Irruzione alla scuola Diaz di Genova: Strasburgo condanna l’Italia per tortura

Irruzione alla scuola Diaz di Genova: Strasburgo condanna l’Italia per tortura
7 aprile 2015

Quanto compiuto dalle forze dell’ordine italiane nell’irruzione alla scuola Diaz il 21 luglio 2001 ”deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.

IL FATTO Durante il G8 di Genova del 2001 ci fu una irruzione alla scuola Diaz condotta dalla polizia, conclusa con oltre 60 feriti su 93 arrestati. La Cassazione, nella sentenza dell 5 luglio 2012 ha condannato 25 poliziotti presenti al blitz, compresi diversi alti funzionari del Viminale poi decaduti dai loro incarichi a causa dell’interdizione dai pubblici uffici sancita dai giudici. L’episodio è stato definito “un massacro ingiustificabile“, “una pura esplosione di violenza“.

IL RICORSO La Corte europea dei diritti dell’ uomo ha condannato l’Italia sulla base del ricorso presentato a Strasburgo da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001, alla conclusione del G8 di Genova. Nel ricorso, l’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 62 anni, afferma che quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze dell’ordine tanto da dover essere operato, e da subire ancora oggi ripercussioni per alcune delle percosse subite. Cestaro, rappresentato dall’avvocato Nicolò Paoletti, sostiene che le persone colpevoli di quanto ha subito sarebbero dovute essere punite adeguatamente ma che questo non è mai accaduto perché le leggi italiane non prevedono il reato di tortura o reati altrettanto gravi. Oggi i giudici della Corte europea dei diritti umani gli hanno dato pienamente ragione.

LA SENTENZA Non solo hanno riconosciuto che il trattamento che gli è stato inflitto deve essere considerato come “tortura”. Nella sentenza i giudici sono andati oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine

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DISCUSSIONE PARLAMENTO Da due anni il reato in discussione in Parlamento. E’ da oltre vent’anni, dal lontano 1989, che in Parlamento esistono proposte di legge per l’introduzione del reato di tortura nella legislazione italiana. E’ solo negli ultimi due anni che c’è stata, però, un’accelerazione in materia con una proposta di legge approvata dal Senato e che è all’esame dell’Aula della Camera dal 23 marzo scorso. Piuttosto travagliato il suo iter: arrivato in commissione Giustizia del Senato il 22 luglio 2013, venne votato dall’Assemblea di Palazzo Madama il 5 marzo 2014. Trasmesso poi alla Camera, è rimasto in commissione dal 6 maggio 2014 sino al 19 marzo scorso. Il provvedimento, più volte rimaneggiato e spesso oggetto di divisioni anche all’interno della stessa maggioranza, introduce di fatto il reato di tortura nell’ordinamento italiano che resta però un reato comune, punito con la reclusione da 4 a 10 anni, mentre in molti altri Paesi europei è considerato tale solo se commesso da un pubblico ufficiale. Nella versione licenziata dalla commissione Giustizia della Camera il fatto che venga commesso da un pubblico ufficiale è considerato solo come un’aggravante con pene che vanno dai 5 ai 12 anni. Ma si tratta di un testo modificato rispetto a quello uscito dal Senato un anno fa e quindi, se anche l’Aula di Montecitorio dovesse dare il via libera in tempi rapidi, dovrà poi tornare all’esame di Palazzo Madama

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