Governo conferma election day 20-21 settembre. Regioni e centrodestra sul piede di guerra

Governo conferma election day 20-21 settembre. Regioni e centrodestra sul piede di guerra
27 maggio 2020

E’ ripreso in commissione Affari costituzionali l’esame del decreto Elezioni, con cui il governo rinvia in autunno le elezioni comunali e regionali. Il sottosegretario all’Interno Achille Variati ha confermato l’ipotesi proposta dal governo di svolgere le consultazioni il 20 e 21 settembre insieme al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. La decisione del governo tuttavia viene contestata dai presidenti delle Regioni e dal centrodestra.

Infatti, proprio le Regioni, di andare a votare il 20 e 21 settembre non ne vogliono proprio sapere. Da loro erano venuta altre proposte: il 26 luglio, il 6 settembre o al massimo il 13 settembre. Invece quella voluta dall’esecutivo, attaccano il presidente e il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, “cade ben quattro mesi dopo la scadenza naturale delle legislature regionali: mentre i cittadini stanno ormai tornando ad una vita normale, agli stessi viene impedito per quattro mesi di votare. La decisione del Governo va contro ogni pronunciamento delle Regioni su una loro specifica competenza”. Per questo chiedono un incontro urgente. Nettamente contrari, dall’opposizione, Fdi e Forza Italia, che chiedono però, al contrario, di far slittare ancora le urne, per permettere a tutti di raccogliere le firme, di fare la campagna elettorale e anche di non compromettere la stagione turistica.

Il 20 è “inaccettabile” mentre “la prima data utile per votare è il 27 settembre”, secondo Fdi, che chiede al governo di evitare “forzature”. Sulla stessa linea Forza Italia: “Votare il 20 settembre – accusa la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini – sarebbe un colpo alla stagione turistica e uno schiaffo alla democrazia, con la raccolta di firme in piena estate e una campagna elettorale forzatamente imperfetta. Forza Italia ritiene che per tutti questi innegabili motivi sia opportuno votare a ottobre”. In questa situazione, il governo cercherà di trovare una composizione. “Per noi – spiega una fonte dell’esecutivo – il 20 settembre è la data migliore, ma non si vuole procedere con una prova di forza su un tema come questo. Lavoreremo per arrivare a un accordo”. Ricordiamo che le Regioni chiamate al voto sono nelle Regioni interessate Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche, Puglia e Valle D’Aosta.

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Sul piede di guerra anche il Comitato promotore referendum secondo cui accorpare alle elezioni Regionali e Comunali il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari appare “inaccettabile nella forma e nella sostanza”. “Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa – scrivono dichiarano i senatori Andrea Cangini (Fi), Nazario Pagano (Fi) e Tommaso Nannicini (Pd), membri del Comitato Promotore Referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari, in una lettera inviata al presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera – che presso la Commissione Affari Costituzionali da lei presieduta, nell’ambito della conversione del decreto-legge n. 26 del 2020, in materia di consultazioni elettorali, si vuole consentire espressamente l’accorpamento, in un unico Election Day, delle elezioni regionali e comunali con il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. In particolare l’intenzione di accorpare anche il referendum costituzionale appare inaccettabile nella forma e nella sostanza. In quanto membri del Comitato promotore del referendum, equiparabili a un potere dello Stato, il Governo e il Parlamento hanno il dovere di consultarci prima di assumere una qualsivoglia decisione in materia. Né il presidente del Consiglio nè il ministro per i Rapporti con il Parlamento né altri l’hanno fatto”.

“Quanto al merito – sottolineano – è evidente che abbinare una consultazione referendaria su una legge costituzionale a un voto politico regionale, per giunta parziale, ne altererebbe radicalmente il risultato. Non a caso, in armonia con i principi del Diritto romano, il decreto legge che nel 2011 introdusse l’Electon day non previde la possibilità di comprendervi votazioni di rango costituzionale. Ci aspettiamo, quindi, di essere al più presto sentiti dalla Sua Commissione nel rispetto del Parlamento e di un corretto equilibrio tra poteri dello Stato”. Intanto, da fonti accreditate arriva la notiziua che domani, alle ore 12,30, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riceverà a palazzo Chigi il Comitato per il Referendum costituzionale. All’incontro, sollecitato dallo stesso Comitato, parteciperanno Andrea Cangini, Tommaso Nannicini e Nazario Pagano.

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Tuttavia, in serata, la commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato il mandato al relatore Anna Bilotti (M5s) a riferire in aula sul decreto che posticipa, in via eccezionale, a causa dell’emergenza Covid, i termini per lo svolgimento delle consultazioni elettorali previste nel 2020: le suppletive per la Camera e il Senato, le elezioni dei consigli comunali e circoscrizionali, le elezioni per il rinnovo dei consigli regionali nelle regioni a statuto ordinario. Il provvedimento, che approderà in aula domani alle 9, consente anche l’eventuale accorpamento in un unico election day del referendum costituzionale per il taglio del numero dei parlamentari e delle amministrative.

L’eventuale election day si svolgerà in due giornate, come previsto dall’emendamento della relatrice Bilotti approvato dalla Commissione: “Al fine di assicurare il necessario distanziamento sociale le operazioni di votazione per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2020 – è previsto – si svolgono nella giornata di domenica, dalle 7 alle 23, e nella giornata di lunedì, dalle 7 alle 15”.

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