Cronaca

Indagato il medico personale di Maradona, ipotesi omicidio colposo

La Procura di San Isidro (Buenos Aires) che indaga sulla morte di Diego Maradona ha ordinato questa mattina la perquisizione dell’abitazione e dello studio di Leopoldo Luque, il medico personale del Pibe de Oro, morto mercoledì 25 novembre. L’ipotesi su cui indaga, per il momento, la Procura è quella di “omicidio colposo e abbandono di persona” e Luque, indagato, sarà chiamato a testimoniare nelle prossime ore. E così dopo l’ultimo saluto alla Casa Rosada e la sepoltura accanto ai genitori, a tenere banco sono gli interrogativi che accompagnano le ultime ore di vita della leggenda argentina. Morte causata da arresto cardiocircolatorio, decesso per il quale si attende l’esito dell’esame tossicologico per comprenderne le cause.

Secondo le ricostruzioni di polizia e magistratura, al lavoro per fare chiarezza, restano ancora troppe perplessità dopo le testimonianze raccolte: l’attenzione è posta sull’orario del decesso e il ruolo dei soccorritori, dai primi interventi agli istanti seguenti nell’abitazione di Maradona. Pesantissima l’accusa di Matias Morla, avvocato di Diego, che ha puntato il dito sull’arrivo tardivo dell’ambulanza: “Perché hanno impiegato più di mezz’ora ad arrivare? È un’idiozia criminale”. In realtà, come emerso nel registro delle chiamate, la prima delle 12 ambulanze giunte sul luogo ha impegato 11 minuti: lo ha determinato l’incrocio tra le telefonate e le immagini registrate dalle telecamere d’ingresso del residence. Al coro si è aggiunto l’ex medico storico del Pibe de Oro, Alfredo Cahe, che ha manifestato tutto il suo disappunto per le modalità “inopportune” di assisterlo dopo le dimissioni dall’ospedale. Ecco come i media argentini riportano i momenti chiave che hanno preceduto la scomparsa di Maradona.

Secondo il fascicolo giudiziario per la morte di Maradona, gli inquirenti hanno potuto ricostruire gli ultimi momenti di vita di Diego e quanto è accaduto nell’abitazione dopo la sua morte. Lo riporta il Clarín a partire dalla serata di martedì, quando alle 23.30 il nipote Johnny Herrera ha dichiarato di essere stato con Maradona e averlo visto vivo. Mercoledì è il giorno della morte: alle 6.30 l’infermiere del turno notturno, Ricardo, ha spiegato che Diego riposava e “respirava”, mentre un’ora più tardi Dahiane Gisele Madrid (infermiera dal mattino) ha raccontato di aver sentito Maradona spostarsi all’interno della stanza pur non avendo avuto contatti con lui. Alle 11.30 Agustina Cosachov (psichiatra) e lo psicologo Carlos Díaz si presentano per la visita periodica con Diego: entrando in stanza si accorgono che è privo di sensi.

Iniziano quindi le manovre di rianimazione condotte da infermiera, psichiatra e un medico che vive nelle vicinanze. Alle 12.00 è stabilita l’ora della morte dal medico legale che ha eseguito l’autopsia, stima che tuttavia potrebbe essere anticipata come puntualizza il Clarín. Sono le 12.16 quando Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, chiama il pronto soccorso del vicino ospedale San Fernando per richiedere un’ambulanza: si fa riferimento ad “una persona deceduta” e di “circa 60 anni” senza identificarsi né pronunciando il nome della vittima. A seguire c’è l’arrivo della prima ambulanza a San Andrés (ore 12.28) e della polizia alle 13.00, mentre il medico dell’ambulanza conferma la morte di Maradona alle 13.10 dopo non essere riuscito a rianimarlo. A quel punto il magistrato Laura Capra informa l’ex moglie di Maradona, Claudia Villafane, della necessità di svolgere un’autopsia: “È morto da solo, senza la presenza di qualcuno che possa testimoniare esattamente come e quando sia accaduto”.

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