Israele colpisce Gaza “ovunque”. In arrivo nuovi aiuti italiani

Israele colpisce Gaza “ovunque”. In arrivo nuovi aiuti italiani
31 ottobre 2023

Prosegue su più fronti l’offensiva israeliana contro Hamas, mentre si continua a discutere sui modi per proteggere i civili e gli ostaggi nella Striscia di Gaza, e si aprono spiragli sulla consegna dei sempre più urgenti aiuti umanitari attraverso il valico di Rafah. Questa mattina è partito dall’Italia un nuovo aereo carico di beni di prima necessità per la popolazione dell’enclave palestinese. Il C130, il secondo inviato in poche ore, è diretto in Egitto. Il materiale sarà preso in carico dalla Mezzaluna Rossa che, appena autorizzata, lo trasferirà nella Striscia e lo consegnerà ai civili. Il governo spera che ciò possa avvenire al più presto, dopo le rassicurazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu al presidente degli Stati Uniti Joe Biden sulla volontà di accelerare le procedure di ispezione dei carichi in attesa alla frontiera tra l’Egitto e la Striscia.

L’esercito dello Stato ebraico sta intervenendo “in tutte le parti della Striscia” ed ha attaccato anche postazioni del movimento sciita Hezbollah nel sud del Libano. Nelle ultime 24 ore sono stati colpiti circa 300 obiettivi di Hamas, postazioni anticarro e di lancio di razzi, tunnel e altri complessi utilizzati dal movimento estremista palestinese. Durante un’operazione notturna, i soldati hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con diverse “cellule terroristiche” che hanno risposto con missili anticarro e mitragliatrici. L’IDF ha affermato che “numerosi terroristi di Hamas sono stati uccisi”, mentre un mezzo aereo ostile ha violato lo spazio aereo israeliano nella zona di Eilat, vicino al Mar Rosso. L’incursione, che secondo i militari non ha rappresentato “alcun pericolo” per la popolazione, sarebbe stata opera dei ribelli Houthi dello Yemen, come lasciato intendere sui social media da un alto esponente del gruppo.

 

Attacchi vicino a ospedali

 

La Mezzaluna Rossa palestinese si è detta allarmata per gli attacchi vicino a uno dei suoi ospedali nel nord della Striscia di Gaza, quello di Al-Quds, dove i civili si sono rifugiati per proteggersi dai bombardamenti israeliani. “L’edificio sta tremando e i civili sfollati e le squadre di lavoro vivono nella paura e nel panico”, ha spiegato l’organizzazione su X, mentre fonti sanitarie dell’ospedale Al Aqsa hanno confermato che almeno 13 persone sono morte nei raid israeliani della notte che hanno centrato una casa a Deir al Balah. Tra le persone uccise figurano anche numerosi bambini. D’altra parte, sono 3.457 i minori uccisi dal 7 ottobre scorso, giorno dell’escalation militare, secondo il ministero della Sanità di Gaza, che ha aggiornato a oltre 8.300 il bilancio complessivo delle vittime.

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Le operazioni dello Stato ebraico proseguono anche in Cisgiordania. L’esercito israeliano ha arrestato Nader Swafta, un importante agente di Hamas, nella città di Tubas, nell’ambito di una vasta operazione che ha portato al fermo di 38 palestinesi ricercati, tra cui otto esponenti del movimento estremista palestinese. Nella stessa località, è stato ucciso un 70enne palestinese, secondo il ministero della Sanità locale. L’Idf ha confiscato diverse armi e nella città di Qabatiya, a sud di Jenin, ha ingaggiato uno scontro a fuoco con un gruppo di palestinesi che ha lanciato esplosivi contro i militari. Analoga la situazione ai campi profughi di Betlemme, dove la gente del posto si è opposta con bogttiglie incendiarie a un’operazione delle forze armate israeliane.

 

240 persone in ostaggio da Hamas

 

Intanto, le Forze di difesa dello Stato ebraico hanno aggiornato a 240 il bilancio delle persone tenute in ostaggio da Hamas nella Striscia di Gaza. Mentre più di 800.000 palestinesi sono stati evacuati dalla parte settentrionale dell’enclave palestinese, “principale area dei combattimenti”, ha confermato oggi il portavoce Jonathan Conricus. L’ufficiale ha anche riferito che Israele “sta intensificando” gli sforzi per facilitare la consegna di aiuti umanitari nel sud della Striscia di Gaza. Nella giornata odierna almeno 80 camion con beni di prima necessità destinati ai civili dovrebbero entrare nella Striscia da Rafah, secondo il ministero della Difesa dello Stato ebraico.

