“In questa storia che è la mia” c’è tutto Claudio Baglioni

30 novembre 2020

C’è tutta la bravura, la vocalità e la capacità di raccontare la vita e l’amore di Claudio Baglioni, “In questa storia che è la mia”, il suo nuovo attesissimo album. Si tratta del sedicesimo disco – realizzato in studio – della sua cinquantennale, straordinaria, carriera, a sette anni da “ConVoi”. 14 brani, 1 ouverture, 4 interludi piano e voce, 1 finale: un “concept” che disegna la parabola dell’amore, sia personale che universale, riflettendo sul modo nel quale questa forza straordinaria che tutti viviamo senza conoscerla mai veramente, travolge le nostre esistenze, rendendole esperienze uniche e sempre degne di essere vissute. Una vita in quattordici storie che le passano attraverso.

“Il tempo è un avversario micidiale per ogni essere vivente, e vincerà sempre lui, anche se qualche volta possiamo pareggiare. Per questo il vantaggio del mio mestiere è pensare e sperare che una canzone, un video, un concerto restino nel tempo una volta che la nostra voce tacerà”. Per Claudio tanti anni di carriera vissuti intensamente. “Nel 64 ho iniziato partecipando a un concorso musicale a Centocelle, ma inizialmente pensavo che il successo non sarebbe mai arrivato, poi è arrivato e ho pensato che non durasse, e invece sono ancora qui, non mi posso lamentare di questo viaggio. Lasciare un segno per me significa incidere una traccia nella mente di chi vuole ascoltare”. “‘In questa storia che è la mia’ è un invito. Una spinta a rileggere la nostra storia. La storia di ciascuno di noi, di queste pagine di musica e parole, che abbiamo scritto e vissuto insieme, e di questo tempo che – sebbene non si leggano – porta anche le nostre firme” racconta Claudio Baglioni. Il nuovo album arriva a 7 anni dal precedente, anche se non sono stati anni di ozio per Baglioni che su Sanremo ha detto: “Non so quali sono le intenzioni e le prospettive. L’Ariston ha fascino ma è un teatro difficile e piccolo, non so come gestiranno la situazione per il rischio assembramenti. Ho avuto un buon riscontro con la mia edizione e non so se tornerò come ospite dopo essere stato direttore artistico, mi hanno detto: Non si può uscire papi e rientrare cardinali”.

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Poi è tornato a parlare della sua lirica e dell’importanza delle parole nel suo lavoro. “Gran parte della mia produzione passata ha come contenuto l’avventura del vivere e l’amore, ho pensato spesso che le canzoni sono delle serenate d’amore anche se non parlano espressamente d’amore. Nella canzone “In un mondo nuovo” c’è la speranza di sempre che è diventata un po’ logora, come una vecchia militante che ha avuto tante delusioni, non è ottimista e neppure pessimista, bisogna però ricominciare a fare sogni al plurale, far guardare le persone nella stessa direzione, a mio parere il mondo è troppo pieno di cose, e diventa difficile non essere trasparenti. Le parole di una canzone vengono analizzate sotto molti punti di vista; io spesso ho fatto fatica a mettere insieme parole e musica perchè sono due cose diverse una più leggera e una più pesante, ho cercato comunque di dare alle parole una forza fisica”. Nell’album Baglioni canta non solo l’amore romantico, come ha sempre fatto, ma anche quello carnale ed erotico. “Non so se è una bandiera della senilità o un apprezzamento estetico, anche in passato ho scritto canzoni di passione, questa volta spiego che l’amore può essere sorprendente e c’è la paura di amare, in Pioggia Blu descrivo due che cercano di non promettersi troppo”.

Rispetto alla crisi del mondo dei concerti, Baglioni ha chiesto l’intervento delle istituzioni per un settore che ha perso il 100% del fatturato ma ha anche aperto anche alla possibilità di nuove forme di concerto, con nuove letture e dinamiche per creare un nuovo modo di fare musica live. La potenza e la sonorità della chitarra acustica portano la musicalità di questo album a quella degli anni ’60 e ’70. “Un disco un po’ demodè, di 78 minuti, ma ogni canzone ha una vita propria, ma vorrei che almeno una volta l’album venisse ascoltato tutto di fila, perchè ha una sua drammaturgia. Un album ideato e composto come una volta. Vero, sincero, fatto a mano e interamente suonato”, ha detto. “È un progetto al quale ho dedicato tutto me stesso, a partire dalla scrittura, strutturata come non accadeva da tempo, su linee melodiche e processi armonici che la musica popolare, sembra offrire sempre meno. Le sonorità sono tutte vere – nel senso di “acustiche” – basso, batteria, pianoforte, chitarre, archi, fiati, voce e cori – e il ricorso all’elettronica è stato dedicato, esclusivamente, alla cura degli effetti suono e delle atmosfere. Ne sono venuti fuori quattordici pezzi suonati dalla prima all’ultima nota, da un gruppo di musicisti straordinari, che fanno quello che ci si aspetta da loro: suonare con tutta la creatività, l’invenzione, l’energia e la passione – in una parola: la musicalità – che hanno dentro”.

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Infine Baglioni ha parlato della vita quotidiana in questi mesi. “La mia vita personale durante il lockdown non è cambiata molto, io non sono uno che esce molto, questa chiusura non mi ha toccato tanto a livello personale ma ha fermato il mio lavoro, non solo bloccando i concerti. Anche dal punto di vista della composizione, mi ha paralizzato, sono stato fermo 3-4 mesi e pensavo di non riuscire a finire l’album, ma fortunatamente poi ho ripreso. Penso che il lockdown dovrebbe insegnarci qualcosa, dobbiamo cercare di essere meglio di prima. Questo colpo dovrebbe farci ripartire in modo diverso, ma non vedo un grande lavoro in questo senso”, ha concluso Baglioni che tornerà sulle scene live nel 2021 con lo spettacolo “Dodici note”, in cui la musica e le parole del cantante e compositore italiano si fonderanno in una dimensione live di pop-rock sinfonico che unirà grande orchestra classica, coro lirico, big band e voci moderne.

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