazione delle rinnovabili, l’introduzione graduale dell’obbligo di installare pannelli solari di tutti gli edifici nuovi, un meccanismo di acquisto comune del gas per gli Stati membri (sul modello sperimentato con i vaccini anti-Covid). Per quanto riguarda il “NextGenerationEU”, viene proposta la riprogrammazione di una serie di investimenti già previsti nei piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr), con sovvenzioni aggiuntive per 20 miliardi di euro (da finanziare con le entrate del sistema Ets di scambio dei permessi di emissione), e con la riallocazione dei prestiti del “NextGeneration EU” che non sono stati ancora richiesti dagli Stati membri a cui erano destinati (per una cifra pari al momento a 225 miliardi di euro).

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E’ previsto che 10 miliardi vengano investiti per nuove infrastrutture e connessioni per il gas e 2 miliardi per nuove infrastrutture necessarie in alcuni paesi per compensare le sanzioni contro il petrolio russo. Il resto dei fondi sarà usato per accelerare la transizione energetica verde. Nella sua posizione approvata oggi, il Consiglio Ue chiede diverse modifiche al pacchetto originario presentato dalla Commissione. Per quanto riguarda le fonti di finanziamento dei 20 miliardi di euro aggiuntivi di sovvenzioni, invece di mettere all’asta una parte dei permessi di emissione della “riserva di stabilità” dell’Ets, il Consiglio propone di ricorrere al Fondo per l’innovazione (che a sua volta è finanziato dall’Ets) e di anticipare rispetto ai termini previsti una parte delle vendite dei permessi di emissione. Con queste due soluzioni verrebbero assicurati rispettivamente il 75% e il 25% dei 20 miliardi aggiuntivi.

Un’altra modifica del Consiglio riguarda la “chiave di allocazione” agli Stati membri delle risorse di “REpowerEU”, che la Commissione aveva proposto di lasciare inalterata rispetto alla distribuzione dei fondi previsti dal “NextGenerationEU”, che si riferiva unicamente alle conseguenze causate dalla pandemia di Covid. Il Consiglio ha introdotto una formula che tiene conto della politica di coesione, della dipendenza degli Stati membri dai combustibili fossili e dell’aumento dei costi di investimento. Un’altra modifica importante, che si può prevedere sarà molto controversa nel successivo “trilogo”, è quella in cui si elimina la nuova scadenza molto ravvicinata (30 giorni dall’entrata in vigore del pacchetto “REpowerEU”) che la Commissione voleva imporre agli Stati membri per decidere se intendono utilizzare o no i prestiti del Recovery plan che erano stati loro riservati.

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L’intenzione dell’Esecutivo Ue era di aver chiaro al più presto il quadro dei prestiti non utilizzati, in modo da poterli redistribuire agli Stati membri (fra cui pressoché certamente l’Italia) che li richiederanno, ma il Consiglio vuol cancellare questa accelerazione e ristabilire la scadenza originaria del 31 agosto 2023. Alla fine, comunque, prevedendo che il pacchetto sia approvato definitivamente dai co-legislatori a fine anno o inizio 2023, si tratta di una differenza di pochi mesi.

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