La domenica di Bergamo restituisce al campionato una gerarchia meno definita e un’Atalanta capace di soffrire senza smarrire la bussola. La vittoria per due a uno sul Napoli non è soltanto un successo numerico, ma il manifesto di una resilienza tattica. Il quadro iniziale sembrava favorire gli ospiti: Beukema, lasciato colpevolmente isolato al diciottesimo minuto, ha sbloccato il punteggio con uno stacco imperioso su suggerimento di Gutierrez. In quel frangente, la retroguardia di Palladino ha mostrato crepe inattese, faticando a contenere le incursioni laterali di una squadra che pareva padrona del campo e del cronometro.
Il primo tempo si è chiuso in un clima di esasperazione nervosa, alimentato da decisioni arbitrali che hanno spostato l’inerzia del confronto. Il rigore inizialmente assegnato ai campani per il contatto tra Hojlund e Hien è stato revocato dopo il consulto con la stazione di assistenza video. La scelta di Chiffi di cancellare anche l’ammonizione al difensore ha segnato il primo spartiacque psicologico. Il Napoli, pur frustrato, ha sfiorato il raddoppio con Alisson, trovando però sulla sua strada un Carnesecchi glaciale nel neutralizzare la minaccia prima del riposo.
La ripresa ha seguito un copione speculare, con il raddoppio di Gutierrez annullato per un’infrazione rilevata a inizio azione. Da quel momento, la messa a fuoco della gara è cambiata radicalmente. Palladino ha attinto dalla panchina, inserendo forze fresche e modificando il ritmo della manovra. Al sessantunesimo, la traiettoria disegnata da Zalewski su calcio d’angolo ha trovato l’incornata di Pasalic. Per il croato è il gol numero cinquanta con la maglia nerazzurra: un traguardo che certifica la continuità di un atleta essenziale nell’economia del club bergamasco.
Il Napoli ha accusato il colpo, smarrendo le distanze tra i reparti e concedendo metri preziosi. A dieci minuti dal termine, la rimonta è stata completata. Un traversone di Bernasconi ha premiato l’inserimento di Samardzic, la cui girata di testa ha trafitto un incolpevole Milinkovic-Savic. La difesa orobica ha poi blindato il risultato durante l’assedio finale, sigillando tre punti che accorciano la distanza tra le due compagini a sole cinque lunghezze. La corsa verso la competizione europea più prestigiosa ritrova così un equilibrio che pareva perduto.