I riformisti prendono il timone del Pd e dettano la rotta a Elly Schlein: unità subito o la sinistra affonda
Delrio convoca da Modena Conte, Renzi, Fratoianni e Bonelli mentre sei milioni di italiani vivono in povertà assoluta e il governo ignora l’emergenza sociale certificata dagli esperti.
Graziano Delrio
La minoranza dem prende il timone del partito. Graziano Delrio non chiede il permesso a nessuno. Elly Schlein, compresa e convoca da Modena i leader del campo largo e detta la rotta del centrosinistra. “Ma ci sederemo con Conte prima, dopo, tra due mesi? Aspettiamo l’ultimo momento?”.
L’appello risuona da Palazzo Europa alla chiusura del convegno “Crescere tutti, crescere insieme”, giornata di studio voluta dai Riformisti per il Partito democratico interamente dedicata alla lotta contro la povertà. Destinatari: Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Matteo Renzi. Il messaggio è doppio: ai partiti alleati e alla segretaria impantanata nelle correnti. Mentre il governo pensa ad altro, i dati certificano una crescita drammatica delle indigenze in Italia. La sinistra non può permettersi il lusso di perdere ancora tempo. I riformisti non aspettano più.
La mossa arriva all’indomani di una direzione nazionale segnata dall’astensione di undici esponenti della minoranza sulla relazione della segretaria. Un atto politico che ora trova il suo seguito operativo. La scelta di Modena non è casuale. “Siamo qui perché questa è la casa di Gorrieri e di Giulio Santagata”, spiega Delrio. Ermanno Gorrieri, lo studioso che con “La giungla retributiva” pose per primo il tema delle disuguaglianze salariali al centro del dibattito italiano.
Giulio Santagata, che quelle intuizioni portò dentro l’Ulivo fondato con Romano Prodi. “Essere riformisti non vuol dire essere moderati”, ricorda Delrio citando proprio Santagata. “Vuol dire essere radicali nelle scelte, ma sapere che la realtà si trasforma piano piano coinvolgendo più gente possibile. Non basta indignarsi, bisogna coinvolgere e lavorare insieme a tanti”. La lezione è chiara: basta con le discussioni interne, servono proposte concrete.
Sei milioni di poveri: i numeri che condannano
In platea e sul palco sindaci, amministratori locali, parlamentari ed europarlamentari. La giornata ha il carattere di un seminario di approfondimento, con relazioni di alto profilo scientifico. Il professor Paolo Onofri, già ordinario di Politica economica all’Alma Mater di Bologna, distingue tra i 5,7 milioni di poveri assoluti e i circa 11 milioni di persone a rischio povertà.
Dei poveri assoluti, 4,8 milioni sono in età da lavoro o minori. Solo 900.000 hanno più di 65 anni. Onofri pone il tema cruciale delle risorse: “Non pensiamo di poter enunciare una riduzione degli sprechi. Il punto è solo l’aumento delle entrate”, a partire da una riforma complessiva del sistema fiscale.
Antonio Russo, portavoce dell’Alleanza contro la Povertà in Italia, presenta una radiografia impietosa: “Quasi 6 milioni di persone in povertà assoluta, 1 milione e 300.000 minori. Il Paese preferisce fare la lotta ai poveri piuttosto che la lotta alla povertà”. Russo chiede un piano nazionale e il ritorno a una misura universalistica, denunciando che l’Assegno di inclusione e il Supporto formazione e lavoro “servono solo il 60% della platea del Reddito di cittadinanza”.
Arianna Saulini di Save the Children Italia ricorda che l’Italia è al quintultimo posto in Europa per povertà minorile: “Non è solo mancanza di risorse, è mancanza di volontà politica di dare priorità. A 15-16 anni i ragazzi sono già convinti che avranno il destino dei propri genitori, i working poor”.
L’agenda dei riformisti: salario e misure universali
L’europarlamentare Giorgio Gori denuncia che “i salari reali sono del 10% inferiori a quelli del 2021” e rilancia la proposta del salario minimo e di una riforma della contrattazione collettiva per contrastare i contratti pirata. Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini chiede “chiarezza sulla politica estera dentro l’alleanza, a partire dal sostegno all’Ucraina e dalla difesa europea”, ribadendo che “il pluralismo non è un fastidio ma una possibilità di arricchire la proposta del partito”.
La senatrice Sandra Zampa, che ha introdotto i lavori, avverte: “Sappiamo a cosa il Pd dice no, ma non abbiamo ancora capito quali sono le proposte. Anche Prodi e Veltroni ci dicono: parlate delle cose di cui la gente discute a tavola la sera. Forse è venuto il tempo di proporre, manca un anno alle elezioni”. Il riferimento alla segretaria è implicito ma netto.
La proposta di Delrio è concreta e immediata: “Domattina siamo pronti a sederci con l’Alleanza contro la Povertà per vedere analiticamente che cosa non ha funzionato nel Reddito di inclusione, che cosa non sta funzionando nelle misure attuali, che cosa non ha funzionato nel Reddito di cittadinanza”.
Quanto alle voci di scissione dal Pd, il senatore chiude nettamente: “Non esiste questa cosa. Da quando siamo nati non c’è mai stata una polemica, c’è stato un desiderio di contribuire. Non bisogna aver paura di tante voci, bisogna avere paura quando queste voci non sono disponibili a confrontarsi e a trovare una sintesi”. Il timone resta saldo nelle mani dei riformisti. Schlein è avvisata.
