Giustizia, a sciopero Anm ha aderito meno metà dei magistrati

Giustizia, a sciopero Anm ha aderito meno metà dei magistrati
16 maggio 2022

L’adesione allo sciopero dei magistrati indetto dall’Anm e` stata in media del 48,5%. Secondo i i dati forniti dalla stessa Anm, a Bologna si è registrata la partecipazione più alta con il 73% mentre a Trento la più bassa con il 23% di adesioni tra i magistrati. A Roma ha aderito il 38 delle toghe, a Milano il 51%. Mentre a Napoli il 53%, a Palermo il 58%, a Firenze il 40%, a Venezia il 47%, a Torino il 33%, a Genova il 49%, a Bari il 69%,a Catanzaro il 45% e a Cagliari il 39%. “Questa legge sarà pure compatibile ma è poco conforme allo spirito della Costituzione” ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santamaria, nel suo intervento all’assemblea che s’è svolta a Palazzo di giustizia di Milano nel giorno dello sciopero indetto dal sindacato delle toghe contro la riforma sulla giustizia.

Uno sciopero “legittimo dal punto di vista sindacale” secondo il sottosegretario alla Giustizia e senatore di Forza Italia Francesco Paolo Sisto ma “ingiusto, quasi ingrato, dal punto di vista del metodo. Abbiamo ascoltato l’Anm per ben sette volte prima di passare alle fasi parlamentari più spinte della legge, e lo abbiamo fatto con dei risultati”. “Questa è una riforma non punitiva, che non ha appartenenze, è una vera mediazione in cui si esaltano i principi costituzionali”, ha concluso Sisto. Contrario allo sciopero anche il vicepresidente del Csm, David Ermini: “Io non lo avrei fatto. Nel momento in cui è stato fatto speriamo porti dei frutti, però la riforma bisogna chiuderla in qualche modo”. “Ho sempre detto – ha aggiunto Ermini – che preferisco il dialogo. Lo sciopero è stato indetto, è legittimo farlo, però io preferisco sempre il dialogo, e spero che quelle discussioni che ci sono state possano essere in qualche modo ricondotte a far sì che la riforma venga approvata”.

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Per il vicesegretario e deputato di Azione, Enrico Costa, “oggi è una giornata triste per la giustizia perché si celebra lo sciopero indetto dall’Associazione nazionale magistrati con delle argomentazioni che sono pretestuose. Noi lo abbiamo definito uno sciopero senza argomenti”. “A mio giudizio – ha spiegato – i magistrati scioperano perché devono trovare un nemico, si compattano solo se trovano un nemico. Sono divisi su tutto, frammentati su tutto e oggi il loro nemico è il legislatore. Hanno alzato queste barricate ma secondo me molti diserteranno oggi, c’è il rischio serio che questo sciopero sia un boomerang”. E nell’aver scioperato meno della metà dei magistrati iscritti all’Anm, e come a Trento, soltanto il 23%, non è certo un successo per il sindacato delle toghe. 

Per Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, “si tratta dell`ennesimo arroccamento corporativo nei confronti di una riforma che introduce alcuni correttivi indispensabili senza alcun intento punitivo. E` dunque a tutti gli effetti uno sciopero ‘politico’ per contestare le scelte del Parlamento, nella radicata convinzione che qualsiasi riforma della giustizia costituisca di per sé un attentato all`indipendenza della magistratura, che non è invece in discussione. C`è un problema di credibilità che non dipende da inesistenti manovre esterne, ma dai conflitti e dai veleni interni che hanno compromesso la stessa funzionalità del Csm”. Mentre il fascicolo personale di ogni magistrato che sarebbe introdotto dalla riforma del Consiglio superiore della magistratura firmata dal ministro della Giustizia, Marta Cartabia, non va inteso come uno strumento “di controllo” da parte della politica, ma come una valutazione “di professionalità” basata “su dati oggettivi, rilevabili”, affidata agli stessi magistrati ha sottolineato la stessa Guardasigilli. 

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“Questo fascicolo personale del magistrato, dove entra tutto quello che ha fatto, lo si può leggere in modo diversi. Qualcuno dice ‘è un modo per controllare il magistrato’, no, attenzione. Non lo non è perché quel fascicolo non viene letto dal ministro, viene offerto al Csm e ai Consigli Giudiziari quando devono fare le valutazioni di professionalità. Le hanno tutte le professioni, anche i professori universitari, a esempio” ha proseguito Cartabia. “Non è un problema di interferire nei contenuti, ma di assicurare che la funzione venga svolta sempre correttamente, secondo quei canoni di giusta condotta del magistrato, ma il controllo rimane solo al Csm che fa la valutazione, non alle istituzioni politiche” ha ribadito il ministro della Giustizia parlando di uno dei punti della riforma più criticati dall’Anm e alla base dello sciopero dei magistrati indetto per oggi dal sindacato delle toghe.

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