Garante Privacy apre istruttoria su bonus Covid eletti. Che aspetta Tridico a fare i nomi?

Garante Privacy apre istruttoria su bonus Covid eletti. Che aspetta Tridico a fare i nomi?
Pasquale Tridico, presidente dell'Inps
12 agosto 2020

Il Garante per la protezione dei dati personali questa mattina ha inviato una richiesta di informazioni all’Inps e ha aperto una istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall’Istituto rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse sul bonus covid incassato da alcuni parlamentari, e da numerosi consiglieri regionali e comunali. Il Garante chiede all’Inps, presieduto da Pasquale Tridico, “di conoscere, in particolare: quale sia la base giuridica del trattamento effettuato sui dati personali dei soggetti interessati; l’origine e tipi di dati personali trattati, riferiti alla carica di parlamentare e amministratore locale e regionale; le modalità con cui è stato effettuato il trattamento, con specifico riguardo all’operazione di “raffronto” dei dati personali dei soggetti richiedenti o beneficiari del bonus, con quelli riferiti alla carica di parlamentare e amministratore locale e regionale; l’ambito del trattamento ed eventuali comunicazioni a terzi di tali dati”, si legge in una nota.

Insomma, che diamine aspettano all’Inps per la diffusione dei dati sui furbetti del bonus da 600 euro? Ne sta discutendo tutta Italia. Vengono fuori nomi a strascico. Partiti di maggioranza come Italia Viva minacciano querele contro l’istituto per essere stati messi in mezzo. Candidati alle regionali rinunciano a competere dopo che i loro nomi sono usciti. Ma molti altri restano occulti, compresi quelli dei parlamentari. Il garante per la privacy afferma giustamente che non ci sono ostacoli alla loro pubblicazione. La domanda è: chi sta coprendo l’Inps con i suoi ritardi?.

Leggi anche:
Colpo al clan Moccia, arresti tra Roma e Napoli: 13 in manette. Soldi dati a figlio Gigi D'Alessio

E così dopo i furbetti del cartellino arrivano i furbetti del bonus. Sono cinque i parlamentari accusati di aver fatto – legittimamente – richiesta all’Inps dei 600 euro messi a disposizione del Governo per contrastare gli effetti negativi della crisi innescata dal Coronavirus. Si tratterebbe di tre deputati della Lega, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia viva. La vicenda riapre la ‘questione morale’ dentro la politica. Il presidente della Camera Roberto Fico ricorda gli “obblighi morali” dei rappresentanti del popolo in Parlamento e invita i ‘colpevoli’ a chiedere scusa e a restituire i soldi ricevuti. “E’ una questione di dignità e di opportunità”, sottolinea. Sì perché, per paradosso, i cinque non hanno fatto nulla di illegale. I decreti varati dal Governo infatti prevedono che chiunque abbia la partita iva e sia stato danneggiato economicamente possa far richiesta del bonus.

Un passo indietro è invocato da tutto l’arco parlamentare da cui arriva la condanna unanime per il gesto, ma si sottolinea anche come il governo abbia dato questa possibilità a tutti, senza distinzione di reddito. Matteo Salvini chiede “l’immediata sospensione, chiunque siano”. Ma punta anche il dito contro il decreto che lo permette e invoca le dimissioni tanto degli uni quanto degli altri. E la leader di Fdi Giorgia Meloni conia un hashtag apposito perché i deputati ‘innocenti’ possano distinguersi pubblicamente. “Io sono diversa” twitta la sottosegretaria dem al ministero dello Sviluppo economico Alessia Morani. Federico Fornaro, capogruppo di Leu a Montecitorio, invoca chiarezza: “I cinque sono senza vergogna, gli italiani hanno il diritto di conoscere i loro nomi”. Graziano Delrio chiede che sia restituito il maltolto e che i parlamentari “chiedano scusa al Paese”.

Leggi anche:
Ministero Salute: test rapido nelle scuole per diagnosi accelerata, in arrivo la circolare

Anche la ministra di Italia Viva Teresa Bellanova invoca le dimissioni per chi “non è stato in grado di servire i cittadini con onore e lealtà”. Mentre Michele Anzaldi invita il numero uno dell’Inps Pasquale Tridico a fare “vera trasparenza” e a rivelare i nomi per evitare che si screditi tutta la classe politica. C’è poi chi come il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, animatore del Comitato promotore del no al referendum costituzionale, punta il dito contro il Movimento 5 Stelle. “Invece di chiedere scusa, Di Maio e l’Inps a guida grillina – attacca – strumentalizzano la vicenda per delegittimare il Parlamento in vista del referendum” . E sempre tra gli azzurri c’è chi sottolinea come l’alleato Salvini abbia ricevuto una brutta tegola sulla testa.

Segui ilfogliettone.it su facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it



Commenti