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Ice in Italia per le Olimpiadi? Palazzo Chigi: “Caso mai esistito”

Il governo chiude la partita. Anzi, nega che ci sia mai stata una partita da giocare. Dopo giorni di voci, smentite circostanziate e dichiarazioni ipotetiche che hanno infiammato il dibattito politico, Palazzo Chigi archivia definitivamente la questione di una possibile presenza in Italia, in occasione dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, di agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement), la polizia federale americana per l’immigrazione e le dogane.

La linea, dettata dall’esecutivo, è netta: “Un caso mai esistito”. Lo ha ribadito con forza il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parlando di “polemica sul nulla” e garantendo che “di sicuro Ice sul territorio nazionale italiano non opererà”. Una presa di distanza che però non nasconde la delicatezza del dossier, stretto tra la necessità di collaborazione sulla sicurezza con gli Stati Uniti e la difesa della sovranità nazionale in un settore, quello dell’ordine pubblico, che per la premier Giorgia Meloni è una priorità assoluta.

Sicurezza pubblica e protezione personale

La strategia governativa, emersa chiaramente nelle ultime ore, cerca di operare una distinzione precisa. Da un lato, si nega in modo categorico che l’Ice possa svolgere sul suolo italiano le sue consuete funzioni di polizia immigrazione, quelle per cui è tristemente nota e recentemente finita sotto accusa per l’uccisione di due attivisti a Minneapolis. “L’ordine e la sicurezza pubblica sul territorio italiano lo garantisce lo Stato Italiano”, ha tuonato Piantedosi.

Dall’altro lato, si lascia una porta socchiusa, seppur definita “puramente ipotetica”, per la presenza di singoli agenti in funzione di scorta per personalità dell’amministrazione americana. “Semmai dovesse essere – ha precisato il ministro – che singole unità di personale espleteranno misure di protezione ravvicinata”. Una precisazione tecnica, nata anche dopo le parole del presidente della Lombardia Attilio Fontana, che aveva citato la possibilità di agenti Ice per la protezione del vicepresidente Usa J.D. Vance o del segretario di Stato Marco Rubio, salvo poi dover rettificare: erano solo commenti “in via ipotetica”.

La cautela di Meloni

La gestione della crisi rivela la cautela con cui il governo italiano si muove sul filo dei rapporti con l’amministrazione Trump. Prendere le distanze dai metodi dell’Ice è quasi un obbligo politico e morale, come ha fatto lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani, ricordando che “tra arrestare una persona armata e ucciderla c’è una bella differenza”. Ma aprire un fronte pubblico e diretto sulla concezione stessa della sicurezza con Donald Trump è un altro paio di maniche.

La premier Meloni, dopo le divergenze emerse sulle questioni della Groenlandia, dei dazi e del ruolo dei militari italiani in Afghanistan, cerca evidentemente di non aggiungere un nuovo elemento di attrito. Lo sforzo è contenere la narrazione, evitando che sfugga di mano e si trasformi in uno scontro ideologico con l’alleato d’Oltrecatlantico. Anche le critiche più esplicite, come quella del ministro per i Rapporti con il Parlamento Tommaso Foti, che ha definito l’approccio dell’Ice “molto duro e censurabile”, sono state bilanciate dalla ferma smentita di un’operatività autonoma dell’agenzia in Italia.

L’opposizione: “Il governo chiarisca”

La linea della “polemica sul nulla” non ha però placato l’opposizione. Tutto il arco parlamentare, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, da Carlo Calenda ad Alleanza Verdi e Sinistra, ha rilanciato chiedendo trasparenza e chiarezza all’esecutivo. L’accusa è che il governo stia minimizzando una questione di principio fondamentale: la sovranità nazionale in materia di sicurezza e l’inoppugnabile differenza tra i metodi delle forze dell’ordine italiane e quelli di un corpo come l’Ice. “Arrivati a questo punto il Governo non può non sapere”, ha affermato il dem Matteo Mauri, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali alla Camera.

“Se Trump mandasse agenti dell’Ice in Italia – ha aggiunto – si tratterebbe di una vera e propria provocazione al nostro Paese”. Una posizione che sintetizza il timore dell’opposizione: che sotto la copertura delle Olimpiadi o della protezione di personalità, possa essere erosa la prerogativa esclusiva dello Stato italiano di garantire l’ordine pubblico. Una sfida che Palazzo Chigi, per ora, respinge al mittente con un secco “no”, cercando di silenziare le polemiche mentre si prepara la complessa macchina della sicurezza per Milano-Cortina 2026.

Pubblicato da
Maurizio Balistreri