Eni ha fissato per Enilive un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio. Il price cap partirà il 28 settembre per una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. I livelli fissati dalla società sono circa 17 centesimi inferiori alle medie attuali.
La decisione arriva in una fase di pressione sui prezzi dei carburanti. Alla riduzione dello sconto sulle accise si sommano le tensioni internazionali che hanno ridotto l’offerta di prodotti raffinati e una capacità di raffinazione europea più limitata. Secondo Eni, negli ultimi 15 anni sono state chiuse quasi 30 raffinerie in Europa.
Il limite vale per la rete Enilive
Eni collega il provvedimento all’agevolazione fiscale sulle accise e alle condizioni del mercato internazionale. La società sostiene di avere già assorbito, dall’inizio di marzo, una parte degli aumenti delle quotazioni internazionali, contenendo l’incremento dei prezzi consigliati ai propri distributori.
Il gruppo interpreta il nuovo tetto come un ulteriore intervento a favore dei consumatori e delle imprese. La misura riguarda i carburanti commercializzati da Enilive e non costituisce quindi un limite generale imposto a tutti gli operatori della rete italiana.
Eni inserisce l’intervento anche nella propria strategia industriale. Il gruppo sottolinea gli investimenti nelle bioraffinerie di Venezia e Gela e il progetto di trasformazione del sito di Livorno, sostenendo che queste attività consentono di preservare capacità di raffinazione nazionale e occupazione. Enilive è la società di Eni dedicata ai prodotti e ai servizi per la mobilità.
Il governo convoca le raffinerie
La decisione di Eni si intreccia con l’iniziativa del governo sulla disponibilità di prodotti raffinati. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, hanno convocato per l’8 ottobre a Palazzo Piacentini le società della raffinazione e della produzione di derivati.
L’incontro servirà a valutare come aumentare la produzione delle raffinerie nazionali per attenuare gli effetti dello scenario internazionale sull’approvvigionamento italiano. Alla riunione sono stati invitati Unem e i rappresentanti di Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil-Isab, Eni, Saras e Innovhub.
Il governo segue da mesi l’andamento dei prezzi energetici. Il Mimit ha rafforzato nel 2026 il monitoraggio della filiera dei carburanti attraverso la Commissione di allerta rapida e l’Osservatorio dei prezzi.
Urso ha accolto la scelta di Eni chiedendo che venga seguita dagli altri operatori. “Devo esprimere apprezzamento per la decisione di Eni, molto importante, di grande responsabilità sociale che tende a calmierare i prezzi per il prossimo mese”, ha dichiarato il ministro, auspicando che “sia seguita da altre compagnie nel Paese”.
L’intervento si colloca in un quadro nel quale il governo ha già adottato misure di controllo e monitoraggio sui prezzi. A marzo il Mimit aveva disposto controlli lungo la filiera dopo gli aumenti delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi, con il coinvolgimento della Guardia di Finanza.
Il nodo delle accise cambia i listini
Il nuovo tetto di Eni arriva insieme alla riduzione dello sconto sulle accise. Secondo i calcoli del Codacons riportati nell’input, il gasolio sulla rete ordinaria avrebbe raggiunto 2,399 euro al litro e la benzina 2,215 euro.
La differenza rispetto ai limiti fissati da Eni produce, secondo l’associazione dei consumatori, un risparmio massimo di circa 10,4 euro per un pieno di gasolio e di 11,2 euro per un pieno di benzina, fino al 5 ottobre, quando è previsto l’entrata in vigore del meccanismo delle accise mobili.
Il Codacons ha definito la misura positiva e ha chiesto agli altri marchi petroliferi di adottare un tetto massimo. Il beneficio effettivo per il singolo automobilista dipenderà tuttavia dalla quantità acquistata, dal prezzo applicato dal singolo impianto e dall’evoluzione delle quotazioni.
La pressione arriva dalla raffinazione
Il problema non riguarda soltanto il prezzo del greggio. Eni indica nella contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati e nella riduzione della capacità europea due fattori che stanno sostenendo i prezzi alla pompa.
Il tema della capacità produttiva è diventato centrale anche nell’agenda industriale italiana. Il governo vuole verificare con le società del comparto se esistano margini per aumentare la produzione nazionale dei principali derivati e ridurre l’impatto delle tensioni internazionali sull’approvvigionamento.
Il Mimit dispone inoltre di un sistema di rilevazione quotidiana dei prezzi praticati dai distributori, attraverso l’Osservatorio prezzi carburanti, alimentato dalle comunicazioni dei gestori.
Il price cap di Eni resta per ora limitato alla rete della società e ha una durata definita. La sua eventuale estensione fino alla fine dell’anno dipenderà dall’evoluzione delle quotazioni, dalla disponibilità di prodotti raffinati e dalle condizioni degli approvvigionamenti. Parallelamente, il tavolo convocato dal governo dovrà verificare se la capacità delle raffinerie italiane possa contribuire a ridurre la pressione sui prezzi.

