Politica

Hillary Clinton grande sconfitta, l’ex first lady si ferma a un passo da storia

Quando, quest’anno, le hanno chiesto se ha sempre detto la verità agli americani, Hillary Clinton ha risposto: “Ho sempre tentato di farlo”. Ogni parola, per la candidata democratica alla Casa bianca, va dosata e questa convinzione le viene dalla sua vita di donna di potere e di avvocato capace di schivare le trappole. E, forse, proprio questo le è costato la vittoria nella corsa più importante della vita: quella alla Casa bianca, sconfitta da Donald Trump. La sua prudenza verbale per i suoi detrattori diventa doppiezza, una caratteristica che trova – nella loro narrazione – una perfetta conferma nel fatto che usasse la sua email privata per le comunicazioni al posto di quella governativa quando era a capo della diplomazia americana. Proprio lo scandalo “Emailgate” ha avuto nell’ultima parte della campagna elettorale un’improvvisa, nuova fiammata, che ha contribuito all’imperiosa rimonta del suo rivale repubblicano, Donald Trump. Clinton è vittima della sua stessa contraddizione: avrebbe potuto fare la storia, diventando la prima donna presidente degli Stati uniti, ma è rimasta una politica sommamente impopolare, recepita distante dagli americani normali. Una donna, appunto, di potere, sulla breccia prima al fianco del marito Bill Clinton – Governatore dell’Arkansas e presidente degli Stati uniti per due mandati – e poi con la sua corsa alla Casa bianca inframmezzata dalla carica di segretaria di Stato. Tutto le possono dire, comunque, ma non che non sia una donna di polso, che ha conquistato tutto quello che oggi è, senza restare all’ombra di nessuno, a partire dal fascinoso e potente marito.

Hillary Diane Rodham, infatti, nasce il 26 ottobre 1947 non dalle famiglie dell’aristocrazia americana della politica, ma da una famiglia della working-class, prima di tre figli a Park Ridge. Il padre, Hugh Rodham, era un ufficiale di basso rango di marina durante la seconda guerra mondiale. Repubblicano, aprì un negozio di tendaggi a Chicago, col quale sbarcò il lunario. La madre, Dorothy Howell, era una donna devota alla cura dei figli e alla chiesa metodista. Hillary, ovviamente, era una studentessa diligente. La sua prima esperienza fuori casa fu al Wellesley College, una scuola prestigiosa vicino a Boston. Lì, in un ambiente progressista, incontrò la lotta per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam. La separazione politica dalle idee paterne avvenne in quel contesto: divenne democratica. Non che fosse una rivoluzionaria: nulla a che vedere con gli studenti universitari raccontati dal cinema dell’epoca, a partire da Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni. Eletta presidente degli studenti al Wellesley, Hillary si caratterizzò come una centrista pragmatica. Ma non lesinò sforzi a favore della causa dell’emancipazione femminile e dei bambini. Fu alla Law School della prestigiosa università di Yale che incontrò Bill Clinton, che poi sarebbe diventato suo marito. La sua carriera professionale pareva ormai lanciata. Aveva lavorato per il Children’s Defense Fund e anche per il comitato investigativo sullo scandalo Watergate. Così tutti i suoi amici furono sconcertati dalla sua decisione di seguire Bill in Arkansas: rinunciare a Washington appariva un’eresia. Si sbagliavano: dal suo stato Bill Clinton lanciò la sua lunga corsa politica per conquistare la Casa bianca nel 1993, strappandola a George H. W. Bush. Così Hillary divenne un’ingombrante First Lady. Sul fronte legislativo, Hillary cercò di riformare il sistema sanitario, ma fallì, e lei si tirò fuori dalle polemiche di Washington in un primo momento.

Fu anche un modo per schermare la sua posizione, in un momento in cui scoppiava lo scandalo immobiliare Whitewater, per il quale né lei né Bill furono mai messi sotto accusa. Fu in quella fase che Hillary cominciò a chiedere uno spazio di privacy, esigenza che fu travolta da quello che sarebbe accaduto. Nel 1998, Bill incorse nel più grande infortunio della sua carriera politica: l’affaire Monica Lewinsky. Per la sopravvivenza del marito, Hillary fu decisiva. Sopportando l’umiliazione, resistette al fianco di Bill guadagnandosi il rispetto di molti americani. E, nel 2000, fu eletta senatrice a New York. In quella veste votò, nel 2002, a favore dell’invasione in Iraq, uno dei suoi più gravi passi falsi. Ormai Hillary era pronta per fare la scalata, andare a prendersi ciò che era stato di Bill. Nel 2008 si candidò alle primarie democratiche per la presidenza, ma la sua voglia di vittoria si scontrò con l’analoga voglia di un giovane afro-americano ambizioso: Barack Obama. Tra la prima donna presidente e il primo nero presidente, gli americani scelsero il secondo. Obama, non a caso due volte presidente, nonostante le battaglie aspre delle primarie, offrì a Hillary Clinton la posizione di segretario di Stato. E fu proprio in quel mandato che Hillary ha fatto un altro pesante passo falso, usando il server privato per le email. Un errore fatale, che è probabilmente uno degli elementi che ha portato oggi a farla fermare a un metro dal traguardo.

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