Johnson vittorioso dopo voto, va a Buckingham Palace. Scozia non ci sta

Johnson vittorioso dopo voto, va a Buckingham Palace. Scozia non ci sta
Boris Johnson, vittorioso dopo voto, va a Buckingham Palace
13 dicembre 2019

“La miserabile minaccia di un secondo referendum è stata sventata” e ora si fa la Brexit, entro il 31 gennaio, “senza se, senza ma, senza forse”. Boris Johnson festeggia il trionfo elettorale e traduce l’esito del voto in un nuovo verdetto sull’uscita dall’Ue dopo il referendum di giugno 2016, dopo tre anni e mezzo di psicodramma nazionale sulla prospettiva e le condizioni del divorzio da Bruxelles. La maggioranza assoluta ottenuta dai Tories nella nuova Camera dei Comuni cancella ogni ipotesi di far tornare i britannici alle urne sulla Brexit. Ma fa balenare lo spettro di un nuovo voto con l’obiettivo di un altro divorzio, questa volta interno al Regno: forte del risultato del suo Scottish National Party, la first minister Nicola Sturgeon ha già chiesto che la Scozia possa tornare alle urne per decidere la sua indipendenza (e la permanenza nell’Ue). I numeri della vittoria di Johnson sono netti. Con un solo seggio da assegnare sui 650 che compongono la Camera dei Comuni londinese, i Tories ottengono con 364 seggi (+47 seggi) la maggioranza assoluta. I Laburisti si fermano a 203, perdendone 59.

Lo Scottish National Party (Snp) porta a Westminster 13 deputati in più e occupa così 48 seggi. I Liberal Democratici – strenuamente anti-Brexit – perdono un seggio e ne ottengono solo 11. In Irlanda del Nord gli unionisti del Dup si fermano a otto seggi (ne perdono uno) mentre i repubblicani del Sinn Fein sono stabili a 7 seggi. Quattro i seggi agli indipendentisti gallesi di Playd Cymru. A bocca asciutta il Brexit Party di Nigel Farage, prosciugato dal programma di Boris Johnson deciso a tagliare in tempi brevissimi con l’Ue. “Questa è la decisione, inconfutabile, del popolo britannico” che ha votato per la Brexit ancora prima che per il partito conservatore, ha detto in sostanza Johnson, commentando l’esito del voto. “Ho un messaggio per tutti quelli che hanno votato per la Brexit. Forse ci avete solo prestato un voto, forse non siete dei veri Tories e la vostra mano può aver tremato mentre riempivate la scheda elettorale, forse intendete tornare ai Laburisti, ma sono onorato di avere ricevuto la vostra fiducia. E non lo darò mai per scontato”, ha detto il premier poche ore prima di recarsi dalla Regina per un nuovo mandato.

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Il leader conservatore ha anche lanciato, a modo suo, un appello alla normalizzazione della scena politica britannica, a placare i toni dopo tante battaglie e tante divisioni: “con rispetto, dico che è ora di mettere un calzino dentro il megafono e concedere a tutti un po’ di quiete”. Il nuovo parlamento sarà inaugurato la settimana prossima e dovrebbe votare subito la legge per il via libera all’accordo sulla Brexit. Il primo a prospettare un termine temporale non solo per l’uscita dall’Ue, ma per i nuovi rapporti commerciali è stato il Tory Michael Gove: “riusciremo a completare i negoziati commerciali entro la fine dell’anno prossimo”. Da Bruxelles gli ha risposto indirettamente il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, secondo cui l’Ue “è pronta a discutere gli aspetti operativi” dei futuri rapporti.

Se in campo Tories si festeggia, i laburisti contemplano i cocci e preparano la resa dei conti con Jeremy Corbyn. I primi appelli alle dimissioni sono già arrivati. Ma il leader Labour ha per ora concesso solo di non voler guidare il partito “in una prossima elezione”. Dopo un primo indugio si è invece dimessa Jo Swinson dalla guida del partito Liberal Democratico britannico. Ha perso nel suo collegio di East Dunbartonshire, in Scozia, per pochissimi voti, neppure 150, ma la batosta personale è stata accompagnata da un risultato deludente del partito anti-Brexit in tutto il Paese. askanews

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