Il vertice comincia all’Amigo: Macron, Merz e Meloni si consultano nella notte brussellese

La presidente del Consiglio italiana e il cancelliere tedesco si incontrano separatamente dal presidente francese nella hall di un albergo del centro europeo, a ore dal summit continentale, per discutere i nodi irrisolti su energia, Ucraina e Medio Oriente.

Friedrich Merz

Friedrich Merz

La diplomazia europea non aspetta le aule ufficiali. La sera prima di ogni Consiglio europeo, i corridoi degli alberghi del centro di Bruxelles valgono quanto le sale riunioni. Mercoledì notte, all’hotel Amigo, si è consumata una triangolazione significativa: Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Giorgia Meloni si sono incontrati in sequenza, in due colloqui separati, a ore dall’apertura del summit continentale. Una geometria politica che dice molto sullo stato dei rapporti tra i tre principali governi dell’Unione — e sulle tensioni irrisolte che il vertice di giovedì è chiamato ad affrontare.

La sequenza dei colloqui notturni

Prima, nel ristorante dell’albergo, si sono seduti a cena il presidente francese e il cancelliere tedesco. Un colloquio lungo, i cui contenuti restano riservati. Al termine, Macron è salito in camera. Merz si è fermato al bar: poco dopo è arrivata anche Meloni, anch’essa in arrivo all’Amigo. Ne è seguita una conversazione di una ventina di minuti. Poi entrambi si sono ritirati. Nessun comunicato congiunto, nessuna dichiarazione ufficiale. La riservatezza, in questi casi, è parte integrante del metodo.

I temi, tuttavia, non sono difficili da immaginare. Al centro del summit di domani ci sono dossier che dividono le capitali europee su linee di frattura ben note: il costo dell’energia, il sostegno all’Ucraina, le conseguenze dell’escalation in Medio Oriente. Su almeno uno di questi fronti, le posizioni non coincidono.

La partita energetica e la lettera dei nove

Proprio nella giornata di mercoledì, Meloni ha sottoscritto — insieme ad altri otto leader europei, tra cui il polacco Donald Tusk e il greco Kyriakos Mitsotakis — una lettera indirizzata alla Commissione europea. La richiesta è doppia: anticipare a maggio la revisione dell’ETS, il sistema di scambio delle quote di emissione, originariamente fissata per luglio; ed estendere oltre il 2034 la concessione delle quote gratuite di CO2 alle industrie ad alto consumo energetico.

È una pressione politica esplicita. Il meccanismo ETS è uno dei pilastri della politica climatica europea, ma anche uno dei principali fattori di costo per la manifattura pesante. I firmatari della lettera chiedono, in sostanza, più tempo e più flessibilità per un comparto industriale che stenta a reggere la concorrenza extra-europea. La Commissione dovrà rispondere. Il timing — a ore dal vertice — non è casuale.

Ucraina, Iran e il nodo Orbán

Oltre all’energia, il Consiglio europeo affronterà domani altri due dossier di peso. Il primo riguarda le conseguenze dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran: un’escalation con ricadute economiche difficili da quantificare, ma già percepibili sui mercati energetici. Il secondo, più urgente sul piano procedurale, è il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev, su cui il premier ungherese Viktor Orbán mantiene il veto.

Convincere Budapest a ritirare l’opposizione è uno degli obiettivi espliciti del summit. I margini di manovra restano stretti, e le leve disponibili — politiche, finanziarie, diplomatiche — sono già state in gran parte utilizzate nei mesi scorsi. Domani mattina, ai lavori del Consiglio, interverrà in videoconferenza anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: una presenza che ha insieme valore simbolico e peso negoziale.

Il vertice si apre con un’agenda fitta e con almeno tre nodi strutturali ancora aperti. La notte all’Amigo ha chiarito che le posizioni sono in movimento. Se siano anche convergenti, lo diranno le ore che seguono.