Fed ferma i tassi, Powell: “Nessun rialzo in vista, l’autonomia va difesa”
Il numero uno della Banca centrale americana elude lo scontro con la Casa Bianca e ribadisce il valore dell’indipendenza istituzionale
Jerome Powell
La Federal Reserve tiene fermi i tassi di interesse ufficiali al range 3,50%-3,75%. È la decisione presa dal Fomc al termine della riunione di gennaio, in un contesto di economia in miglioramento ma con inflazione ancora “in qualche modo elevata”. Jerome Powell, nel corso della conferenza stampa, ha descritto un quadro macroeconomico più rassicurante: la disoccupazione dà segnali di stabilizzazione dopo la fase di rialzo e le prospettive di crescita appaiono solide.
Prudenza sui tassi, fiducia sull’economia
Powell ha usato toni volutamente misurati. Ha riconosciuto il progresso sul fronte occupazionale – “un chiaro miglioramento delle prospettive” – e ha sottolineato che l’inflazione, pur non domata del tutto, resta sotto controllo. Nessun allarme sistemico, dunque, ma nemmeno spazio per euforia.
La Banca centrale americana conferma la linea attendista che ha caratterizzato le ultime decisioni, in attesa di ulteriori dati che confermino il trend disinflazionistico. Sul dollaro, deprezzato di recente, Powell ha tagliato corto: “Non commentiamo i tassi di cambio, è compito del Tesoro”. Stessa linea sull’oro in rally: elemento monitorato, ma non indice di erosione della fiducia nella politica monetaria. “Guardate alle aspettative di inflazione – ha detto – non c’è sfiducia”. In serata l’euro si attestava a 1,1945 sul biglietto verde.
Scontro con la Casa Bianca, Powell elude
Il vero tema caldo della giornata, tuttavia, è rimasto sullo sfondo. Numerose domande dei giornalisti hanno riguardato l’aggravarsi dello scontro tra la Fed e l’amministrazione in carica.
Lo scorso 10 gennaio Powell aveva ricevuto un mandato di comparizione dal Dipartimento di Giustizia per presunti illeciti legati ai costi di rifacimento della sede della Banca centrale. In quell’occasione aveva diffuso un videocomunicato durissimo, accusando il governo federale di voler minare l’autonomia dell’istituzione.
Ieri, di fronte alle insistenze, il presidente della Fed ha opposto un netto rifiuto: “Mi dispiace, non ho niente da dirvi. Questa è una conferenza stampa sull’economia. Ci sono tempi e modi per queste domande, ma non oggi”.
L’indipendenza come baluardo istituzionale
Nonostante il silenzio tattico, Powell ha voluto ribadire un principio cardine. L’indipendenza della Banca centrale – ha affermato – “è un’architettura istituzionale che ha servito bene l’interesse pubblico”.
Ha insistito sulla necessità di tenere la politica monetaria al riparo da logiche elettorali: “La separazione dalla politica, l’assenza di cariche elettive con controllo diretto sulla politica monetaria, è la ragione per cui questo modello funziona”. Non si tratta solo di un tratto americano: “È una buona pratica osservata praticamente ovunque nel mondo”.
Perdere quell’autonomia, ha ammonito, rende “difficile ripristinare la credibilità dell’istituzione”. Negli Stati Uniti, ha concluso, “non penso che l’abbiamo persa” e l’impegno della Fed resta “servire bene il pubblico”.
La giornata si chiude dunque con una Fed compatta sul piano tecnico, guardinga sulle prospettive e decisa a non cedere terreno sul piano istituzionale. Il messaggio di Powell è duplice: stabilità sui tassi, fermezza sull’indipendenza. Il mercato, per ora, sembra apprezzare il mix.
