Cassazione, due anni interdizione Berlusconi

18 marzo 2014

 

Che momentaccio per Silvio Berlusconi. Al Cavaliere non sembra andargliene bene una. E chissà se nella pace di Arcore basteranno a risollevarne l’umore l’amore di Francesca e dei figli e le feste di Dudù. L’Italicum ristagna al Senato, l’accordo con Renzi sembra venire messo ogni giorno in discussione della minoranza del Pd e dai diktat alfaniani. Per non parlare poi della sua intricata situazione giudiziaria: oggi la Cassazione dovrà pronunciarsi definitivamente sul calcolo della pena accessoria, l’interizione dai pubblici uffici per tre anni dopo la condanna per il caso Mediaset. Lo scorso primo agosto l’ex premier è stato condannato a 4 anni di reclusione per frode fiscale nell’ambito del processo sui diritti tv. La Cassazione deve esprimersi sulla sentenza della Corte d’appello di Milano che lo scorso 19 ottobre ha ridotto l’interdizione dai pubblici uffici a tre anni, rispetto ai cinque valutati durante il dibattimento. La corsa del leader di Forza Italia a Bruxelles è così appesa a un filo. Se i giudici della Suprema Corte dovessero confermarne l’interdizione, il Cav potrebbe essere subito privato del diritto di elettorato o di eleggibilità.

Non potrà essere eletto, né votare per i prossimi tre anni. Le possibilità di candidarsi a un seggio a Strasburgo come capolista in tutte le cinque circoscrizioni previste per le elezioni europee sarebbero praticamente ridotte a zero. In attesa della decisione della Suprema, arriva dalla Ue la bocciatura del commissario alla Giustizia, Viviane Reding, che stronca così la discesa in campo a maggio del Cav: “Le norme Ue sono molto chiare in proposito”. Pronta la replica del Mattinale: “Impedire a Berlusconi di candidarsi è un broglio elettorale preventivo”. FI è pronta a mobilitarsi per far quadrato attorno al suo leader, arrivando a chiedere le firme per la richiesta di grazia da parte di Napolitano.
Qualora invece i Cav dovesse spuntarla, si aprirebbe qualche spiraglio rispetto alla legge Severino, che lo ha portato all’estromissione dal Senato per decadenza rendendolo incandidabile per sei anni, fino al primo agosto del 2019. Tensione e preoccupazione per la decisione di oggi nell’entourage del Cav sono alle stelle. Si teme che la pronuncia della Cassazione possa allinearsi alla scelta dei magistrati di Milano: così l’ineleggibilità sarebbe legata non solo alla “Severino”, ma anche al Codice Penale e un eventuale ricorso europeo non avrebbe effetti.
Dopo la decisione dei supremi giudici, si preannunciano comunque altre settimane difficili per Berlusconi. La prima scadenza importante è quella del 10 aprile, quando il Tribunale di Milano valuterà la richiesta di accedere ai servizi sociali, che gli permetterebbero di fare una campagna elettorale. I domiciliari, invece, comporterebbero una serie di restrizioni per il leader del centrodestra, impossibilitato a tenere riunioni e incontri. Dai domiciliari Berlusconi potrebbe vedere solo chi abita ad Arcore e pure i cinque figli (residenti altrove) dovrebbero far domanda al giudice per andare a trovarlo. Ieri a Villa San Martino il Cav avrebbe parlato sopratutto di questo nodo giudiziario coi fedelissimi, facendo il punto con gli avvocati. Come ogni lunedì ad Arcore, il presidente di FI ha ricevuto i vertici delle aziende del gruppo e analizzato i sondaggi.

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Ricevendo con Antonio Tajani il presidente del Comitato Economico e Sociale dell’Ue, Henry Malosse in vista del Consilio Europeo su politiche industriali e competitività, Berlusconi ha osservato come “per uscire dalla crisi, rilanciare l’economia e affrontare il drammatico problema della disoccupazione occorre ripartire dalla politica industriale. Particolare attenzione meritano le Pmi, base del tessuto produttivo in molti Paesi dell’Unione, sulle quali gravano una pressione fiscale e un peso burocratico insostenibili. Per ripartire occorre uno sforzo congiunto e coordinato delle Istituzioni Comunitarie e di quelle dei singoli Stati membri”. Per questo “guardiamo con attenzione al pacchetto di misure messe in campo dal governo italiano e vigileremo perché si trasformino in concreti provvedimenti, a cominciare dal pagamento dei debiti della Pa alle imprese che, in assenza di un decreto, rischia di concretizzarsi in tempi ben più lunghi e diversi da quelli prospettati dal governo”. “Ben venga l’annunciata razionalizzazione della spesa pubblica – ha aggiunto Berlusconi – ma al contempo esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per i tagli annunciati alla sicurezza, che rischia di non essere più in grado di tutelare i cittadini”.

Ma il Cav ieri ad Arcore ha incontrato anche la figlia Barbara e Adriano Galliani per fare il punto sul Milan, altro nervo scoperto. La situazione finanziaria del club calcistico resta la stessa: è finito il tempo delle spese pazze. Berlusconi ha fatto del Milan la squadra più titolata al mondo, ma da qualche anno è arrivato il momento di tirare la cinghia. Le sue aziende – soprattutto il mercato della pubblicità – con la crisi economica non sono più in grado di sostenerne i costi. Da tempo il Cav cerca parter stranieri, da Gazprom agli arabi, avendo accantonato con l’igresso in società di Barbara l’idea di vendere la società. Nel frattempo i risultati non arrivano. Il Milan non vince dal 2010, scudetto con Allegri. Fuori dalla Champions League, in campionato arranca nell’anonimato del centroclassifica. Una crisi di risultati tale non si registrava dal 1996-1997. I tifosi protestano. Ma il Cav difende la scelta di aver sostituito Allegri con l’esordiente Clarence Seedorf e sibila: “Non è in discussione, sarà l’allenatore anche nella prossima stagione. Il Milan è una squadra costruita male”. Chiaro il riferimento a tanti presunti campioni e a chi la squadra l’ha assemblata: Adriano Galliani, artefice di trent’anni di successi e oggi caduto in disgrazia. Si racconta di un acceso scontro tra il Cav e Galliani, ma licenziare lo storico ad milanista comporterebbe una liquidazione multimilionaria che il Diavolo non può forse permettersi.

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