Giulio Regeni, altro schiaffo dell’Egitto all’Italia. La famiglia: un fallimento l’incontro pm col Cairo

Giulio Regeni, altro schiaffo dell’Egitto all’Italia. La famiglia: un fallimento l’incontro pm col Cairo
Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso a Il Cairo il 3 febbraio 2016 e da allora nulla s'è più saputo
2 luglio 2020

“Un fallimento l’incontro dei pm con il Cairo”. C’è delusione nei genitori di Giulio Regeni, a quattro anni e mezzo dall’uccisione del giovane ricercatore italiano in Egitto. “L’incontro virtuale di oggi (ieri, ndr) con la procura egiziana è stato fallimentare – sottolineano gli avvocati della famiglia Regeni -. Gli egiziani non hanno fornito una sola risposta alla rogatoria italiana sebbene siano passati ormai 14 mesi dalle richieste dei nostri magistrati. E addirittura si sono permessi di formulare istanze investigative sull’attività di Giulio in Egitto”. Per la famiglia del giovane ragazzo si tratta di “una posizione offensiva e provocatoria”. “Nonostante le continue promesse – proseguono i legali – non c’è stata da parte egiziana nessuna reale collaborazione. Solo depistaggi, silenzi, bugie ed estenuanti rinvii”. E ora i genitori di Giulio Regeni chiedono con forza al governo italiano di passare ad azioni politiche e diplomatiche concrete, richiamando l’ambasciatore.

Ma per il governo Conte 2 il ritiro dell’ambasciatore non sarebbe una soluzione. “Non credo che il ritiro dell’ambasciatore sia una soluzione, non l’ho mai creduto per un semplice motivo – afferma il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano -. L’ambasciatore è sostanzialmente il rappresentante del suo Paese in un altro Paese. Se si toglie l’ambasciatore di fatto si finisce di dialogare, ma a noi interessa dialogare perché dobbiamo avere la verità su Regeni”. Per l’esponente di governo 5stelle, “le pressioni si fanno in mille modi, non si fanno certamente togliendo l’ambasciatore”. E conclude: “Ha un senso l’ambasciatore in un Paese, non è una pedina di ricatto”. Ma i genitori del ricercatore italiano non mollano: “L’Italia richiami l’ambasciatore in Egitto”. Un incontro durato poco più di un’ora e svolto in videoconferenza per l’emergenza coronavirus, quello tra i magistrati della procura di Roma e quelli egiziani che indagano sul sequestro ed omicidio del ricercatore italiano trovato morto al Cairo nel febbraio del 2016.

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A leggere il comunicato diffuso al termine del vertice emerge che le autorità egiziane non hanno fornito alcun elemento nuovo o risposte alla rogatoria inviata da Roma nell’aprile del 2019 a cominciare dall’elezione di domicilio dei cinque indagati, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziana, e accusati dal pm Sergio Colaiocco del reato di sequestro di persona. “Forte delusione per l’esito dell’incontro tra le due procure. Esigiamo un cambio di passo. E soprattutto esigiamo rispetto per la famiglia Regeni. La Farnesina, dopo l’incontro di oggi, trarrà le sue valutazioni”, si apprende da fonti della Farnesina. Durante l’incontro tra i pm, il procuratore generale egiziano “ha assicurato che, sulla base del principio di reciprocità, le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte alla luce della legislazione egiziana vigente”.

Sul punto però il Procuratore di Roma, Michele Prestipino, ha “insistito sulla necessità di avere riscontro concreto, in tempi brevi, alla rogatoria avanzata nell’aprile del 2019 ed in particolare in ordine all’elezione di domicilio da parte degli indagati, alla presenza e alle dichiarazioni rese da uno degli indagati in Kenya nell’agosto del 2017” e, novità emersa oggi, di “mettere a fuoco il ruolo di altri soggetti della National Security che risultano in stretti rapporti con gli attuali cinque indagati”. Nel corso dell’incontro gli Egiziani si sono spinti a fare “alcune richieste investigative finalizzate a meglio delineare l’attività di Giulio Regeni in Egitto”. Una sortita che i genitori del ricercatore friulano definiscono “offensiva e provocatoria”.

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“Gli egiziani non hanno fornito una sola risposta alla rogatoria italiana sebbene siano passati ormai 14 mesi dalle richieste dei nostri magistrati – affermano Paola e Claudio e l’avvocato Alessandra Ballerini -. E addirittura si sono permessi di formulare istanze investigative sull’attività di Giulio in Egitto. Istanze che oggi, dopo quattro anni e mezzo dalla sua uccisione, senza che nessuna indagine sugli assassini e sui loro mandanti sia stata seriamente svolta al Cairo”.

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