Fotocamera non avrà più bisogno di lenti

2 aprile 2014

Al Mobile World Congress l’americana Rambus si è guadagnata l’attenzione di molti. Il motivo? Sensori fotografici in grado di catturare informazioni visive senza l’utilizzo di lenti. Le ricerche della compagnia avanzano da quasi un anno; la loro importanza trascende il mondo degli smartphone e della fotografia tradizionale per sconfinare alle basi dell’Internet delle cose. In effetti, i sensori studiati dagli americani non nascono per competere con l’attuale tecnologia. A fronte dei 150 Mpixel dei sensori TowerJazz, dei 41 di un Lumia 1020 o degli 8 di qualunque compatta o smartphone moderno, il sistema messo in piedi da Rambus cattura al momento immagini da appena 128 x 128 pixel. Il vantaggio piuttosto sta tutto nelle dimensioni e nella praticità. Per capirne il motivo, basta comprenderne il funzionamento.

Il sensore è un chip CMOS incastonato in una minuscola lastra di vetro nella quale è scavato un motivo geometrico. Il suo compito è rifrangere i fotoni in transito verso la superficie sensibile: quando questi ultimi colpiscono il chip, lo fanno secondo una traiettoria modificata dalle scanalature. L’immagine ottenuta non è quindi riconoscibile dall’occhio umano, ma a questo punto interviene un algoritmo informatico, che a partire dalla conoscenza del motivo geometrico impresso nel vetro ricostruisce le informazioni ottenute dal chip e restituisce un risultato coerente con la fonte.

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La necessità delle lenti viene eliminata, abbattendo drasticamente le dimensioni necessarie alla costruzione di un sistema simile. I chip sono grandi più o meno come la punta di una matita e spessi quanto un paio di capelli umani, e, dettaglio non indifferente, costano poco. Meno delle soluzioni proposte dalla concorrenza, in quanto sono realizzabili con tecnologie già impiegate per la manifattura dei chip classici. Le applicazioni di una serie di sensori minuscoli ed economici sono limitate solo dalla fantasia, ma è ovvio pensare all’Internet delle cose. Da sensori a così bassa definizione non ci si può sicuramente aspettare fotografie da Pulitzer, ma l’idea di donare la vista a tutti i nostri dispositivi presenti e futuri è sicuramente interessante. Il problema resterà sempre quello della privacy, messa a dura prova da un futuro con molti più occhi in giro di quanti già non ce ne siano.

 

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