Febbraio conferma la solidità dell’industria Usa: crescita più lenta di gennaio, però sopra le aspettative
La Federal Reserve ha comunicato che la produzione industriale statunitense è aumentata dello 0,2% a febbraio. Il dato batte il consenso degli analisti, che si aspettavano un incremento dello 0,1%, ma segna un deciso rallentamento rispetto al +0,7% messo a segno a gennaio. La decelerazione era in parte prevista dai mercati; la sua entità, tuttavia, conferma che il ritmo sostenuto del primo mese dell’anno non può essere considerato la norma.
All’interno del perimetro industriale, i comparti si muovono in direzioni diverse. La produzione manifatturiera cresce dello 0,2%, allineandosi al dato aggregato. Quella mineraria si distingue in positivo con un +0,8%, segnale di dinamismo nel settore estrattivo. Le utility invertono invece la rotta: il loro output scende dello 0,6%, pesando sul bilancio complessivo e ricordando come la variabile energetica rimanga un fattore di volatilità non trascurabile nella lettura dei dati mensili.
Impianti stabili, ma distanti dalla media storica
L’utilizzo della capacità degli impianti, indicatore che misura quanto del potenziale produttivo installato venga effettivamente sfruttato, si è attestato al 76,3%. Il valore è rimasto invariato rispetto a gennaio, mese per il quale la lettura originaria del 76,2% è stata rivista al rialzo di un decimo di punto. Il consensus indicava anch’esso 76,2%, dunque la lettura finale supera di un’unità le attese.
Il 76,3% non è un dato neutro. Posto in prospettiva storica, quel valore si colloca 3,1 punti percentuali al di sotto della media registrata tra il 1972 e il 2025. Il distacco non è nuovo, ma la sua persistenza alimenta interrogativi sulla capacità dell’economia americana di esprimere il proprio pieno potenziale industriale. Un margine simile indica che esiste ancora spazio rilevante per aumentare la produzione senza ricorrere a nuovi investimenti in impianti: un elemento che può smorzare le pressioni inflazionistiche legate ai colli di bottiglia produttivi, ma che può anche essere letto come un segnale di domanda ancora insufficiente a saturare l’offerta disponibile.
