Imprenditoria italiana in Russia serra ranghi verso nuove sfide

di Cristina Giuliano

L’imprenditoria italiana in Russia sembra pronta a ricompattarsi, o almeno sulla strada giusta, dopo la scissione dello scorso anno, con una spaccatura in Confindustria Russia e l’uscita di 100 aziende, ora sotto il cappello di Gim Unimpresa. L’assemblea di quest’ultima, che ora ne riunisce la maggioranza (150), tenutasi ieri a Mosca ha visto un segnale eloquente di “spirito unitario”: Brenno Todaro, dirigente locale dell’italiana Pizzarotti, ed esponente di Confindustria Russia sarà invitato permanente al consiglio direttivo di Gim Unimpresa” spiega ad askanews il vicepresidente di Gim Vittorio Torrembini, sottolineando: “partiamo dalle aziende, e poi arriveremo alle bandiere. L’unità si fa partendo dal basso”. L’assemblea ha inoltre approvato per acclamazione i nuovi organismi dirigenti, proposti ai presenti dall’imprenditore Antonio Piccoli, dopo il resoconto dell’attività dell’associazione negli ultimi 8 mesi. In questo periodo la situazione è apparsa molto delicata per le lobby del business italiano. Non solo per la scissione in se stessa, ma poichè essa è avvenuta in un contesto particolare: le sanzioni Ue alla Russia e le controsanzioni russe. Un contesto che ha richiesto unità, comunque garantita dall’ambasciatore italiano a Mosca Cesare Maria Ragaglini e dalle attività sul territorio dell’Ice, con missioni di sistema in alcune zone economiche, a partire da Kazan, a marzo scorso e a pochi giorni dalla visita a Mosca del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

E proprio per offrire al business una mappatura dei settori dove non solo è oggi possibile investire in Russia, ma è anche vantaggioso, il 28 luglio si terrà un incontro organizzato dall’Ice Mosca, diretta da Pier Paolo Celeste. La riunione è stata concordata dal gruppo di lavoro sulla Collaborazione Industriale del Comitato di cooperazione economica Italo Russo, dopo il bilaterale tra il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e il suo omologo russo Alexei Ulyukayev, a San Pietroburgo. I settori che offrono buone opportunità in Russia sono molti. “Il cluster della plastica a San Pietroburgo, ad esempio, è già un progetto concreto” afferma Torrembini. “Il meglio delle società italiane è già lì. Ma si potrebbero coinvolgere altri player e per il ministero dell’Industria russo è uno dei progetti da seguire”. L’effetto collaterale delle sanzioni è far credere che ogni tipo di business con la Russia ormai sia impossibile, mentre invece, proprio per la nuova fase di industrializzazione che il Paese sta vivendo, si profilano occasioni d’oro, dalle infrastrutture all’industria alimentare, passando al settore della salute e medicale. “Meglio accendere una fiaccola, che maledire l’oscurità” ha sintetizzato il presidente del Gim Luisa Barone. Inoltre, un aspetto spesso ignorato quando si parla di business italiano in Russia, è la rappresentanza di livello dei nostri dirigenti. Top manager a capo di colossi locali o divisioni russe di multinazionali: da Philip Morris alla Nestle. Per questo Gim Unimpresa ha deciso di creare un comitato di manager italiani, con 18 nomi di alto profilo. Anche questo, un esempio di eccellenza italiana.

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