Il parlamento siciliano ostaggio del centrodestra: seduta deserta, norma sull’endometriosi affondata e coalizione allo sbando
Parlamento siciliano
Al parlamento siciliano si consumano le contraddizioni di una maggioranza che non riesce più a garantire i numeri in Aula: l’opposizione regge il numero legale ma non può sostituirsi al governo, e così la Sicilia resta priva di leggi, di assessori e persino di un esecutivo al completo.
Sala d’Ercole, oggi 8 aprile. L’aula del parlamento siciliano è semideserta. I banchi della maggioranza sono quasi vuoti. Nessun esponente di peso del governo regionale è presente. Ed è proprio l’opposizione, quella che non ha vinto le elezioni, a garantire che la seduta possa tenersi. Ma tenersi non significa produrre: nessuna legge è stata approvata, nessuna risposta è arrivata ai siciliani che aspettano. Ennesima puntata di una crisi politica che si trascina da mesi e che, giornata dopo giornata, sta erodendo quel che resta dell’autorità dell’esecutivo Schifani.
La norma sull’endometriosi e le promesse mancate
Al centro della seduta c’era un disegno di legge su sanità e politiche socioassistenziali, figlio di uno stralcio di misure originariamente previste in Finanziaria. Tra le sue disposizioni più attese, l’istituzione all’ospedale Umberto I di Enna del terzo centro regionale per il trattamento dell’endometriosi, dopo quelli già operativi al Civico di Palermo e al Garibaldi di Catania. La norma era stata presentata dalla deputata di Forza Italia Luisa Lantieri come emendamento aggiuntivo durante l’esame dell’ultima legge di stabilità. La presidenza dell’Ars l’aveva allora rinviata assieme ad altri aggiuntivi, pur riconoscendone l’importanza, con l’impegno implicito che sarebbe stata trattata presto.
“Cinque mesi fa la maggioranza aveva promesso che avrebbe approvato questa legge”, ha detto Lantieri salendo sul podio, con uno sfogo che ha colpito per la franchezza e per la provenienza: una deputata della coalizione di governo che attacca il proprio schieramento. “Ci sono migliaia di donne che attendono risposte, si devono fare le leggi per aiutare la gente.” E poi, rivolta direttamente al governatore: “Il presidente Schifani venga in Aula e si impegni a garantire la presenza della maggioranza”.
Il passaggio agli articoli è stato votato — formalmente il ddl sopravvive — ma il suo esame nel merito è stato rinviato a martedì 14 aprile. L’assessora alla Salute Daniela Faraoni era assente, impegnata a Roma per discutere con il ministero della riorganizzazione della rete ospedaliera. A fare le sue veci, in modo grottesco, l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò — fresco di nomina alla delega ai Rapporti con il Parlamento, transitata dalle mani di Luca Sammartino — che ha ammesso senza imbarazzi che l’opposizione stava garantendo il numero legale al posto della maggioranza.
Il presidente dell’Aula Nuccio Di Paola ha rifiutato di creare un precedente: nessun esame di merito senza l’assessore competente presente. Una scelta formalmente corretta, ma che ha finito per punire i siciliani al posto della maggioranza latitante.
Tre crisi in una seduta
La paralisi della seduta non ha prodotto un solo danno, ma tre. Il primo riguarda le donne con endometriosi: il centro di Enna resta un progetto. Il secondo colpisce i lavoratori Almaviva: sono 387 le famiglie che attendono l’approvazione di una norma da agganciare allo stesso ddl per vincolare il loro bacino occupazionale al progetto del numero unico 116-117. L’operazione era già naufragata in commissione Bilancio, e la seduta di mercoledì avrebbe dovuto essere il momento del recupero. Anche questa storia si spoosta al 14 aprile.
Il terzo blocco è ancora più emblematico delle disfunzioni sistemiche. La commissione Verifica poteri, convocata per la mattinata per procedere alla sostituzione del deputato di Forza Italia Michele Mancuso — agli arresti domiciliari per corruzione — con Rosetta Cirrone Cipolla, non ha raggiunto il numero legale. La consigliera comunale di Niscemi che dovrebbe insediarsi a Palazzo dei Normanni resterà in attesa un’altra settimana. “Pazienza”, ha commentato con contenuta amarezza.
Le voci della crisi: dentro e fuori la coalizione
L’opposizione ha scelto il registro dell’attacco frontale. “È imbarazzante intervenire in un’aula semivuota”, ha detto Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars. “Mancano i deputati di maggioranza, manca il governo: il centrodestra è in uno stato di coma. Auspico un sussulto d’orgoglio che ci porti alle elezioni.” Luigi Sunseri del Movimento Cinque Stelle ha alzato ancora di più il tiro: “Quanto tempo pensano di poter galleggiare? Per quanti altri mesi pensano di guadagnarsi lo stipendio senza portare un disegno di legge in Aula? Sono mesi che non approviamo nulla”.
Roberta Schillaci, vice capogruppo M5S, ha aggiunto un elemento politico di peso: l’Ars non riceve alcuna informazione dall’esecutivo regionale sull’utilizzo della base militare di Sigonella nelle operazioni militari in corso in Medioriente. “Questo elemento è gravissimo”, ha detto, annunciando una manifestazione per la pace proprio a Sigonella. Ha poi sollevato un’altra questione istituzionale che il governo Schifani continua a ignorare: la mancata nomina di due assessori dopo il defenestramento della Democrazia Cristiana dalla giunta. “Il presidente Schifani, inspiegabilmente e persino contra legem, non ristabilisce il plenum del governo nominando i due assessori mancanti.”
Ma ciò che ha colpito di più è venuto dall’interno della coalizione. Gianfranco Miccichè, già presidente dell’Assemblea regionale, ha pronunciato parole che suonano come un campanello d’allarme esistenziale per l’intera legislatura. “Oggi è stato dato un segnale terribile. Ho l’impressione che la politica si trovi in una situazione imbarazzante e abbia mollato. Non credo sia possibile trascorrere un altro anno così: sarebbe più serio dimetterci tutti e chiudere la legislatura anzitempo.” Giorgio Assenza, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha riconosciuto la “legittimità” delle critiche dell’opposizione. Una resa dei conti implicita, pronunciata con la cautela del politico che non vuole aprire i giochi ma che non può più fingere che tutto vada bene.
Il nodo politico: una maggioranza senza centro di gravità
Cosa c’è dietro l’assenteismo cronico? La risposta è in parte strutturale. La coalizione di centrodestra che governa la Sicilia è attraversata da tensioni profonde: i partiti si fronteggiano su nomine, assessorati, equilibri interni, e la mancanza di due assessori dopo l’uscita della DC non è un dettaglio tecnico ma un sintomo di una crisi di fiducia tra Schifani e i suoi alleati. Le assenze in aula non sono disorganizzazione: sono il prodotto visibile di una maggioranza che non riesce a trovare un accordo neppure su chi deve essere presente. E così tutto si sposta al 14 aprile. Salvo nuove assenze.
