Cesc Fàbregas
Una lezione di calcio totale, impartita con la grazia del talento e la ferocia del cinismo. Il Como di Cesc Fàbregas espugna l’Olimpico schiantando la Lazio con un tre a zero senza appello, trascinato dalla classe di Baturina e dalla consacrazione di Nico Paz. Una notte fonda per la squadra di Baroni, rimasta spettatrice di un dominio tecnico e tattico durato novanta minuti.
Non è stata solo una sconfitta, ma un’eclissi. La Lazio, che cercava certezze davanti al proprio pubblico per consolidare le zone nobili della classifica, si è ritrovata nuda di fronte alla proposta calcistica di una squadra che gioca con la sfrontatezza delle grandi d’Europa. La cronaca di un naufragio collettivo inizia dopo appena centoventi secondi dal fischio d’inizio. Il cronometro non ha ancora compiuto il secondo giro quando Baturina, talento croato dai piedi educatissimi, decide di prendersi la scena. Riceve palla al limite, vede lo spazio e scaglia un destro violento. La traiettoria, forse leggibile per Provedel, subisce la deviazione involontaria e beffarda di Romagnoli. Il portiere laziale resta immobile, spiazzato, mentre la palla gonfia la rete e l’intero stadio Olimpico si immerge in un silenzio carico di incredulità.
Il gol a freddo avrebbe dovuto scuotere i padroni di casa, ma la reazione della Lazio è apparsa confusa, priva di quella trama logica necessaria per scardinare l’organizzazione dei lariani. Il Como, d’altro canto, non si è limitato a gestire il vantaggio. La squadra di Fàbregas ha continuato a tessere la sua tela, muovendo il pallone con una rapidità che ha mandato in tilt il centrocampo biancoceleste. Al 24′, la supremazia ospite si materializza nel raddoppio. È ancora Baturina a inventare, mettendo al centro un pallone teso e velenoso.
Caqueret, inseritosi con i tempi giusti, manca l’impatto con la sfera, ma l’errore si trasforma in un assist involontario per Nico Paz. L’argentino, che si muove tra le linee con la leggerezza di un veterano, si avventa sulla palla vagante e trafigge Provedel per la seconda volta. Sullo 0-2 la Lazio barcolla vistosamente, incapace di arginare le folate offensive di un avversario che pare giocare a memoria. La tensione sale e i nervi dei padroni di casa iniziano a cedere sotto il peso di una serata che si preannuncia disastrosa.
Nonostante il dominio ospite, la Lazio ha un sussulto d’orgoglio che potrebbe riaprire la contesa. Al minuto 34, un’ingenuità di Taylor regala una speranza ai biancocelesti: il difensore atterra Caqueret in area e l’arbitro Fabbri non ha dubbi nell’assegnare il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Nico Paz, l’uomo del momento, a caccia della gloria personale. L’argentino guarda il portiere, sceglie l’angolo, ma Provedel si ricorda di essere uno dei migliori interpreti del ruolo.
Con un balzo felino, l’estremo difensore laziale intuisce la direzione del tiro e neutralizza la conclusione, tenendo in vita i suoi e strozzando in gola l’urlo di gioia dei tifosi comaschi giunti nella capitale. Il rigore parato sembra il segnale della possibile rimonta, l’episodio che cambia l’inerzia di una partita nata male. Tuttavia, è solo un’illusione ottica. La Lazio rientra negli spogliatoi con il fiato corto e le idee annebbiate, mentre il Como dà l’impressione di avere ancora molto da dire. Baroni prova a rimescolare le carte nell’intervallo, ma la sostanza del gioco non cambia: i lariani restano padroni assoluti del campo e del ritmo.
Il colpo di grazia arriva all’alba della ripresa, cancellando ogni velleità di rimonta laziale. Al 49′, va in scena un saggio di estetica applicata al calcio. Baturina, ancora lui, riceve palla sulla trequarti e inventa un colpo di tacco geniale che taglia fuori l’intera retroguardia di Baroni. È un invito a nozze per Nico Paz, che controlla e calcia con un sinistro a giro di rara bellezza. La palla accarezza l’aria prima di insaccarsi nell’angolo più lontano, dove Provedel non può arrivare.
Per il giovane talento di scuola Real Madrid è la prima doppietta nel campionato italiano, la firma d’autore su una prestazione monumentale. Il 3-0 è una sentenza definitiva che trasforma il resto della partita in una lenta agonia per la Lazio e in una passerella per il Como. I padroni di casa tentano qualche sortita disperata, più per dovere di firma che per reale convinzione, ma la difesa ospite non concede nulla, protetta da un centrocampo che recupera e smista palloni con una naturalezza disarmante. Fàbregas sorride in panchina: il suo progetto tecnico, basato sul possesso e sulla qualità individuale, ha trovato all’Olimpico la sua espressione più compiuta e spettacolare.
Al triplice fischio di Fabbri, i fischi dei sostenitori laziali sovrastano il rumore del traffico romano. La Lazio esce dal campo con le ossa rotte e molti interrogativi su una fase difensiva apparsa troppo vulnerabile e un attacco rimasto sterile per l’intera durata del match. Di contro, il Como festeggia una vittoria storica, non tanto per il punteggio, quanto per la qualità del gioco espresso in uno dei templi del calcio nazionale. Baturina e Nico Paz sono i volti di una squadra che non vuole più essere considerata una semplice sorpresa, ma una realtà consolidata capace di imporre la propria identità ovunque.
La Serie A scopre oggi un gruppo che sa divertire e divertirsi, guidato da un allenatore che sembra aver trasferito in panchina la stessa visione che aveva da giocatore. Per la Lazio, invece, sarà una settimana di processi e riflessioni profonde: la strada per l’Europa è ancora lunga, ma prestazioni del genere rischiano di minare le fondamenta di un intero progetto. L’Olimpico stasera ha applaudito il Como, e ha fatto bene.