Gli Usa mollano l’Oms, l’affondo di Trump: “Ha nascosto la verità e ucciso americani”

Stop immediato a finanziamenti e personale. L’Oorganizzazione mondiale della sanità si rifiuta di restituire la bandiera Usa che sventola davanti alla sede di Ginevra.

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Washington formalizza il distacco dall’Organizzazione mondiale della sanità. Rubio e Kennedy accusano: “Agenda politicizzata, informazioni occultate, vite americane sacrificate”. Stop immediato a finanziamenti e personale. L’Oms rifiuta di restituire la bandiera Usa che sventola davanti alla sede di Ginevra.
Gli Stati Uniti hanno ufficialmente lasciato l’Organizzazione mondiale della sanità.

La decisione, annunciata attraverso una dichiarazione congiunta del segretario di Stato Marco Rubio e del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., segna la rottura definitiva tra Washington e l’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra. Il ritiro, disposto dal presidente Donald Trump nel suo primo giorno di mandato tramite ordine esecutivo, viene motivato con il “fallimento totale” dell’Oms durante la pandemia di Covid-19 e con presunte ingerenze contrarie agli interessi nazionali americani.

Nella nota diffusa dal Dipartimento di Stato, i due ministri non usano mezzi termini. L’Oms avrebbe “abbandonato la propria missione fondamentale” per seguire “un’agenda politicizzata e burocratica guidata da Paesi ostili agli interessi americani”. Le accuse si fanno ancora più pesanti quando si entra nel merito della gestione della crisi sanitaria globale. Secondo Rubio e Kennedy, l’organizzazione avrebbe “ostacolato la condivisione tempestiva e accurata di informazioni critiche che avrebbero potuto salvare vite americane” e successivamente avrebbe tentato di “occultare tali fallimenti dietro il pretesto di agire nell’interesse della salute pubblica”.

L’affronto della bandiera e il conto da saldare

Ma la polemica non si ferma alla gestione dell’emergenza sanitaria. Washington denuncia quello che definisce un comportamento ostile da parte dell’Oms anche nella fase di separazione. Un dettaglio in particolare ha acceso gli animi: l’organizzazione “si rifiuta di consegnare la bandiera americana che sventolava davanti alla sua sede” a Ginevra. Come se non bastasse, secondo i due ministri l’Oms sostiene che gli Stati Uniti “debbano ancora un risarcimento”, rivendicazione che viene bollata come l’ennesimo “insulto continuo all’America, dal nostro ruolo di fondatori e principali finanziatori fino a oggi”.

Il taglio è netto e immediato. Rubio e Kennedy precisano che d’ora in avanti l’impegno statunitense con l’Oms sarà limitato “esclusivamente a rendere effettivo il ritiro e a tutelare la salute e la sicurezza del popolo americano”. Tutti i finanziamenti e il personale Usa impegnati nei programmi dell’organizzazione “sono cessati” con effetto immediato. Una perdita significativa per l’agenzia, considerando che Washington rappresentava storicamente il principale contributore al bilancio dell’Oms, con centinaia di milioni di dollari versati annualmente.

Partenariati bilaterali al posto della burocrazia internazionale

Nonostante l’uscita dall’Oms, gli Stati Uniti assicurano che continueranno a guidare gli sforzi globali in campo sanitario. La strategia, però, cambierà radicalmente: niente più organismi multilaterali, ma partenariati diretti e bilaterali. Washington promette di “condividere le migliori pratiche, rafforzare la preparazione e proteggere le comunità” attraverso un modello definito “più mirato, trasparente ed efficace” rispetto a quella che viene liquidata come “la burocrazia gonfiata e inefficiente dell’Oms”.

Nella dichiarazione finale, l’amministrazione Trump rivendica la volontà di “porre fine all’inerzia burocratica, ai paradigmi consolidati, ai conflitti di interesse e alla politica internazionale” che avrebbero reso l’organizzazione “oltre ogni possibilità di riforma”. Il ritiro viene presentato come un atto dovuto “per gli americani morti soli nelle case di riposo, per le piccole imprese devastate dalle restrizioni e per le vite sconvolte dall’inazione di questa organizzazione”. Una scelta drastica che ridisegna la mappa della cooperazione sanitaria globale e che lascia interrogativi aperti sul futuro della governance internazionale in materia di salute pubblica.