Funerale del fratello: Ratzinger, grazie per ciò che hai sofferto

Funerale del fratello: Ratzinger, grazie per ciò che hai sofferto
Monsignor Georg Ratzinger e il fratello Papa emerito
8 luglio 2020

“Dio ti benedica, caro Georg, per tutto quello che hai fatto, per tutto quello che hai sofferto e per tutto quello che mi hai regalato”: questo il messaggio di Benedetto XVI, 93 anni, al funerale del fratello, monsignor Georg Ratzinger, morto a 96 anni la scorsa settimana. Il messaggio, riporta la diocesi di Regensburg (Ratisbona), è stato letto dal segretario particolare di Benedetto XVI, monsignor Georg Gaenswein, “in lacrime”. Il segretario particolare di Joseph Ratzinger, 93 anni, monsignor Georg Gaewnswein, ha letto il messaggio inviato da Benedetto XVI ai funerali del fratello, mons. Gerog Ratzinger, morto a 96 anni la scorsa settimana, sotto forma di lettera al vescovo di Regensburg (Ratisbona), mons. Rudolf Voderholzer. “Caro vescovo Rudolf! Sono con te in quest’ora in cui svolgi l’ultimo servizio fraterno di mio fratello, accompagnandolo sull’ultimo sentiero terreno. Mi sento in dovere di ringraziare per tutto ciò che hai fatto e stai facendo in queste settimane di addio. I miei ringraziamenti vanno anche a tutti coloro che sono stati con lui in queste settimane e che gli hanno mostrato la loro gratitudine per ciò che ha fatto e sofferto per loro nella sua vita”.

“L’eco della sua vita e del suo lavoro che ho ricevuto in forma di lettere, telegrammi ed e-mail in questi giorni va ben oltre ciò che avrei potuto immaginare. Persone di molti paesi, di tutte le classi e professioni mi hanno scritto in un modo che mi ha toccato il cuore. Ognuno dovrebbe ricevere una risposta personale. Sfortunatamente, mi manca il tempo e la forza per farlo, e posso solo cogliere questa occasione per ringraziare tutti per aver preso parte a queste ore e giorni. La frase del cardinale Newman si è avverata per me proprio ora: “Cor ad cor loquitur”. In ogni lettera e oltre ogni lettera, il cuore parla al cuore”. “Ci sono state tre caratteristiche principali di mio fratello che sono tornate in molte varianti e riflettono anche il mio sentimento personale in quest’ora di separazione. Innanzitutto, si dice più volte che mio fratello ha ricevuto e compreso la vocazione al sacerdozio allo stesso tempo della vocazione musicale. Già a Tittmoning nei primi anni della sua vita scolastica, non solo si informava attentamente sulla musica di chiesa, ma faceva anche i primi passi per impararla da solo. A Tittmoning o ad Aschau chiese quale fosse il nome della professione di un prete della cattedrale che fa la musica. In tal modo apprese il nome di ‘Domkapellmeister’ (maestro della cappella del duomo, ndt.), nel quale in qualche modo vide la direzione indicata della sua vita”.

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“Quando fu effettivamente nominato maestro della cappella della cattedrale di Ratisbona, fu sia gioia che dolore per lui, perché nostra madre fu chiamata da questo mondo quasi contemporaneamente al direttore del coro Schrems. Se nostra madre fosse sopravvissuta, non avrebbe accettato la nomina come capo delle voci bianche della cattedrale di Ratisbona. Questo servizio è diventato sempre più una gioia per lui, acquistata ovviamente attraverso ogni tipo di sofferenza. L’ostilità e il rifiuto non mancavano, soprattutto all’inizio. Ma allo stesso tempo è diventato un padre per i giovani, voci bianche che con gratitudine stavano e stanno accanto a lui. Vorrei anche estendere i miei più sentiti ringraziamenti a tutti voi a quest’ora in cui sono stato in grado di provare di nuovo come lui, come sacerdote e musicista, si fosse sempre rinnovato”.

Mons. Ratzinger è infatti stato direttore del coro di voci bianche del duomo locale, i “Domspatzen” di Regensburg, dal 1964 al 1994. Una inchiesta avviata nel 2015 e condotta, su incarico della Chiesa, dall`avvocato Ulrich Weber, ha pubblicato il suo rapporto nel 2017. Esaminando le violenze fisiche, psicologiche e, in 67 casi, anche sessuali a cui venivano sottoposti i bambini che abitavano ma nella scuola materna dei Domspatzen a Etterhausen o a Pielenhofen, il rapporto è arrivato a concludere che sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze. “Nella scuola del coro – affermava il report – dominavano paura e senso di impotenza”, e la violenza veniva usata quotidianamente per ottenere “assoluta disciplina”. Il fratello maggiore di Benedetto XVI, secondo l`inchiesta, non poteva non sapere, sebbene personalmente avesse dato solo qualche ceffone ai suoi studenti. Nella nota con la quale la diocesi di Regensburg dava notizia della sua morte, si legge, tra l’altro, che “nell’ambito della indagine sulla violenza presso le voci bianche del duomo, (mons. Georg Ratzinger) si rammaricò per i propri errori personali”.

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“Vorrei menzionare un’altra caratteristica di mio fratello”, prosegue Benedetto XVI nella lettera per i funerali del fratello. “Da un lato c’è la sua socievole allegria, il suo senso dell’umorismo, la sua gioia per i buoni doni della creazione. Allo stesso tempo, tuttavia, era un uomo diretto in quanto esprimeva apertamente le sue convinzioni. Ha vissuto nella più grande cecità possibile per oltre venti anni ed è stato quindi escluso da una buona parte della realtà. Questa grande rinuncia è stata sempre difficile per lui. Ma lo ha sempre accettato e affrontato”. “Da ultimo, era un uomo di Dio. Anche se non mostrava la sua devozione, è stato sopra ogni sobrietà e onestà il vero centro della sua vita”.

“Infine, vorrei ringraziarti per essere staot di nuovo con lui negli ultimi giorni della sua vita. Non aveva chiesto una mia visita. Ma ho sentito che era l’ora di tornare da lui. Sono profondamente grato per questo segno interiore che il Signore mi ha dato. Quando lo ho salutato la mattina di lunedì 22 giugno, sapevamo che sarebbe stato un addio da questo mondo per sempre. Ma sapevamo anche che il Dio benevolente che ci ha dato questa unità in questo mondo ci sarà anche nell’altro mondo e ci darà una nuova unità lì. Grazie a Dio, caro Georg, per tutto quello che hai fatto, per tutto quello che hai sofferto, per tutto quello che mi hai regalato!”. “E Dio ti renda merito, caro vescovo Rudolf, per lo straordinario sforzo che hai compiuto in queste settimane, il che non è stato facile per entrambi. Cordialmente tuo, Benedetto XVI”.

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