Gasparri: “Ma quale Festival di Sanremo, è un congresso”

Gasparri: “Ma quale Festival di Sanremo, è un congresso”
Maurizio Gasparri
9 febbraio 2020

Tiene ancora banco la polemica sugli oltre cinquanta dirigenti Rai, mogli e staff a seguito, presenti al Teatro Ariston per vedere il 70esimo Festival. A mettere benzina sul fuoco, il vicecapogruppo Pd alla Camera, Michele Bordo, pronto a presentare una interrogazione al ministro dell’Economia, il dem Roberto Gualtieri, “per sapere se è a conoscenza, e se non ritiene di intervenire sull’azienda, del numero record di dirigenti Rai in trasferta al Festival di Sanremo e dei relativi costi…”. D’altronde, per dirla con il senatore di Fi, Maurizio Gasparri, “Sanremo è come un congresso di un partito, vanno tutti”. Ma al componente della Commissione di vigilanza Rai, “preoccupa” maggiormente la questione “etica, morale”. In sostanza i messaggi che dalle telecamere di una tv di Stato arrivano a milioni di telespettatori, minori compresi.

Senatore Gasparri, tutte queste trasferte?

“Certo, ci può essere uno sperpero, ma vedremo. La questione è qual è l’essenzialità della presenza di queste persone all’Ariston. Ho visto anch’io un po’ di dirigenti, pensando che ci fanno a Sanremo. Capisco il direttore di Ra1, l’amministratore delegato, per la Rai è il programma di punta della stagione da cui dipende il bilancio annuale. Ma alcune trasferte non possono trasformarsi in un happening aziendale”.

In merito alle polemiche su alcuni ospiti e partecipanti alla gara?

“Mi sono particolarmente concentrato su alcuni personaggi. E in particolare Jebreal Rula, Junior Cally e Achille Lauro. Bene, la Jebreal ha fatto un monologo sulla violenza sulle donne, e non uno di quei sermoni che spesso ci ha rifilato nei talk show polemizzando con l’Italia. Quindi avere sollevato il problema sulla sua presenza al Festival, ed io sono tra quelli, ha avuto un effetto deterrente. In merito al suo compenso, ancora non ho capito. Perché la Rai, in un’interrogazione che hanno fatto colleghi in commissione di Vigilanza, ha risposto in forma gergale, il che non ha dato alcuna cifra. Ho scoperto che avrebbe avuto un compenso di trentamila euro e che metà devolverà in beneficienza, una bella cifra”.

E su Junior Cally?

“Dicono che la partecipazione di Junior Cally sarebbe stata attribuita grazie all’ok del precedente direttore di Rai1, Teresa De Santis. Ebbene, la De Santis, di questa vicenda di Cally non è stata informata, come ha detto anche a me. La presenza del rapper l’ha decisa Amadeus e dicono – voci – per volere di un certo Presta che comanda in azienda, pare che in Rai conti più del presidente della tv di Stato che ha comunque contestato la presenza dello stesso rapper che per fortuna non ha cantato…. Ci mancava pure che sul palco cantasse di ammazzare i carabinieri e violentare le donne. Mi chiedo, premesso che ho votato il presidente della Rai in Vigilanza, che lo votiamo a fare se non è un elemento di garanzia anche di ordine morale? Poi c’è Achille Lauro che in un video depreca i carabinieri ‘falliti e frustrati’ per aver fatto un controllo in una zona dove si svolgeva un suo concerto, in quanto i militari presumevano la presenza di droga. Questo cialtrone, che è Achille Lauro, anche per quel video ha avuto la ribalta e ora ce lo troviamo a Sanremo. Vedrò se a due anni di distanza dalla produzione del video in questione ci sono gli estremi per una denuncia, cosa che vorrei fare. Ma dico anche all’Arma dei carabinieri, al generale comandante, che è intervenuto su vari casi dolorosi, una lettera in difesa di quei carabinieri che quel giorno facevano il loro dovere?”

Il leader del Family day Massimo Gandolfini s’è scagliato contro l’attore Roberto Benigni per il monologo biblico sul Cantico dei Cantici.

“Partiamo dal compenso: trecento mila euro per mezz’ora. Diranno… ma Benigni è… sì, ma quante gite aziendali (metafora ironica per i dirigenti Rai a Sanremo, ndr) ci stanno nel cachet di Benigni? Comunque. Certo, Gandolfini contesta il monologo di Benigni ricco di unioni gay, sesso… Mi meraviglio del plauso del cardinale Gianfranco Ravasi. Ma Ravasi ha capito l’operazione di Benigni? Oramai siamo alla eterofobia, no omofobia. Cioè se ora nella società e quindi nei media, non c’è una traccia filo-gay, filo-transgender, non ci campa! In sostanza, trecentomila euro per propaganda gay”.

Gasparri, scusi: ma la commissione di Vigilanza Rai a cosa serve?

“Noi siamo esautorati, quando facciamo obiezioni parlano di censura o che siamo degli oscurantisti, o ancora che noi vogliamo fare gli imbonitori. Il Festival di Sanremo è una gara musicale? Facciano una gara musicale”.

Il Pd fa pressing ai vertici della Rai per la nomina dei nuovi direttori. Ma il M5s non aveva spazzato via la politica dalla Rai?

“Il M5s hanno tolto dalla Rai la politica che non gli piace per mettere la politica che dicono loro. Le dico che attualmente tre quarti delle direzioni, giornalisti di rete e non, fanno capo all’area Pd-M5s o presunta tale. Quindi c’è una lottizzazione”.

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