La situazione nell’enclave dovrebbe essere discussa nei prossimi giorni in un incontro al Cairo. L’Egitto ha invitato Hamas e altri gruppi palestinesi come la Jihad Islamica a partecipare, secondo il quotidiano Al-Araby Al-Jadeed. Fonti a conoscenza del dossier hanno spiegato al giornale che il Cairo sta valutando la possibilità di avere un rappresentante permanente del politburo di Hamas in Egitto per facilitare la comunicazione nel prossimo futuro. Ciò, “alla luce della chiara posizione di Hamas che rifiuta l’immigrazione nel Sinai e in vista dei tentativi di Israele di spingere i residenti di Gaza verso il confine egiziano”.

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La stella gialla al petto

 

A Doha è invece atteso per oggi il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian, che poi si recherà anche in Turchia. Il capo della diplomazia di Teheran sarà ricevuto dalla leadership del Qatar per “consultazioni e scambi d’opinione sugli eventi in Palestina e sulla cessazione degli attacchi, dei crimini di guerra e del genocidio da parte del regime israeliano contro il popolo palestinese”. Da parte sua, la Cina ha chiesto invece una maggiore cooperazione da parte degli Stati Uniti sulle questioni più critiche a Gaza. “Spero che gli Stati Uniti adottino seriamente un atteggiamento responsabile e collaborino con i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha detto il rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite Zhang Jun, sottolineando l`importanza di affrontare il tema del cessate il fuoco, proteggendo i civili, fornendo aiuti umanitari e prevenendo ulteriori catastrofi umanitarie.

Al Palazzo di Vetro, l’ultima riunione del Consiglio Onu ha visto il gesto eclatante dell’ambasciatore israeliano Gilad Erdan, che si è appuntato al petto una stella gialla, promettendo di indossarla finché l’organizzazione non condannerà “le atrocità di Hamas” e non richiederà il “rilascio immediato” degli ostaggi. La decisione ha però destato la dura reazione del presidente dello Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano dell’Olocausto, Dani Dayan. Quest’ultimo ha descritto come disonorevole il gesto del diplomatico dello Stato ebraico. “Questo atto disonora sia le vittime dell’Olocausto che lo Stato di Israele”, ha scritto su X.
“La stella gialla simboleggia l’impotenza del popolo ebraico e l’essere alla mercé degli altri”, ha precisato. “Oggi abbiamo un paese indipendente e un esercito forte. Siamo padroni del nostro destino”, ha insistito Dayan, sottolineando che ora gli israeliani indossano una bandiera blu e bianca, “non una stella gialla”.

 

“Serve sforzo Onu, Nato e Ue”

 

Quanto agli aiuti, proprio questa mattina è partito da Brindisi un secondo C130 dell`Aeronautica Militare con a bordo materiali per la popolazione civile di Gaza. Gli aiuti, diretti in Egitto, saranno consegnati dalla Mezzaluna Rossa. “Sono i civili, tra cui molti bambini, anziani e donne a essere le vere vittime di questo conflitto proprio come i civili e gli ostaggi israeliani. La comunità internazionale deve attivarsi per garantire loro cibo, acqua e medicinali. L’Italia, tra le prime ad aver avuto questa sensibilità, con Francia e Gran Bretagna, lo sta facendo. Ora però serve uno sforzo corale da parte di Onu, Nato e Ue”, ha commentato il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha auspicato che gli aiuti italiani “possano entrare quanto prima” a Gaza dal valico di Rafah e, in un’intervista a La Stampa, ha rivolto un nuovo invito a risparmiare i civili dal conflitto. Il titolare della Farnesina ha ricordato inoltre che “la reazione di Israele deve essere proporzionata”. “È un monito anche ai coloni”, ha detto. “Né loro, né i gruppi palestinesi devono incentivare la violenza sulla popolazione civile”. Secondo Tajani, “bisogna evitare una escalation, non favorire la violenza da entrambe le parti”.

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“Questo”, ha detto, “vale per i coloni in Cisgiordania e per i palestinesi. Anche i coloni devono essere prudenti. Noi siamo amici di Israele, ma bisogna comprendere quali sono le condizioni. È una situazione al calor bianco, è il momento più difficile per la diplomazia. Quel che possiamo fare è mandare messaggi di pace, chiedere la liberazione dei civili, mandare aiuti, chiedere che la popolazione civile palestinese venga tenuta fuori dalla reazione di Israele”. L`obiettivo a cui bisogna lavorare è quello di “due popoli, due Stati”, ha quindi insistito Tajani. “La Palestina ha diritto ad un suo Stato, l`unico modo per tagliare l`erba sotto i piedi di Hamas è dare una prospettiva a questa aspirazione. Questa è la soluzione. Che riconosca, ovviamente, lo Stato di Israele, che non può essere considerato uno scherzo sulla carta geografica, come pensano alcuni fondamentalisti”. askanews

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