APERTURA

Gli Stati Uniti preoccupati, Putin punta a Est Asia e corteggia Tokyo

di Antonio Moscatello

La Russia di Vladimir Putin “punta all’Asia orientale” e questo fatto potrebbe mettere a rischio il sistema delle alleanze statunitensi in una delle regioni dove, negli ultimi anni, la presenza americana si confronta con le ambizioni cinesi e il ritorno sulla scena internazionale di Mosca. Al centro della partita potrebbe trovarsi il Giappone, guidato dal primo ministro Shinzo Abe (foto, con Putin), dalla fine della seconda guerra mondiale avamposto americano nella regione, eppure sempre più sensibile agli ammiccamenti russi. L’ultimo a lanciare l’allarme è un rapporto dell’US Congressional Research Service (CRS), di cui ha dato notizia l’agenzia di stampa nipponica Jiji e che viene dopo un importante incontro tra Putin e Abe a Vladivostok e a circa un mese dal prossimo faccia-a-faccia tra i due leader che dovrebbe aver luogo a Yamaguchi, in Giappone, il 15 ottobre. Putin ha cominciato a volgere il suo sguardo a Est da tempo, ma soprattutto dopo la reazione dura dell’Europa – in coordinamento con gli Stati uniti – all’annessione russa della Crimea – marzo 2014 – e per il ruolo russo nel conflitto in Ucraina orientale, che hanno portato all’imposizione di sanzioni nei confronti di Mosca. L’impegno della Russia in Asia nordorientale – spiega il rapporto – rischia di “creare sfiducia tra gli Stati uniti e i suoi alleati Giappone e Corea del Sud, se i leader di questi paesi si avvicineranno di più a Mosca”.

Un rischio che sarebbe apparso lontano, per quanto riguarda il Giappone, solo poco tempo fa. Ma tra Abe e Putin c’è un dialogo aperto. “Putin ha incontrato il primo ministro giapponese più di una decina di volte”, segnala il rapporto. La questione di fondo, tra i due paesi, resta la contesa territoriale per le Curili meridionali, un pugno di isolette che si trovano a poche miglia nautiche da Hokkaido – la più settentrionale delle principali componenti dell’Arcipelago nipponico – e che furono occupate dalle forze sovietiche alla fine della seconda guerra mondiale. Tokyo ne rivendica la sovranità, Mosca sostiene che sono parte integrante del proprio territorio e negli ultimi anni ha lanciato un programma di sviluppo, rafforzandovi anche la propria presenza militare. L’irrisolta questione impedisce ai due paesi di firmare un trattato di pace. Tuttavia ci sono anche fattori che portano i due leader ad annusarsi. La Russia ha accusato il colpo per le sanzioni occidentali ed è stata anche fortemente danneggiata per il crollo dei prezzi del petrolio e del gas. Quindi è a caccia di “nuovi clienti per le sue risorse naturali”, spiega il rapporto. Il Giappone, dal canto suo, è stato costretto a sospendere la produzione di energia nucleare – ora ripresa con un ristrettissimo numero di reattori in funzione – e quindi è interessato a trovare fornitori per far diminuire la propria bolletta energetica.

Poi c’è una questione geopolitica più complessiva. La Russia sta lavorando con la Cina per cercare di comprimere l’impatto degli Stati uniti nella regione e, in questo senso, appoggia le ambizioni di Pechino sui mari, a partire dal Mar cinese meridionale, che la Repubblica popolare rivendica all’80 per cento. In questi giorni sono in corso nell’area importanti manovre navali congiunte russo-cinesi. Per suo conto, il paese guidato da Xi Jinping vuole anche la sovranità sulle isole Senkaku (Diaoyu in cinese), che invece Tokyo considera sue. Un miglioramento dei rapporti nippo-russi permetterebbe a Tokyo, insomma, d’inserire un cuneo nei rapporti sino-russi. “Anche se i legami tra Stati uniti e Giappone sul fronte della sicurezza si rafforzano – sottolinea il CRS -, Abe continua a rispondere alle aperture di Putin con un occhio a bilanciare la Cina”. Si tratta di un contesto complesso, nel quale gli attori potrebbero essere tentati di ricercare sbocchi creativi. Il rapporto prende atto di questa situazione. E questo attivismo russo preoccupa molto gli analisti americani. Si tratta di un “fattore che complica e potenzialmente destabilizza la politica Usa di ribilanciare la sua sicurezza e i suoi interessi economici verso quella regione”. Cioè il cosiddetto “Pivot to Asia” che è stato una bandiera dell’amministrazione di Barack Obama.

 

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