I deputati Bergamini e Pierro passano a Forza Italia, altro colpo al Carroccio in crisi

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Due deputati ex Lega, Davide Bergamini e Attilio Pierro, hanno completato il passaggio al gruppo di Forza Italia. L’annuncio è stato dato in Aula dalla vicepresidente Anna Ascani. I due parlamentari avevano abbandonato il Carroccio nei giorni scorsi e si erano iscritti al Misto in attesa di una nuova collocazione. Il gesto certifica l’ennesima emorragia interna al partito di Matteo Salvini a poco più di un anno dalle Politiche 2027.

Pedine in movimento nel centrodestra

Il cambio di casacca non sorprende. Bergamini, calabrese, e Pierro, campano, rappresentano quell’elettorato moderato e meridionalista che da tempo mal digerisce la linea dura e populista del segretario leghista. Entrambi eletti nel 2022 nelle file del Carroccio, avevano già manifestato malumore per la marginalizzazione subita dal partito dopo il crollo al 8,9 per cento delle ultime politiche.Forza Italia incassa il passaggio con soddisfazione. Antonio Tajani lavora da mesi per allargare la base moderata del partito, puntando su un’immagine istituzionale e europeista che attrae proprio chi si sente estraneo alla Lega attuale. I numeri del gruppo FI in Aula crescono a piccoli passi, mentre quelli della Lega si assottigliano: dai 66 deputati eletti nel 2022 si è scesi sotto la cinquantina tra uscite, sospensioni e ripescaggi vari.

Attilio Pierro e Davide Bergamini

Termometro politico di fine legislatura

Questi movimenti vanno letti come barometro del consenso reale. Nei sondaggi la Lega oscilla tra l’8 e il 9 per cento, in netto calo rispetto al 2018-2019. Forza Italia, invece, pur partendo da percentuali modeste, mostra una tendenza in lieve ripresa grazie alla credibilità accumulata da Tajani al ministero degli Esteri e alla ritrovata centralità nel governo Meloni.Il messaggio è chiaro: nel centrodestra chi scommette sul moderatismo e sulla serietà istituzionale guadagna posizioni, chi insiste sulla retorica sovranista e conflittuale perde pezzi. Salvini minimizza, come sempre, ma il trend è sotto gli occhi di tutti.

La crisi strutturale della Lega

Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi mesi diversi esponenti leghisti hanno abbandonato il partito o si sono defilati silenziosamente. La componente moderata, quella che un tempo faceva riferimento a figure come Calderoli o Giorgetti, si sente sempre più schiacciata tra la leadership personale di Salvini e l’egemonia di Fratelli d’Italia.Bergamini e Pierro scelgono un approdo naturale: Forza Italia offre loro visibilità, ruoli in commissione e soprattutto una prospettiva elettorale più rassicurante in collegi meridionali dove il simbolo leghista pesa sempre meno.

Verso il 2027: la partita è già iniziata

Il vero test sarà il voto amministrativo del 2026, ma soprattutto le Regionali che scatteranno nello stesso periodo. Se la disgregazione interna dovesse proseguire, la Lega rischia di arrivare alle Politiche 2027 come forza di nicchia, costretta a negoziare un posto in lista con gli alleati più forti.Per ora i due ex leghisti siedono tranquilli tra i berlusconiani. Un altro tassello di una legislatura che, sotto la patina di compattezza meloniana, nasconde già le prime crepe del dopo.