Cronaca

Isis colpisce Kabul: 80 morti e 231 feriti

E’ stato rivendicato dall’Isis il nuovo drammatico attentato suicida a Kabul. L’esplosione, che ha avuto luogo nel quartiere Dehmazang della capitale afgana, è avvenuta durante una manifestazione di protesta della minoranza hazara. L’attacco sarebbe stato condotto da due attentatori suicidi muniti di cinture esplosive e secondo il portavoce del ministero della Sanità afgana ha provocato almeno 80 morti e 231 feriti. “Due nostri combattenti hanno fatto detonare le loro cinture esplosive in mezzo a una concentrazione di sciiti nel quartiere di Dehmazang a Kabul, Afghanistan”, recita un dispaccio diffuso dall’agenzia di stampa ‘Amaq’, uno dei principali organi di propaganda del califfato. Per gli estremisti sunniti, quali i militanti dell’Isis sono, gli sciiti non sono altro che apostati, coloro cioe’ che rinnegano la propria stessa religione. In precedenza avevano invece preso le distanze dall’attacco terroristico i Talebani, acerrimi avversari dei jihadisti. I dimostranti, tra cui alcuni membri del Parlamento, chiedevano al presidente Ashraf Ghani e al premier Abdullah Abdullah di rivedere il tracciato del progetto di elettrificazione “Tutap” che intende collegare Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan all’Afghanistan e al Pakistan.

Gli hazara chiedono di fargli attraversare anche la provincia di Bamiyan, nel centro del paese e nel cuore del territorio tribale drammaticamente carente di elettricità, come era stato precedentemente previsto. Ma il governo ha successivamente deciso per un tracciato attraverso il colle di Salang che permette di velocizzare i lavori, risparmiando milioni di dollari. Secondo la Banca asiatica di sviluppo l’Afghanistan è uno dei paesi con meno elettricità disponibile, dove solo un 30% scarso della popolazione è in grado di potersene servire. La linea Tutap, 225 km attraverso l’Hindu Kush, fornirà 1.000 megawatts supplementari al paese. Ma la minoranza hazara, tre milioni di persone perseguitati per decenni ed entrati nel mirino di al Qaida e dei talebani, per lo più pashtun sunniti, considerano il cambiamento di tracciato del progetto un’ennesima discriminazione vessatoria nei loro confronti. (Immagini Afp)

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