Il Partito Democratico si sdebita con la Sardina

Il Partito Democratico si sdebita con la Sardina
Mattia Santori
16 giugno 2021

Si dà da fare, Mattia Santori nella sua Bologna. Non solo il 34enne ramifica sempre più il suo movimento delle Sardine, tra vendita di piante di cannabis e manifestazioni culturali, in vista delle amministrative d’autunno, ma ha chiuso anche un contratto di collaborazione con l’amministrazione comunale. Come dire, dopo i Cinquestelle, anche le Sardine vengono incantate dalle sirene del potere. E così Santori, in qualità di presidente dell’associazione “La Ricotta” e il Quartiere Porto-Saragozza del comune di Bologna, firmano un “Patto di collaborazione” per “la rigenerazione e la valorizzazione del Giardino Emanuele Petri in via Felice Battaglia”. Settemilacinquecento euro è l’importo che andrà al leader delle Sardine che potrà avvalersi di “un gruppo informale di cittadini, e si occuperà della manutenzione giornaliera del campo con interventi integrativi di piccola tutela igienica e micropulizia”, riporta la convenzione.

In particolare, Santori, dovrà intervenire “sull’area destinata al calcio, risistemandola per migliorarne la fruibilità e per consentirne anche la destinazione all’attività sportiva del frisbee”. Il progetto dovrà essere realizzato entro fine mese. Insomma, si dà da fare, Santori. E non solo nel lavoro, ma soprattutto in politica. Infatti, è in piena campagna elettorale per queste amministrative. E non certo solo a Bologna, strizzando sempre più l’occhio al Pd di Letta. D’altronde, i Dem dovrebbero essere in debito con le Sardine. Il movimento sarà una nuova costola Pd? O magari una nuova corrente (sarebbe la dodicesima o la tredicesima)?. E dire che i “pesciolini” rivendicavano di non avere bandiere, di non voler essere associati in alcun modo proprio al Pd. Poi, invece, li abbiamo visti in spedizione al Nazareno per un summit con i vertici del partito, come accaduto lo scorso marzo.

Di certo, Santori e i suoi “pesciolini” contribuirono a salvare i Dem alle Regionali in Emilia Romagna del gennaio 2020, blindando la rielezione di Stefano Bonaccini di fronte al tentativo di scalata di Matteo Salvini. E ora, forse, presentano il conto al Nazareno. In sostanza, sono già lontani i tempi in cui Santori strillava “non diventeremo un partito” e “noi non ci candidiamo alle elezioni, non è un nostro obiettivo prendere voti”. Ad annunciare il passo indietro è lo stesso leader delle Sardine, pronto a scendere in campo. “Abbiamo fidelizzato il dialogo con i territori e siamo pronti a prenderci la responsabilità di fare politica” ha detto giorni fa Santori in un’intervista all’AdnKronos, proprio sul tema delle prossime comunali. Le Sardine puntano a liste proprie da affiancare nei Comuni a quelle di Pd, Leu e – ad intermittenza – di M5S e Iv. A Napoli è già realtà. Tra i firmatari del manifesto politico “Mille colori” a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra e M5S, Gaetano Manfredi, c’è proprio Santori. Ma le Sardine guardano anche alle prossime Politiche.

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