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Garante Privacy tra indagini e spese folli, arrivano le prime dimissioni: passo indietro di Scorza

Guido Scorza si dimette dal Garante per la protezione dei dati personali. Lo annuncia in un video su Instagram, motivando la scelta con l’interesse dell’istituzione. La decisione arriva dopo perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede romana. Indagati presidente e membri per peculato e corruzione. Spese per viaggi e rappresentanza sotto la lente della Procura.

Scorza, componente del Collegio del Garante da cinque anni, ha scelto di fare un passo indietro in un momento critico per l’Autorità. “Ho deciso di dimettermi nell’interesse del Garante”, scrive su Instagram, promettendo un video per chiarire le ragioni. Nel filmato, postato sui social, l’ex garante esprime rammarico profondo: “È stata una delle decisioni più sofferte della mia vita”. Lancia un addio commosso a un incarico che definisce “missione civile”, non semplice lavoro.

Crisi profonda all’Autorità indipendente

Parla di passione e dedizione. “Ho dedicato ogni giorno degli ultimi cinque anni a questa causa”, dice Scorza. Ricorda l’incontro trent’anni fa con Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli, pionieri della prima legge italiana sulla privacy. “Lascio per rispetto di quel sogno: rendere forte un diritto fragile”. Evoca un Garante nato da visioni autorevoli, cresciuto fino a diventare una delle autorità più prestigiose d’Europa.

Ma oggi l’istituzione vive “uno dei momenti più difficili della sua trentennale esistenza”. Scorza esclude responsabilità interne: “Non è dovuto a errori di chi ci ha lavorato o ci lavora, ma a fattori estranei, a patologie di un sistema che non equilibra diritti, libertà e poteri”. Parole pesanti, che puntano il dito su dinamiche esterne al Garante Privacy.

Perquisizioni e conti gonfiati

Il contesto è un’inchiesta della Procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede del Garante. Indagati il ​​presidente Pasquale Stanzione e gli altri membri, tra cui lo stesso Scorza fino alle dimissioni. Reati ipotizzati: peculato e corruzione. Il decreto di perquisizione, 16 pagine, smaschera anomalie nei bilanci.

I costi di rappresentanza esplodono. Da 20mila euro nel 2021 a 400mila nel 2024, malgrado un tetto alzato da 3.500 a 5.000 euro nel 2020. Le voci per “organi e incarichi istituzionali” balzano da 851mila euro nel 2021 a 1,247 milioni nel 2024. Rimborsi per viaggi, alberghi a cinque stelle, cene, lavanderia, persino fitness e cura della persona.

Viaggi di lusso senza regole

Sotto accusa le missioni all’estero. Il G7 di Tokyo nel 2023: costo ufficiale 34mila euro, ma fonti interne parlano di oltre 80mila, con 40mila solo per i voli. Simili eccessi in Georgia a Batumi e in Canada. Componenti del Collegio in business class, violando la direttiva del Consiglio dei ministri. Quella permette la classe superiore solo per voli oltre 5 ore senza interruzioni.

Non basta. La Procura contesta tessere “Volare” executive di Ita Airways, valore 6mila euro ciascuna. Nel capo d’accusa di corruzione, si legge di un’omessa sanzione – o solo formale – alla compagnia. Irregolarità nel monitoraggio dati e comunicazioni. Il responsabile privacy di Ita per il 2022-2023? Un avvocato dello studio fondato da Scorza, dove la moglie è tuttora partner. Gli indagati avrebbero usato i poteri per favorire la società, ricevendone le tessere come “utilità”.

Le dimissioni di Scorza arrivano in una crocevia delicata. L’ex componente sceglie l’uscita di scena per non appesantire l’istituzione. L’inchiesta prosegue, con i bilanci del Garante sotto la lente. Un terremoto che scuote uno dei baluardi della privacy italiana, nata per difendere i cittadini e ora accusata di derivare opache.

Resta da vedere come evolverà il caso. L’Autorità, pilastro della democrazia digitale, deve ricostruire credibilità. Scorza saluta con nostalgia, ma il suo passo indietro non ferma le indagini. Roma osserva.

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Redazione