Cronaca

Gran Bretagna, morto il principe Filippo di Edimburgo

Buckingham palace ha annunciato la scomparsa del principe Filippo di Edimburgo: il 99enne consorte della regina Elisabetta II è morto questa mattina nel castello di Windsor. “E’ con profondo dolore che Sua Maestà la Regina annuncia la morte del suo amato marito, Sua Altezza Reale, il Principe Filippo, Duca di Edimburgo. Sua Altezza Reale si è spento in pace questa mattina al Castello di Windsor”, recita il comunicato di Buckingham Palace. Sposato alla regina per oltre 70 anni, Filippo era stato ricoverato a metà febbraio a causa di un’infezione e aveva subito anche un’operazione al cuore. Dimesso il 16 marzo, era tornato al castello di Windsor, lì dove ha passato la maggior parte del tempo nell’ultimo anno, in isolamento, a causa dell’epidemia di coronavirus. Lascia quattro figli, otto nipoti e 10 pronipoti. Dal 2017 si era ritirato da ogni impegno ufficiale.

Nel comunicato la regina ha espresso il proprio “profondo dolore” per la scomparsa del consorte, al quale si era riferita come “costante guida e ispirazione” nel discorso tenuto nel 2012 in occasione del Diamond Jubilee, i cinquant’anni dall’ascesa al trono. Filippo, che avrebbe compiuto 100 anni il 10 giugno prossimo, era comparso in pubblico l’ultima volta lo scorso 16 marzo, mentre lasciava il King Edward VII Hspital di Londra, dove era stato ricoverato per riprendersi dall’intervento al cuore al quale si era sottoposto nel St Bartholomew’s Hospital. Il Duca di Edimburgo era stato ricoverato al King Edward VII Hospital il 16 febbraio per un periodo di “riposo e osservazione”, dopo avere sofferto un malore. Ma la degenza era stata prolungata e Buckingham Palace aveva in seguito riferito che Filippo era in cura per un’infezione. Dopo 13 notti, era stato trasferito all’unità cardiaca del St Bartholomew’s per un trattamento specialistico. Il Palazzo aveva riferito che il 3 marzo Filippo si era sottoposto “con successo a una procedura per una condizione cardiaca pre-esistente”.

“Il principe Filippo si è guadagnato l’affetto di generazioni qui nel Regno Unito, nel Commonwealth e in tutto il mondo”, ha detto il premier inglese Boris Johnson. “I miei pensieri sono con la regina, la famiglia reale e il popolo britannico che come nazione si stringe insieme per piangere e ricordare la vita del principe Filippo”. Il protocollo prevede otto giorni di lutto nazionale; la salma verrà esposta a St. James’s palace prima di essere tumulata nella cappella reale del Castello di Windsor. Nato a Corfu il 10 giugno del 1921, Filippo di Edimburgo dopo aver assunto la cittadinanza britannica adottò il cognome Mountbatten, versione anglicizzata del cognome materno, Battemberg. Durante la Seconda Guerra Mondiale Filippo prestò servizio nella Royal Navy, ma dovette rinunciare alla carriera militare dopo il fidanzamento con Elisabetta, conosciuta nel 1939 (nel 2011, in occasione de suo novantesimo compleanno, la regina gli concesse tuttavia il titolo di Lord High Admiral).

Il matrimonio con l’allora erede al trono venne celebrato il 20 novembre del 1947; cinque anni dopo toccò proprio a Filippo informare Elisabetta, nel corso di una visita in Kenya, della morte di Giorgio VI e quindi dell’ascesa al trono. Inizialmente semplice consorte – seppure di sangue reale sia da parte di padre che di madre – nel 1957 Filippo venne nominato Principe del Regno Unito. Il suo ruolo istituzionale tuttavia è consistito sempre nel sostenere la moglie (che non ha mai pensato di delegargli nessuno dei compiti istituzionali del monarca) in decenni di grandi cambiamenti sociali e difficoltà sia per il Paese che per la stessa Corona (la cui percezione da parte dell’opinione pubblica è drasticamente mutata nell’ultimo mezzo secolo).

D’altronde, quando ha avuto l’occasione di fare di propria iniziativa Filippo ha causato non pochi imbarazzi: il Principe consorte era noto soprattutto per le sue esternazioni poco ortodosse, tanto che alcuni anni fa ne venne tratto un libro intitolato “The Duke of Hazard: the wit and wisdom of Prince Philip”: cento pagine che ne raccolgono il fior fiore delle ‘gaffe’ mediatiche, spesso politically-incorrect. Memorabili rimangono le seguenti: “Se rimarrete qui un po’ di più vi verranno gli occhi a mandorla”, rivolto nel 1986 a un gruppo di studenti inglesi a Pechino e l’aver domandato a un ingegnere della motorizzazione scozzese come facesse a “tenere i nativi lontani dalla bottiglia abbastanza a lungo” da permettere loro di superare l’esame di guida.

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