Cultura e Spettacolo

Il Lago dei cigni rivive nell’epoca del Gattopardo, il balletto torna al Teatro Massimo di Palewrmo

Dal 22 gennaio al primo febbraio il Teatro Massimo di Palermo riporta in scena il capolavoro di Čajkovskij con la coreografia di Jean-Sébastien Colau. Scenografie d’epoca, stelle internazionali e una rivisitazione che omaggia la Sicilia aristocratica. Dieci recite per riscoprire il balletto più amato del repertorio classico attraverso una lente profondamente locale.

Torna al Teatro Massimo di Palermo uno degli appuntamenti più attesi della stagione. Dal 22 gennaio alle 20:00, il palcoscenico siciliano ospita una nuova produzione de Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij, firmata dal direttore del Corpo di ballo della Fondazione Jean-Sébastien Colau. Non si tratta di una riproposizione qualunque: il coreografo francese realizza un progetto a lungo desiderato, una ripresa classica e rispettosa dell’eredità di Petipa e Ivanov che valorizza le qualità della compagnia palermitana. Al suo fianco il coreografo collaboratore Vincenzo Veneruso e l’assistente alla coreografia Agnes Letestu, étoile di fama internazionale.

Crinoline e sete nel mondo dei Salina

L’elemento distintivo della produzione è l’ambientazione. Il balletto romantico per eccellenza viene trasposto nell’epoca del Gattopardo, tra crinoline, sete e atmosfere aristocratiche che richiamano direttamente il romanzo di Tomasi di Lampedusa. La vicenda di Odette e Siegfried si svolge così nel mondo dei Salina e dei Falconeri, tra decadenza e splendore, in un omaggio esplicito alla Sicilia e alla sua storia.

Le scenografie di Francesco Zito, coadiuvato da Chiara Mirabella, ricreano quella raffinatezza d’altri tempi. I costumi di Cécile Flamand curano ogni dettaglio storico ed estetico con minuzia. Il disegno luci di Bruno Ciulli, assistito da Eleonora Magni, completa l’impianto visivo. A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo è Nicola Giuliani, maestro apprezzato per la sensibilità nel repertorio tardo-romantico.

Due stelle internazionali per Odette e Siegfried

In scena due protagonisti di prima grandezza. Maia Makhateli, stella del Dutch National Ballet di Amsterdam, e Andrea Sarri, primo ballerino dell’Opéra di Parigi originario di Palermo, calcano insieme il palcoscenico del Massimo al fianco del Corpo di ballo della Fondazione. La coppia Makhateli-Sarri danza il 22, 24, 25 e 27 gennaio.

Per il doppio ruolo di Odette e Odile si alternano anche Martina Pasinotti (23, 29, 31) e Yuriko Nishihara (28, 30, 1 febbraio). Il principe Siegfried sarà interpretato da Alessandro Casà (23, 29, 31) e Michele Morelli (28, 30, 1). Completano il cast Diego Millesimo e Andrea Mocciardini nei panni del mago Rothbart, Alessandro Cascioli, Diego Mulone e Giovanni Traetto in quelli di Benno, Francesca Davoli, Carla Del Sorbo e Giulia Neri come Amica di Benno.

Memoria e vocabolario accademico

“Per questa coreografia non mi sono ispirato ad alcun riferimento visivo diretto”, spiega Jean-Sébastien Colau. “Al contrario ho scelto di lavorare esclusivamente sui miei ricordi. Ho danzato molte versioni di questo balletto e ho voluto conservare le orme di quelle linee e di quei respiri, rielaborandoli secondo ciò che, da danzatore, avrei desiderato vedere in scena”.

Il coreografo precisa di non aver inventato nuovi passi: “Si tratta di puro vocabolario accademico organizzato in un ordine diverso”. L’esperienza maturata in differenti compagnie e paesi si riflette nella coreografia, dove linguaggi diversi si intrecciano e contaminano.

La fiaba resta intatta nel nuovo contesto

La vicenda originale, che affonda le radici nelle fiabe popolari mitteleuropee, viene trasposta senza perdere il cuore narrativo. Resta intatta la tormentata storia d’amore tra il principe Siegfried e la principessa Odette, vittima dell’incantesimo del mago Rothbart che la condanna a trasformarsi in cigno di giorno. Solo di notte riprende sembianze umane.

L’unica via di salvezza è un giuramento di amore eterno, messo alla prova dagli inganni di Odile, il cigno nero. Composto tra il 1875 e il 1876, Il lago dei cigni è il primo dei tre capolavori coreutici di Čajkovskij. Dopo il debutto moscovita del 1877, trovò consacrazione definitiva nel 1895 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo grazie a Marius Petipa e Lev Ivanov, riferimenti imprescindibili per l’edizione palermitana.

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Redazione