Editoriale

Giovani dem sul piede di guerra, Renzi non circola nei Circoli

I giovani Dem siciliani sul piede di guerra. Nel mirino della base del partito Matteo Renzi, “reo”, a loro dire, di scelte più che discutibili e a volte sbagliate. Decisioni politiche che per i circoli Pd stanno mettendo in difficoltà il partito al Sud, e in Sicilia in particolare. Certo, l’Isola non è mai stata il granaio di voti dei Dem oggi, o dei comunisti ieri, ma in questi ultimi anni, il partito di Renzi sta inanellando una serie di sconfitte, una dopo l’altra: dalle ultime amministrative di Palermo dove l’ex premier, pur di portare un bottino a casa è stato costretto ad abbandonare il simbolo del suo partito pur di salire sul carro del trionfatore Leoluca Orlando. O, come in aprile alle primarie del partito, dove Renzi in Sicilia ha ottenuto la più bassa percentuale di consensi rispetto alle altre regioni italiane. Detto ciò, i fatti.

I giovani Dem sono sul piede di guerra, dicevamo. Sono oltre cinquanta i circoli Pd, infatti, che, in seguito alla lettera inviata da Antonio Ferrante, componente dell’Assemblea nazionale del Pd, chiedono a Renzi, “di non tenere a Milano l’Assemblea Nazionale prevista per il prossimo 30 giugno”. L’iniziativa nasce prima da alcuni circoli palermitani che, però, ne hanno coinvolto numerosi altri anche oltre lo Stretto, al fine di “sensibilizzare la segreteria nazionale sulle difficoltà, per chi vive in Sicilia, di raggiungere Milano ma anche per rivendicare un ruolo centrale per l’Isola in vista delle prossime scadenze elettorali”. Una sorta di appello disperato affinché “la Sicilia non possa essere ancora penalizzata da ragioni logistiche, visto l’alto costo della trasferta, che diventano politiche se si pensa che in un momento così importante servirebbe la vicinanza del partito nazionale e non certamente l’informazione che l’Assemblea nazionale dei circoli, che per noi rappresentano il cuore del nostro partito, si tiene quanto più possibile lontano dalla Sicilia”. Una “vicinanza”, quella dei vertici del partito nell’Isola, tracciabile soprattutto con le passerelle del ministro Graziano Delrio tra inaugurazioni di tram e tratti di viadotti, o con quelle di Renzi stesso, che fino a quando reggeva la candidatura a governatore dell’Isola del suo braccio destro Davide Faraone, da premier in meno di un anno ha fatto tappa in Sicilia circa dieci volte.

Dissoltasi come neve al sole l’ipotesi della candidatura del sottosegretario, nessun altro approdo di Renzi si riscontra sul registro di bordo. Da qui il grido di allarme dei circoli Pd che, con l’aria che tira, rischia di essere ancora una volta inascoltato dal segretario. Come ha fatto quando gli stessi circoli del Partito Democratico a gennaio scorso gli scrivevano un’altra missiva: “Caro Segretario… essere militanti del Pd per noi significa mettere la faccia sempre e comunque, soprattutto nei momenti più difficili dove il nostro orgoglio e il nostro spirito di appartenenza e l’amore per la nostra città devono prevalere su ogni tatticismo o interesse di parte. Per questa ragione siamo intervenuti pubblicamente per rivendicare la necessità che il Pd si presentasse con il proprio simbolo senza abdicare ad un ‘civismo senza anima’ in nome dell’unità del centrosinistra”. Lettera morta, perché così non è andata: il Pd s’è presentato alle amministrative senza il proprio simbolo. Altra questione spinosa saranno le Regionali, dove per la scelta del candidato a governatore della Sicilia il Pd è diviso tra chi vuole le primarie a luglio e chi corteggia la candidatura di Pietro Grasso. Ed è il suo nome che potrebbe permettere di superare l’impasse, saltando le primarie, per le quali finora non c’è in lista alcun dem di “peso”. Se invece si dovrà andare ai gazebo, il Pd, come spesso accade, rischia ancora una volta di subire le scelte degli altri.

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